Tutti i peccati di Paul Haggis

| Sono quattro, le donne che accusano il regista canadese di violenza, stupro e molestie. Un nuovo caso che scuote Hollywood, a poche ore dalla consegna dei Golden Globe

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Di Germano Longo
Mentre la bomba ciclonica “Stella” sta mettendo a dura prova otto stati e 31 milioni di americani, l’uragano “Harvey” continua ad abbattersi sulle colline californiane che fanno da dimora al mondo del cinema. L’ultimissimo caso, il più recente ma sicuramente non l’ultimo della serie, con l’aggravante di esplodere a poche ore dal delicato appuntamento dei “Golden Globe Awards”, ha un nome e cognome decisamente pesanti: Paul Haggis, regista, sceneggiatore e produttore di origini canadesi, classe 1953, premiato con l’Oscar nel 2006 per “Crash - Contatto fisico”.

E per ironia della sorte, proprio di contatti fisici si tratta, almeno secondo le accuse di quattro donne, emerse casualmente - secondo l’Associated Press - per la causa civile presentata da Haleigh Breest, una press agent, con tanto di accusa di violenza sessuale avvenuta nel 2013, nell’appartamento newyorkese del regista.

Ma anche nel caso di Haggis, ex attivista della setta “Scientology”, è bastata una denuncia per aprire la memoria di altre presunte vittime. Il copione è lo stesso: violenze “d’epoca”, taciute per lungo tempo e adesso, vai a capire il perché, tracimate in favore di opinione pubblica. Il primo caso risalirebbe addirittura agli anni Novanta, quando una giovane collaboratrice di Haggis, ai tempi impegnato in uno show televisivo, fu costretta ad un rapporto orale seguito da uno stupro in piena regola.

La seconda racconta invece di essere stata aggredita nel 2008 dal regista, che al termine di un approccio deciso le avrebbe detto: “Devo essere dentro di te”. Tentativo andato a male, con la donna lesta a fuggire. L’ultima sarebbe invece vittima di un colpo di fulmine improvviso, e soprattutto a senso unico: Haggis l’avrebbe vista per strada, baciata a forza e quindi seguita a bordo di un taxi. L’anno, il 2015.

E malgrado si tratti di gente di cinema, neanche stavolta il copione regalare colpi di scena: attraverso Christine Lepera, il suo avvocato, il regista Paul Haggis avrebbe respinto ogni accusa, dichiarando “di non aver mai stuprato nessuno”, denunciando a sua volta la richiesta di Haleigh Breest, la prima accusatrice: nove milioni di dollari per mettere tutto a tacere.

Il dossier Weinstein

Serve ormai un autoarticolato, per spostare l’impressionante mole di documenti sul conto dell’ex produttore della Miramax che la polizia di Beverly Hills avrebbe consegnato alla procura di Los Angeles. Un passaggio delicato ma molto significativo che potrebbe portare nel giro di pochissimo tempo all’incriminazione di Weinstein per violenza sessuale. Contro di lui, pesano le testimonianze di 80 donne fra attrici, produttrici, giornaliste ed ex collaboratrici delle sue società.

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