La UE alza la voce
sulla Tav è tempo di decidere

| Bruxelles avverte: potremmo chiedere indietro i 1,7 miliardi di euro stanziati finora. Stizzita la risposta del ministro Toninelli, mentre la Lega di Salvini si schiera per il Sì. La scomoda posizione del M5S

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Il rischio si è fatto concreto questa mattina, nel corso di un briefing con i giornalisti, a Bruxelles: in caso di ritardi sulle scadenze concordate, l’Italia corre il serio pericolo di dover restituire i finanziamenti erogati per la Tav Torino-Lione.

Lo ha ricordato Enrico Brivio, portavoce della Commissione Europea per i trasporti, aumentando sul nostro paese la pressione della UE sull’opera della Valsusa. “La Tav è un progetto importante non solo per l’Italia e la Francia, ma per l’Europa intera. Fa parte del corridoio mediterraneo ‘UE-Ten-T’, e proprio per la sua dimensione strategica, è cofinanziato attraverso il bilancio della UE. Ma è importante che tutte le parti mantengano il loro impegno per completarla in linea con tempi dell’accordo di sovvenzione. Anche perché, come per qualsiasi altro progetto finanziato dalla CEF, i ritardi nell’attuazione potrebbero portare a una riduzione della sovvenzione UE. La situazione è monitorata attentamente dalla Commissione Europea e dall’INEA, l’agenzia esecutiva per l’innovazione e le reti, a stretto contatto con le autorità francesi e italiane. In base all’evoluzione delle prossime settimane potrebbero essere necessari cambiamenti all’accordo di sovvenzione per modificare il campo di applicazione o il calendario d’attuazione nella prima parte del prossimo anno”.

Andando sul pratico, Bruxelles avrebbe quantificato l’ammontare dell’eventuale stop dei lavori: 1,7 miliardi di euro, spesi finora tra sondaggi e la prima fase dell’opera. Andare avanti, al contrario, potrebbe comportare uno sconto per l’Italia di circa 500 milioni, grazie ad un possibile aumento dei tassi di cofinanziamento per i progetti transfrontalieri.

In ogni caso, ha già avvertito il commissario alla Tav Paolo Foietta, i ritardi dei lavori da eseguire entro il dicembre 2014 provocheranno una perdita di 75 milioni di euro al mese. La UE, che copre per il 40% il costo del cantiere, ha già versato 370 milioni di euro fra il 2007 ed i 2013 e altri 814 per il periodo 2014-2020.

Come sempre stizzita, la risposta a caldo del ministro Toninelli, affidata ad un tweet: “La UE non si preoccupi: non sprechiamo soldi pubblici. L’iter sarà seguito in condivisione con la Francia e nel rispetto del contratto di governo”. Diversa la posizione della Lega, che per voce del ministro Salvini si dice nettamente a favore della Tav: “L’Italia ha bisogno di più infrastrutture”.

Non aveva ottenuto granché neanche la delegazione delle associazioni che rappresentano le forze produttive torinesi, giunta a Roma per un vertice con il governo dal quale sono usciti con poche certezze, se non quella di “perdere altro tempo prezioso, almeno sei-otto mesi”. Il premier Conte, il vice Di Maio, Toninelli e la sottosegretaria Laura Castelli, hanno ribadito che una prima analisi della commissione costi e benefici arriverà entro fine anno, sarà quindi condivisa con la Francia, la UE e una commissione di esperti. La decisione definitiva arriverà “entro le elezioni europee”. Guarda caso.

In realtà, a gestire le sorti del gioco sarebbe proprio la posizione scomoda del M5S, che in attesa di trovare una soluzione tenta di rallentare le decisioni per trovare una via d’uscita onorevole al possibile voltafaccia ai movimenti nati in Valsusa. Sia Toninelli e la francese Borne, al termine dell’incontro di qualche settimana fa, hanno ribadito la volontà di non perdere i finanziamenti UE.

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