Karl Lagerfeld contro #MeToo

| Lo stilista tedesco attacca i movimenti femministi nati all'indomani dello scandalo Weinstein: “Se non vuoi che qualcuno ti tolga le mutandine vai in convento”

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Di Germano Longo
Non va per il sottile, come sempre, senza alcun timore di possibili critiche o conseguenze: andare controcorrente, per Karl Lagerfeld è più di una missione, è la ragione stessa dell’esistenza. Ma è facile immaginare che le reazioni ci saranno, non appena le parole consegnate alle pagine del settimanale francese “Numéro” finiranno di fare il giro del mondo.

Il “Kaiser Karl”, com’è conosciuto lo stilista più irriverente del pianeta, sulla strada degli 86 anni, ha scelto di dire la sua sullo scandalo sessuale che dopo aver minato nel profondo il mondo del cinema ha attaccato quello della moda, svelando grazie ad accuse e rivelazioni un altro girone infernale di sesso e depravazioni. Secondo Lagerfeld, l’ondata ipocrita dei movimenti è riuscita soltanto a rendere difficile il lavoro dei professionisti del fashion system.

“Sono stanco del movimento #MeToo, come delle modelle e delle attrici che parlano di molestie sessuali: dovrebbero sapere a cosa vanno incontro”. Nomi ne fa pochi, a parte difendere strenuamente Karl Templer, ormai ex direttore creativo del mensile “Interview”, finito nella bufera con l’accusa di svestire le modelle senza alcun permesso o consenso.

“Ho letto da qualche parte che ora bisogna chiedere alle modelle se si sentono a loro agio mentre lavorano, ma se non vuoi che qualcuno ti tolga le mutandine non fare la modella: entra in un convento, lì ci sarà sempre un posto per te”.

I dubbi di Lagerfeld anche verso attrici e modelle che hanno scelto di svelare gli abusi subiti a decenni di distanza: “Quel che mi sconvolge è che hanno avuto bisogno di vent’anni per capire cos’era successo, e senza contare che la maggior parte delle volte non c’è nessun testimone che possa confermare o smentire”.

Una posizione dura che comunque non salva Harvey Weinstein, il principale accusato dell’enorme scandalo, verso cui Lagerfeld non ha mai nutrito alcun sentimento di stima o amicizia: “Lo odio”.

Stilista e fotografo tedesco, nato ad Amburgo nel settembre del 1933, Karl Lagerfeld è un “free lance” della moda, un creatore indipendente capace di lavorare per se stesso come per le griffe più celebri del mondo: Chloé, Fendi e Chanel, di cui è direttore creativo.

Cresciuto in una famiglia di banchieri che ha fatto fortuna introducendo il latte condensato in Germania, nel 1953 Karl si trasferisce con la madre a Parigi, dove si fa notare nel vincendo due concorsi per stilisti emergenti, il primo indetto da Pierre Balmain, il secondo da Yves Saint Laurent, ai tempi direttore creativo di “Dior”.

Malgrado gli riesca di entrare a bottega dai più grandi nomi della moda, Lagerfeld si spazientisce in fretta, scegliendo di aprire un proprio spazio a Parigi, dopo essersi consultato con la veggente di fiducia che gli predice il successo nel mondo del fashion.

La “Lagerfeld” nasce ufficialmente nel 1980: realizza abiti, profumi e accessori, ma senza mai smettere di collaborare con marchi e griffe, a volte anche di profilo più basso, come la catena “H&M”, o scegliendo di lasciare la sua impronta nell’industria dello spettacolo con i costumi dei tour di Madonna, Kylie Minogue e Marilyn Manson. Per lui sfilano le top-model più importanti della storia della moda, fra cui Claudia Schiffer, forse la più amata di tutte.

Personaggio a tutto tondo, eccentrico, geniale e a tratti schizofrenico, da molti definito un nuovo Andy Warhol, Lagerfeld ha fatto notizia anni fa per l’incredibile trasformazione del suo corpo: riesce a perdere 42 kg in poco più di un anno, sottoponendosi alla dieta studiata da un medico parigino, da quel momento ribattezzata “The Karl Lagerfeld Diet”.

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