La navetta modulare da condividere

| “e-Palette”: la più recente ricetta di Toyota per la mobilità urbana e commerciale. Priva di strutture interne, la si può configurare come si vuole, senza limiti alla fantasia

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Di Germano Longo
Si chiama “C.E.S.”, acronimo di “Consumer Electronic Show”, ed è sempre stata la fiera dell’innovazione, fin dalla primissima edizione del 1967, quando andava in scena a New York e non aveva ancora scelto di cambiare costa e sbarcare fra le luci di Las Vegas.

Ma al di là dello spettacolo - immancabile principio molto “yankee” - ogni anno, fra diavolerie futuristiche che lasciano a bocca aperta, negli immensi padiglioni del “Las Vegas Convention Center” si disegna il futuro dell’umanità.

Un esempio pratico l’ha presentato Toyota nell’edizione di quest’anno, la numero 51, in programma dal 6 al 12 gennaio, lanciando un’idea che affonda nel principio dello “sharing”, la condivisione, uno dei mantra di questo decennio. Si chiama “e-Palette” ed è una navetta urbana elettrica studiata per arrivare alla più completa modularità, da allestire in pochissimo tempo sulla base delle più diverse esigenze. Va bene per il trasporto passeggeri e quello di carichi, ma può trasformarsi in ristorante mobile, camera d’albergo, negozio, ufficio viaggiante, show room, lounge, chiosco, banco del mercato, laboratorio medico e quant’altro sia necessario.

Disponibile in diverse lunghezze e dimensioni, ogni esemplare di “e-Palette” ha caratteristiche comuni: un interno totalmente privo di barriere strutturali, sensori e sistemi interni di intelligenza artificiale che monitorano il comportamento di chi è a bordo piegandosi di conseguenza ad ogni esigenza, ed un sofisticato software per la guida autonoma.

E a smentire chi pensa si tratti di un futuro ancora lontano sono arrivate le parole di Akio Toyoda, presidente del colosso giapponese, che oltre ad annunciare il progetto realizzato insieme ad alcuni partner confluiti nella “e-Palette Alliance” (Pizza Hut, Amazon, Uber e Didi Chuxing), ha svelato che i primi test sono già stabiliti entro il 2020, tanto in alcune città americane quanto nel ruolo di mezzi pubblici per le Olimpiadi di Tokyo in programma nello stesso anno.

Tanta voglia di futuro

Nel 1967, prima edizione newyorkese, gli espositori erano 200 e i visitatori quasi 18mila. Segnale comunque interessante per l’idea di esporre ogni anno le ultimissime novità del “consumer electronics”, settore che già allora faceva gola e sarebbe poi esploso qualche decennio dopo. Un’edizione che oggi fa sorridere, quella del 1967, in cui i visitatori si slogavano le mascelle di fronte alle prime cuffie stereo, le radio tascabili e i televisori da 1,5 pollici. È al CES, per essere ancora più chiari, che nel tempo fanno la loro comparsa idee diventate successi mondiali come il videoregistratore “U-Matic” della Sony, la consolle “Atari”, il compact disk, il “Commodore 64”, il “Nintendo”, e via così, fino ad arrivare alle televisioni in 4K e 3D.

Oggi, dopo cinquanta edizioni ed un paio di traslochi (il primo nel 1971 verso Chicago, l’ultimo sette anni dopo con destinazione Las Vegas), visitatori ed espositori si contano in modo ben diverso: 184mila nell’ultima edizione, per 3.800 aziende provenienti da tutto il mondo. E anche quel che stupisce la gente è cambiato: oggi tutte le attenzioni vanno verso la guida autonoma, le realtà aumentata e la “domotica”, la scienza che rende una casa docile e comandabile anche da remoto.

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