Flynn McGarry, chef star a 20 anni

| Aveva 11 anni quando un ristorante gli dedica una sera alla settimana, poi promette che prima dei venti avrebbe avuto il suo. La storia di un genio dei fornelli dalla volontà inarrestabile e la famiglia solida

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Di Germano Longo
“Ho avuto 10 anni d’infanzia: penso siano sufficienti”. Così, quattro anni fa, si presentava al mondo Flynn McGarry, enfant prodige della ristorazione mondiale. Aveva 16 anni, la faccia ancora indecisa fra il bambino e l’adulto e il fisico minuto, ma una testa da far invidia a un quarantenne di Wall Street con il pelo stampato sulla camicia. In America, dove è nato nel novembre del 1998, lo chiamano il “Justin Biber dei fornelli”, anche perché come il musicista canadese, anche lui sembra avere la straordinaria capacità di trasformare in moneta sonante quel che tocca. Aveva soltanto 11 anni quando “Eureka”, ristorante da 160 dollari a coperto, decide di ospitare le sue cene una sera alla settimana. Finisce che ne parlano tutti, giornali compresi, a cui Flynn dichiara sicuro: “A 19 anni aprirò il mio locale”. Uno così fa impressione, difficile contraddirlo.

Da allora, Flynn di strada ne ha fatta tanta, passando attraverso le cucine di posti sempre più famosi, fino ad arrivare a “Gem”, come promesso il suo ristorante, al 116 di Forsyth Street, nell’East Side di New York. Da una parte la “Living Room”, la caffetteria adibita a spazio per pasti veloci, dall’altra la “Dining Room”, 28 coperti per menù da 12 portate al prezzo fisso di 155 dollari, vini esclusi. Ma visto che lui è troppo giovane, la licenza per la vendita degli alcolici l’ha presa sua sorella Paris.

La famiglia, in fondo, in questa storia c’entra molto. La leggenda racconta che Flynn si sia avvicinato ai fornelli spinto da esigenze personali: la mamma non è mai stata una gran cuoca, e il menù di casa McGarry si limitava a pochi piatti sempre uguali.

L’esperienza fra le pentole finisce per piacergli, e dove non arriva con le conoscenze, il giovanotto rimedia mandando a memoria “The French Laundry Cookbook”, manuale di cucina purista scritto da Thomas Keller, proprietario dell’omonimo ristorante ospitato fra i filari della Napa Valley californiana. Mentre per le basi, l’ABC della cucina, Flynn trova ciò che gli serve sui tutorial di YouTube.

Papà e mammà (forse anche perché a casa McGarry finalmente si mangia qualcosa che non sia uscito dal microonde), scelgono di assecondare la passione del piccolo di famiglia facendogli spazio: una parte della sua camera diventa un laboratorio di alta gastronomia dove oltre a forni e fornelli finiscono tutti i ritrovati della tecnologica applicata al cibo: macchine per il sottovuoto, piastre a induzione, griglie, planetarie e abbattitori di ultima generazione.

Proprio questa generosità, diventa un boomerang nella corsa verso la celebrità di Flynn: tanti quelli che gli scrivono “ti piace vincere facile”, visto che le possibilità familiari gli hanno concesso di provarci senza partire dal fornelletto da campeggio. Una sorta di privilegio che la mamma ha subito tentato di rispedire al mittente, assicurando che proprio in quegli anni, i McGarry non se la passavano affatto bene. Ma per un figlio, i sacrifici non sono mai abbastanza.

Intanto la celebrità dello chef ragazzino cresce: nel 2015 “Time” lo include nell’elenco dei trenta giovani più influenti d’America, mentre al prossimo “Sundance Festival”, il docu-film a lui dedicato si annuncia come uno degli eventi da non perdere.

Finito l’impegno cinematografaro, Flynn tornerà al suo ristorante e all’autobiografia, che ha iniziato a scrivere nel 2014, quando aveva 16 anni. E già tanto da raccontare.

Galleria fotografica
Flynn McGarry, chef star a 20 anni - immagine 1
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