Harvey Weinstein in action

| Melissa Thompson, una delle accusatrici del produttore hollywoodiano, ha diffuso un video in cui si vede la prima parte di un approccio che finirà giorni dopo con uno stupro

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Harvey amava andare al sodo, non è mai stato un tipo da smancerie. Melissa Thompson ne sa qualcosa: attrice e imprenditrice, nel 2011 riesce a fissare un appuntamento di lavoro con il potente boss di Hollywood per spiegare di uno strumento in grado di incrociare i dati delle promozioni cinematografiche. Convocata negli uffici newyorkesi della “Weinstein Company”, poco prima dell’arrivo del mega produttore decide di registrare ogni cosa: un sesto senso, oppure voci di corridoio sulle abitudini del marpione arrivate anche alle sue orecchie. Melissa non lo dice, ma l’idea sembra quella.

Weinstein entra, chiude la porta mormorando a qualcuno di non essere disturbato e invece di stringere la mano che Melissa gli porge, preferisce abbracciarla, lasciando scendere la manona verso il basso. La donna inizia a spiegare, ma Weinstein sembra interessato ad altro: le chiede “Possiamo flirtare?”, ma Melissa prende tempo: “Vedremo, magari un po’”. Per dovere di cronaca, ci sono momenti del video in cui sembra perfino lei a stuzzicarlo: “I dati sono sexy, vero?”, miagola Melissa, e Harvey - che su certe cose non aveva bisogno di incoraggiamenti - risponde “Tu sei sexy”.

Seguono i racconti della giovane, che ricorda la mano di Weinstein che si allungava sulla sua gamba, accompagnata da frasi esplicite: “Fammi avere una piccola parte di te. Puoi darmela?”. Lei tenta di bloccarlo, sussurrando che stava passando il limite.

Un limite, sempre secondo la Thompson, che Weinstein avrebbe superato abbondantemente qualche sera dopo al “Tribeca Grand Hotel” di New York: invece di portarla nella sala conferenze, come annunciato, la guida nei suoi appartamenti e la stupra. “Anche se avessi provato scappare mi avrebbe bloccata. Mi ha messo all’angolo, più e più volte”.

Il video, diffuso in esclusiva da “Sky News”, ha scatenato la replica quasi immediata di Ben Brafman, avvocato dell’ex produttore: “Un nuovo tentativo di infangare il nome di Weinstein a fini economici. Non lo accettiamo”.

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