LASTORIA/1"E' lei! Su quell'auto c'era la mia Maelys"

| Jennifer De Arauyo ha di nuovo ribadito, osservando nuove immagini della "silhouette blanc" fotografata dalla video camera di sicurezza del Comune, l'identificazione della figlia scomparsa. "Nessun dubbio"

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Gli esperti della Scientifica della Gendarmerie hanno mostrato a Jennifer De Arauyo nuove scansioni delle immagini registrate dalla videocamera di sicurezza del Comune di Pont-de-Beauvoisin nelle prime ore di domenica 27 agosto. Secondo l'accusa, rappresentano l'auto di Nordhal Lelandais, in carcere dal 3 settembre scorso, con a fianco la piccola Maelys, 9 anni, appena dopo il rapimento, avvenuto nel parcheggio della sala delle feste dove si celebrava un matrimonio di amici dei genitori della piccola. Che fosse l'Audi A3 grigio scura dell'ex militare 34enne ci sono ormai pochi dubbi e solide certezze. La videocamera, che è quasi parallela a uno stretto marciapiede, non lontano da un ponte, inquadra solo un segmento dell'auto, il lato passeggero. Ma la posizione delle alette anti-sole, alcuni dettagli della carrozzerria, l'ombra della polvere rimasta nella parte dei vetri dove non operano i tergicristalli corrispondono in modo perfetto all'auto del sospetto. Ma rafforza ancor di più questa tesi (contestata però dalla difesa) l'immagine dell'Audi al ritorno, che inquadra il lato autista. Ebbene, i dettagli dell'Audi, questa volta, corrispondono di nuovo all'immagine scattata alle 3:07 con la "silohuette blanc" appoggiata al sedile. Perchè mamma Jennifer è così sicura che sia lei? "I vestiti, la capigliatura, le proprizione della figura nel sedile non lasciano dubbi, è la mia bambina". Da qual giorno, per lei, Nordhal Lelandais è diventato "il mostro". Ha firmato un verbale in cui, in modo chiaro e deciso, conferma in pieno il riconoscimento della sua bambina. In una ricostruzione tv, il percorso dell'Audi, una volta uscita dal paese, si perde in direzione di Domessin, il paese della Savoie dove abita Lelandais. L'Audi, al suo rientro nel parcheggio è vuota, all'interno c'è solo l'autista. L'angolo di spazio dove comunque si dovrebbe vedere la "silohuette blanca" è vuoto. Dal 27 agosto a oggi molte indiscrezioni sono comunque filtrate dal palazzo di giustizia di Grenoble e dalle caserme della Gendarmerie che coordinano le indagini. Ma molti indizi e prove raccolte contro Lelandais, ora accusato dell'omicidio del caporale Arthur Noyer, aprile 2017 e sospettato di altre 11 sparizioni di persone avvenute negli ultimi 10 anni, sono già in mano agli inquirenti che aspettano le prime fasi processuali per produrle davanti ai procuratori e per poi contestarle nei prossimi interrogatori.

Dopo cinque mesi, ecco gli elementi di accusa contro l'ex militare istruttore cinofile, congedato dall'Esercito nel 2009 per "disturbi comportamentali" dovuti all'uso di droghe.

1 - La cronologia degli orari della notte del sequestro e dell'omicidio di Maleys. Tutto si gioca suna serie di testimonianze che concordano su una precisa circostanza: Maelys, alle 2.45, 2.50 era ancora nella sala delle feste. Lelandais afferma di essere partito dalla sala, a quell'ora, per acquistare droga da un pusher non lontano. Ma gli inquirenti sono sicuri. A bordo della sua Audi c'era anche Maelys, la "sagoma bianca". Lelandais viene visto nella sala molto dopo le 3.45, in preda a un malore-

2 - I vestiti spariti. Il sospettato ha cambiato i vestiti che indossava nella prima parte della serata. Short bianchi e maglietta blu. Dice di essersi rovesciato del vino rosso addosso e di essere corso a casa per cambiarseli. Durante il tragitto si spoglia e li getta in un contenitore dei rifiuti, ma non ricorda dove. A casa è rientrato in slip, dice, per non insospettire la madre sulle sue condizioni di ubriaco.

3 - In un primo tempodice alla polizia di avere parlato con Maelys durante  la festa, di averle mostrato la foto dei suoi cani ma non che lei poi è entrata nella sua auto. Lo ammette solo quando i genadarmi lo informano che il Dna di Maelys è stato trovato sulla leva del tergiscristallo dell'Audi. Allora ammette che la piccola, assieme a un altro bambino, biondo, è salita nel sedile anteriore dell'auto per vedere se nel bagagliaio c'erano i suoi due lupi Malinois. Ma il bambino biondo non esiste:

4 - L'indomani Lelandais porta la sua auto a un lavaggio distante 20 km da casa per ripulire l'Audi in vendita. Ci impiega 2 ore 37 minuti. Le videocamere dell'impianto lo inquadrano mentre insiste in particolare con prodotti chimici sul sedile anteriore, sulla portiera, in particolare sulla maniglia d'apertura e sulla parte del cruscotto davanti al sedile. Fa sparire i tappetini e si concentra in modo meticoloso sulle moquette anteriori e del bagagliaio posteriore. Gl investigatori riescono a vedere gli adesivi dei prdotti chimici che sta usando. Si tratta specificamente di sostanze impiegate anche per annullare il fiuto dei cani molecolari a caccia di traccia organiche. Chi poteva saperlo meglio di lui? E infatti i cani della polizia, mentre esaminano l'auto, vengono entrambi colti da  malore, vomitano e non possono riprendere l'esame.

5 - Lelandais, dopo il primo fermo, il 30 agosto, viene visitato dai medici dell'ospedale incaricati dalla procura di Grenoble. Risulta lievemente ferito da alcuni graffi sulle braccia e su una gamba. Hanno il classico aspetto delle ferite da difesa. Lui spiega che se l'è prodotte lavorando nell'orto di casa, specificando addirittura che stava piantando delle fragole e raccogliendo lamponi nei rovi. Ma la madre lo smentisce. Nessuno aveva lavorato in quei giorni nell'orto. E nel terriccio non c'è traccia delle piante  segnalate dall'ex militare.

6 I due telefoni. Lelandais ne possedeva uno per le sue esigenze personali, nei contati con la famiglia, gli amici, gli spacciatori. E un secondo che era dedicato solo all'attività professionale, cioè il dog sitter, la pensione dei cani, l'adestramento. Aveva aparto da tempo una ditta individuale che aveva fatto pochi affari. Poi si era ammalato di ernia discale, in seguito a un misterioso incidente, e aveva deciso di interrompere quell'attività. La mattina di venerdì 25 agosto era andato da un negozia di telefonia per annullare il contratto e rendere inattiva la Sim all'interno del secondo telefono. I tecnici provvedono ad avviare l'iter ma il distacco della linea, per motivi tecnici, sarebbe diventato operativo solo lunedì 28 agosto. Lui però non lo sapeva e mise il tefono, ancora attivo, nel cruscotto dell'Audi. Il primo telefono viene spento definitivamente alle 3 del 27 agosto, contemporaneamente alla sequesto di Maelys, il secondo invece continua, durante i movimenti dell'auto, ad aggianciari alle celle della zona. Ed è grazie a questo secondo apparecchio che gli investigatori riescono a ricostruire al millentro di gli orari di uscita e rientro dell'Audi nella discoteca e solo in parte il percorso.

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