Storia di una schiava europea

| È in uscito in Inghilterra un libro sconvolgente: la storia di una ragazza inglese rapita e destinata al mercato del sesso di Amsterdam. Una vicenda drammatica che lei ha deciso di far conoscere a tutti

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“Sono stata costretta ad andare a letto con 20 uomini a notte e ho visto uccidere una ragazza”. La vicenda di Sarah Forsyth è un pugno nello stomaco: è la storia di una schiavitù che non si è perpetrata nei paesi dove i diritti umani sono negati, ma nel cuore della civilissima Europa. Nata nel 1976 a Newcastle, in Inghilterra, Sarah aveva solo tre anni quando è stata abusata sessualmente da coloro che avrebbero dovuto proteggerla e aiutarla a crescere. Ma in qualche modo, trovando dentro una forza che neanche lei sa da dove potesse arrivare, era riuscita a superare quelle ferite profonde, tentando di iniziare una nuova vita.

Ha solo 19 anni quando legge un annuncio di lavoro per un asilo nido di Amsterdam: l’idea di lasciare l’Inghilterra e il bagaglio di dolore che si porta appresso da troppo tempo la convince che è l’occasione giusta per voltare pagina.

Ma il destino non è affatto cambiato: ad aspettarla ad Amsterdam non c’èa alcun lavoro. Viene rapita, violentata per settimane e immessa sul mercato del sesso, che nella capitale olandese è talmente radicato da essere finito fra le curiosità turistiche. La notte in cui arriva in Olanda, la vita di Sarah Forsyth finisce: “Nel momento in cui sono entrata nella sala arrivi dell’aeroporto di Schipol, ho capito che qualcosa non andava”. Lì incontra per la prima volta John Reece, un criminale inglese ben noto alle polizie di mezza Europa: le sequestra il passaporto e subito dopo la trascina in un bordello, dove è obbligata a subire il via vai di uomini di ogni tipo.

“Venivamo nutrite con una manciata di M&M’s al giorno, e poche settimane dopo sono stata venduta ad un pappone jugoslavo che mi teneva prigioniera in una casa piena di cani”. Quel che resta di una ragazza inglese come tante è un tunnel annebbiato di continuo da cannabis, crack e cocaina, quanto basta per stordirla, svestirla e mandarla nelle vetrine del “Red Light District”, dove le ragazze sono merce. Diventa una schiava del sesso, costretta sotto minaccia a ricevere un minimo di 20 clienti ogni notte.

Sottomessa dalla paura di ciò che i suoi protettori le avrebbero fatto se l’avessero beccata mentre cercava di scappare, Sarah impiega quasi un anno per trovare la forza di reagire e fuggire.

Oggi Sarah ha 42 anni, e ha raccolto in un libro gli incubi che ancora oggi le tolgono il sonno. Si intitola “Slave girl”, la schiava, ed è una straziante storia vissuta sulla pelle, la sua e quella di altre ragazze come lei, a cui è andata molto peggio. Fra i racconti drammatici che scorrono fra le pagine del libro c’è quello di una ragazza thailandese che Sarah aveva conosciuto: per fare capire cosa rischiava, i suoi aguzzini le hanno mostrato il video girato con un cellulare in cui la giovane thailandese veniva uccisa senza pietà. Non essendo in grado di portare abbastanza denaro, era stata desinata a uno “snuff movie”, film porno in cui sono mostrate torture reali che culminano con la morte. “La rivedo spesso nei miei incubi: vedo il suo sguardo terrorizzato mentre un uomo solleva la pistola e le fa esplodere la testa”.

Non è la sola scena raccapricciante a cui Sarah è costretta ad assistere: ricorda la testa mozzata di un uomo, ucciso per il controllo del traffico delle prostitute, e altri uomini che giocavano alla roulette russa con le ragazze. Si divertivano a imitare le espressioni terrorizzate, o si lamentavano per il sangue sui vestiti se il colpo di pistola usciva.

Le immagini della morte della ragazza thailandese la convincono: deve fuggire, anche a costo di essere uccisa. La frenano le sparizioni improvvise di alcune ragazze, svanite di colpo dal bordello: “Ogni volta che qualcuno non si vedeva più, si diceva che fosse stata usata in uno snuff movie”.

La polizia olandese che indaga sulla banda riesce ad avvicinarsi a Sarah diverse volte, prima che lei abbia il coraggio di fuggire, nel 1997: viene portata in un luogo sicuro in Belgio prima di essere riportata a casa dalla madre, convinta che la figlia fosse morta.

Nel 2007, Sarah Forsyth ha testimoniato contro i suoi rapitori, cinque dei quali si sono dichiarati colpevoli di tratta di esseri umani e abusi nelle aule di un tribunale olandese, ma a causa delle leggi sull’anonimato, Sarah non ha mai saputo i loro nomi o per quanto tempo sono stati incarcerati. La sua testimonianza è stata fondamentale per aprire le porte della galera a John Reece, anche se secondo "The Mirror” il tribunale di Leicester lo ha condannato soltanto a due anni di reclusione.

Sarah invece ha impiegato dieci anni a tirarsi fuori dalla tossicodipendenza, ma oggi sa di essere una persona fortunata: uscire vivi da quell’inferno non è semplice.

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Storia di una schiava europea - immagine 1
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