La Grecia è in vendita

| Uscito dal cappio della Troika, Alexis Tsipras ha iniziato a svendere pezzi pregiati del paese, tagliando tutto quello che poteva. Ma per Natale è arrivato un bonus, perché a maggio si vota

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Esultava, Alexis Tsipras quando i controllori europei della “Troika” hanno finito il commissariamento europeo della Grecia, fatto di lacrime e sangue. “Inizia una nuova era”, aveva dichiarato il premier un anno fa da Itaca, e solo gli dei dell’Olimpo sanno cosa avesse in mente. I greci invece stanno iniziando a capirlo adesso, scoprendo che il loro paese è rimasto in balia di uno dei più sconcertanti collassi finanziari della storia.

Anche se i commissari europei sono tornati a Bruxelles, la vita della gente non è cambiata, perché da una crisi così devastante non ci si riprende in un amen, anzi. La disoccupazione è arrivata a toccare il 60%: un greco su cinque cerca lavoro, e il taglio del welfare ha portato in dono un aumento dei casi di Hiv e un aumento del 40% del numero dei suicidi. I servizi sanitari per la maternità sono stati tagliati del 73%, dimezzati quelli per i centri di salute mentale e all’appello mancano migliaia di medici e personale infermieristico.

E dopo aver pagato i debiti internazionali e ridotto il debito pubblico - che oggi è comunque al 178% del PIL - ciò che rimane è un paese fragilissimo che non può permettersi di respingere gli invasori. Niente armi e bombe, non sono più di moda: oggi basta presentarsi con valigiate di soldi per comprarsi i pezzi pregiati di un Paese. Non sapendo più come pagare stipendi, pensioni e welfare, che malgrado i tagli indecorosi ancora ci sono, Tsipras ha dato il via ad una massiccia campagna di privatizzazioni che hanno attirato gli investitori europei, quelli che dovevano salvare il paese e ora lo stanno sminuzzando.

Il Pireo, il porto di Atene ed uno dei principali del Mediterraneo, è finito sotto il controllo della “Cosco”, un colosso cinese della cantieristica e del trasporto marittimo, che per 368,5 milioni di euro si è assicurata il 67% del controllo azionario. Non è stata da meno la Germania di frau Merkel, che attraverso la “Fraport” ha messo mano su 14 scali aeroportuali greci (fra cui quelli di Salonicco, Corfù e Creta), per 1,2 miliardi di euro, mentre la “AviAlliance” (sempre tedesca) comprava il principale aeroporto del paese, quello di Atene, per 600 milioni di euro.

Poi c’è la questione immobiliare, con i prezzi calati all’interno di una forbice impressionante, compresa fra il 40 ed il 50% del valore, fino a diventare terreno di caccia per russi, cinesi e iraniani, che con 250mila euro si portano a casa non una, ma fino a tre proprietà, oppure un immobile un tempo inaccessibile con vista sull’Acropoli. I proprietari sono ben contenti di vendere casa agli stranieri, che poi li affittano attraverso circuiti come “AirBnB”, anche perché un greco benestante oggi non guadagna più di 800 euro al mese. A favorire il gioco c’è di nuovo la manina di Tsipras, che ha lanciato il programma della cittadinanza temporanea per cinque anni, rinnovabile investendo nel paese 250mila euro. Ma forse la devastazione del mercato immobiliare si spiega ancora meglio con i numeri: dal 2017, l’altro ieri, le vendite di immobili agli stranieri sono aumentate del 91%.

E adesso, negli obiettivi di Alexis Tsipras sarebbe entrato il clero ortodosso, proprietario di un patrimonio immobiliare immenso. Anche perché in ballo ci sono le possibili elezioni anticipate che potrebbero cadere in concomitanza con le europee: un appuntamento che ha spinto il governo ad elargire un bonus natalizio, più contributi per olio combustibile e carburanti, per il salario minimo e la tassa di proprietà. Ovunque si avvicini uno spoglio elettorale, il risultato non cambia.

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