Bannon VS Trump: il Russiagate si complica

| Si intitola “Fire and Fury: inside the Trump White House”, il libro anticipato dal quotidiano “Tha Guardian” in cui l’ex chief strategist accusa il presidente di incontri sovversivi e antipatriottici

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Di Germano Longo

Grandezza dei pulsanti nucleari a parte, l’anno di Donald inizia decisamente in salita. Questa volta, ad insinuarsi nel già poderoso fascicolo sul “Russiagate” è un nome che fa (e farà ancora) molto rumore: Steve Bannon. Nientemento il suo ex chief stategist, uomo di punta della prima ora, giornalista e politico con idee dichiaratamente di ultradestra, rimasto al fianco di “The Donald” dal 20 gennaio al 18 agosto dello scorso anno, quando fu estromesso si dice dopo le pressioni di Ivanka Trump, la figlia prediletta e più ascoltata.

Ma la vendetta, anche nel neonato 2018, è un piatto da consumare freddo, dopo una discreta permanenza in frigorifero. L’occasione giusta è un libro che fa segnare il tutto esaurito prima ancora di arrivare nelle librerie: “Fire and Fury: inside the Trump White House”. Uno sguardo molto ravvicinato sul primo anno presidenziale di Donald, ma senza neanche scordarsi le bizze del resto della famiglia presidenziale, anticipato con abbondanza di dettagli dal quotidiano “The Guardian”. A firmare quello che sarà uno dei libri destinati a restare fra i più scottanti dell’anno appena iniziato è il giornalista Michael Wolff, che ha raccolto e ordinato i ricordi di Bannon, a cominciare da quelli più scottanti e delicati, in grado di riaccendere i riflettori sul “Russiagate” dopo il tentativo, peraltro riuscito, di distrarre l’opinione pubblica americana con la drastica riduzione delle tasse.

In particolare, a finire sotto la lente è un incontro avvenuto nel chiuso della “Trump Tower”, il quartier generale newyorkese del tycoon, fra Donald Junior, il marito di Ivanka e un non meglio precisato gruppo di alti funzionari di Mosca, alla ricerca di notizie con cui danneggiare Hillary Clinton, rivale nella corsa alla Casa Bianca. Incontri definiti senza mezzi termini “sovversivi” e “antipatriottici”.

E non finisce qui, perché grazie ad un lavoro certosino di raccolta e catalogazione di oltre 200 interviste, Wolff svela anche alcuni retroscena inediti, come le lacrime - “non di gioia” - di Melania, la first lady in carica, scese durante la lunga notte della vittoria di Donald. Il meglio però, Bannon lo riserva a Ivanka e il marito Jared Kushner, definiti poco gentilmente la coppia “Jaranka”, e verso lo stesso Donald, che accusa di affrontare con indifferenza le vicende del Russiagate, “Come uno che sta sulla spiaggia aspettando l’impatto di un uragano di categoria 5”. Lapidaria la conclusione di Bannon riportata nel libro: “Quelle indagini schiacceranno Donald junior come un uovo”.

Immediata la risposta della Casa Bianca, che liquida le parole di Bannon con “Tante falsità”, a cui si è aggiunto il solito tweet di Trump: “Quando è stato licenziato, non solo ha perso il lavoro, ma anche la testa: era un impiegato che ha passato il poco tempo alla Casa Bianca provocando soltanto false fughe di notizie”. Per tutta risposta, Trump ha anche sciolto la commissione incaricata di far luce sulle presunte frodi elettorali durante le elezioni del 2016, quelle che hanno visto Hillary uscire sconfitta malgrado un vantaggio di oltre tre milioni di voti. Mentre dalla Casa Bianca partiva lettera di diffida indirizzata a Bannon, accusato di aver violato un accordo di non divulgazione, svelando “informazioni confidenziali e in alcuni casi diffamatorie” sul presidente e i membri della sua famiglia.

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