Notizie false, prove costruite
"Lelandais linciato dai media"

| Questa volta l'avvocato dell'ex militare non usa mezzi termini, è in atto un processo di demonizzazione mediatica prima ancora che giudiziaria". Un modo per attribuirgli i casi insoluti di scomparsi negli ultimi 10 anni. "Troppe forzature"

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Questa non è il solito "aggiustamento" in merito all'inchiesta sul caso Maelys, ma è un vero e prprio attacco in particolare gli inquirenti che indagano sulla scomparsa della bambina. "Stiamo assistendo a una vicenda che ha più valore e tensione mediatica che giudiziaria. Le prove che sono state raccolte le leggiamo sui media, che spesso inventano dettagli anche importanti nel senso che condizionano l'opinione pubblica. Si sta creando un mostro, in modo pressochè scientifico". In particolare, la difesa di Lelandais non solo contesta la ricostruzione cronologica del rapimento-omicidio ma soprattutto lascia intendere che la riapertura di numerosi casi di persone scomparsa in Savoie o nelle regioni limitrofe, appare come "una suggestione e una evidente forzatura". E finalmente apre uno squarcio sulla misteriosa figura di Lelandais, descritto come un gelido personaggio, incapace di provare emozioni e sentimenti, bugiardo sistematico, violento, con pregiudizi penali importanti. "Invece la sua vita è un inferno, aveva fiducia nella magistratura - spiega lo staff difensivo - era convinto di potere dimostrare nei fatti la sua innocenza, accettando di rispondere a tutte le domande, avrebbe potuto tacere su tutta la linea, invece s'è accorto che hanno costruito un teorema, attorno alla sua persona, alle sue fragilità, al suo modo di essere e di vivere in una piccola comunità come quella di Domessin e dintorni". Ma è la sua famiglia a stargli vicino. La madre Christiane, il fratello Sven, il padre Jean Pierre, più una serie di cugini e di parenti anche lontani. Chi lo conosce sa che non può avere ucciso una bambina in quel modo e con quelle motivazioni". Alain Jakubowicz è pronto a dare battaglia, anche prima del processo. La sua sede preferita per le sue offensive mediatiche è lo studio di una tv nazionale che lo ospita volenttiere, dato l'altissimo indici di ascolti che la vicenda di Maelys e degli altri spariti, raccoglie in Francia ma non solo. L'avvocato sta mettendo a tempo una corposa memoria, mentre i giudici completano il calendario degli interrogatori. L'avvocato difensore di Nordhal Lelandais passa al contrattacco, dopo una lunga pausa di silenzio. Con due argomenti. Primo, non è stato ufficializzato il riconoscimento di Maelys nell'auto di Lleandais la notr edel sequestro, mancherebbe un atto formale; secondo, non lo convice il dietro front della cugina della madre che, rispetto ai primi interrogatori in cui aveva affermato di avere visto per l'ultima la banbina dopo le tre ha, nell'ultimo verbale, anticipato la circostanza di 20 minuti, smantellando così l'alibi dell'ex militare. Così l'avvocato Alain Jakubowicz si prepara ai sue imminenti interrigatori del suo cliente, in carcere dal 3 settembre. Ma emergono nuovi dettagli sul caso Noyer. La zona di Montmelian dove sono stati trovati i resti del caporale erano molto conosciuti da "Nono" che proprio in questi prati e montagne veniva ad addestrare i cani e effettuare escursioni in montagna. Non è escluso che proprio qui abbia nascosto anche il cadavere di Maelys. Per questo Gendarmerie, unità cinofile, anche con l'aiuto dell'elicottero, continuano a cercare. Un testimone avrebbe spiegato agli investigatori quali erano le zone maggiormamente frequentato in passato dall'ex militare. Si tratta di un'amico con cui fece numerose escursioni in quella zona.

L'INCHIESTA  SULLA SCOMPARSA DI NOYER

La notte tra l’11 e il 12 aprile 2017. Arthur Noyer, caporale del 13° Battaglione dei Cacciatori delle Alpi, sparisce nel nulla. Era appena uscito dalla discoteca di Chambery “Carrè Curial”. Avrebbe dovuto raggiungere, a piedi, la caserma della vicina Barby dove presta servizio, a cinque km di distanza. Un percorso che generalmente affronta a piedi ma quella notte decide di accettare un passaggio in auto. Alle 3.02 il suo telefono cellulare si aggancia alla cella del centro di Chambery, il segnale si sposta poi velocemente, segno che Arthur è a bordo di un’automobile che percorre la strada verso Saint-Baldoph e che raggiunge alle 3.05. Sono stati percorsi solo 6 km. Il telefono viene spento in quel pugno di minuti, anzi di secondi.

PER MESI INDAGINI SENZA ESITO

Le indagini sulla scomparsa, sollecitate dai familiari e dai compagni d’armi naufragano nel nulla. Nessuna traccia, niente di niente, per mesi. Sino al 7 settembre quando un alpinista scopre in un sentiero nel Comune di Montemelian, a 16 km da Chambery, che prta verso le montagna, ai lati di un prato invaso da neve e fango, un cranio umano completamente scheletrizzato. Non viene fatto alcun collegamento con la scomparsa del caporale, né tantomeno, dopo il 16 agosto, con il rapimento di Maelys De Arauyo, 9 anni, dalla sala delle feste di Point-de-Beauvoisin. Gli esperti della scientifica della Gendarmeria hanno intanto scaricato i tabulati del telefono di Nordhal Lelandais, il 34enne ex militare in carcere dal 3 settembre con l’accusa di avere rapito e ucciso Maelys.

IL PRIMO INDIZIO DAI TABULATI DEI TELEFONI

Siamo a metà dicembre quando emerge un indizio che fa trasecolare gli investigatori. Il suo telefono è stato agganciato, la notte tra l’11 e il 12 aprile, dalla stessa cella che ha rilevato gli ultimi impulsi emessi dal cellulare di Arthur Noyer. Si può dire che i due telefoni tracciano lo stesso identico percorso, da Chambery a Saint-Badolph e vengono inoltre spenti all’unisono. Dunque, tutti e due hanno viaggiato a bordo di un’auto che ha lasciato piazza President Mitterand 73 per raggiungere in cinque minuti quella località non lontana con le strade a quell’ora pressoché deserte. L’Audi A3 grigia dell’ex militare viene ripresa lungo l’ultimo presunto percorsoo di Noyer “più volte” e viene persa di vista solo dopo le 3,07 di quella tragica e orribile notte.

"I POVERI RESTI SONO DI ARTHUR"

A questo punto viene estratto il Dna dai resti umani di Montemelian e la macabra scoperta: sono di Arthur Noyer, su cui pendeva un’inchiesta per diserzione da  parte della procura militare. Ma il giovane militare era stato ucciso e sepolto in un prato al limitare del bosco dove proprio in questi giorni sono stati ritrovati altre sue ossa e poco altro. Non sono stati trovati Dna di altre persone, come sembrava in un primo momento, poiché la colorazione degli ultimi reperti era di una colorazione diversa dal cranio ritrovato il 3 settembre. Il 19 dicembre una colonna di auto di gendarmi (in una c’è un impassibile Nordhal Lelandais, prelevato in tutta segretezza dal carcere), raggiunga la casa di Domessin dove risiede con la madre Christine, che continua a difenderlo e dal fratello Sven che, negli ultimi tempi, ha chiuso tutti suoi profili Facebook e ha interrotto ogni forma di commento sulle vicende del fratello minore, dopo averne proclamato l’innocenza con toni e modi spesso fuori dalle righe. 

SUL PC: "DECOMPOSIZIONE DI UN CORPO UMANO"

Curiosità: i due giovani portano cognomi nordici perché il padre Jean Pierre ha lavorato a lungo in Finlandia e decise, alla loro nascita, di ricordare così una felice esperienza di vita e lavoro nel Nord Europa. Gli investigatori, analizzando le ricerche che Nordhal detto “Nono” da familiari e amici aveva fatto sul suo pc di casa, scoprono che il 25 aprile, 13 giorni dopo la scomparsa di Arthur, mai arrivato alla caserma di Barby, in Savoie, dove doveva riprendere servizio alle 5 di quella stessa mattina, lui aveva digitato su Google queste parole: “Decomposizione di un corpo umano”.

IL PM: "INDIZI GRAVI E CONCORDANTI"

Così, il 20 dicembre, l’ex militare del Battaglione della Marna, addestratore cinofilo, congedato per “problemi comportamentali” nel 2009, condannato per l’incendio doloso di un ristorante su un lago della zona (visse per mesi con un braccialetto elettronico) con numerosi precedenti per spaccio di droga, titolare fallito di un’azienda di dog sitter e di addestramento di cani, viene formalmente accusato di sequestro e omicidio del caporale Arthur Noyer, tra la disperazione dei genitori che da mesi avevano cercato il figlio ovunque, convinti che non si trattasse di una fuga volontaria. Il procuratore di Chambéry, Thierry Dran, in una conferenza stampa  in Tribunale, aveva definito gli indizi raccolti contro Lelandais “gravi e concordanti”. [m.n.]

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