Azzurre di fatto, bianche per lo sponsor

| Riflessione a freddo su razzismo e dintorni. È diventata un caso la sparizione delle due pallavoliste di colore artefici dell’argento conquistato a Yokohama. Sommossa dei social, ma l’azienda respinge ogni accusa

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Di Germano Longo
Farà anche fare “plin plin”, ma questa volta ha fatto “splash”. È meglio buttarla sull’ironia, perché la vicenda dell’acqua “Uliveto” rischia di aggiungersi a dati preoccupanti, che raccontano di una deriva razzista presa da questo paese. Contando male e in fretta, almeno dieci episodi in meno di due settimane: dal panettiere senegalese pestato a Sondrio alla donna africana menata in un parcheggio della Capitale, per finire con il senegalese cacciato al fondo di un bus a Trento, perché “di un altro colore”.

Ma la vicenda Uliveto fa male lo stesso, a questo paese e allo sport, perché di quello dovrebbe trattarsi, in fondo.

Tutto parte dall’argento mondiale conquistato a Yokohama dalle ragazze del Volley dopo una cavalcata entusiasmante, infranta solo di fronte all’esperienza e il carattere della formazione serba. Un argento che ha inorgoglito l’Italia intera, schierata in modo compatto dalla parte di una formazione giovane, che ha le carte in regola per fare bene al prossimo appuntamento olimpico. Fino a qui cose di sport, da liquidare a cavallo del week-end, fra il primo pareggio della Juve e Marquez campione del mondo MotoGp.

Ma purtroppo non è così: all’indomani dell’argento dell’Italvolley femminile, Uliveto - sponsor della Nazionale azzurra - ha pubblicato sui vari quotidiani una pubblicità con cui ringrazia la squadra, ricordando che anche le campionesse bevono Uliveto. O forse la bevevano, non si sa.

Il problema sta tutto in un dettaglio: nell’immagine delle ragazze azzurre, mancano all’appello Paola Egonu e Miriam Sylla, le due atlete di colore, casualmente coperte dalla gigantografia della bottiglia dell’acqua che piace anche a Del Piero e all’uccellino amico suo.

L’immagine pare sia stata pescata dall’archivio, e non si riferisce alla finale di Yokohama, ma la sparizione delle due atlete di colore ha scatenato i social, dividendoli equamente in due: da una parte chi è convinto si tratti di un esempio di caso e sfortuna, dall’altro chi pensa sia una neanche tanto velata questione di razzismo.

La “Uliveto”, azienda del gruppo “Cogedi”, rimanda al mittente ogni accusa: il direttore marketing Patrizio Catalano Gongaza parla di assoluta casualità, aggiungendo che le foto utilizzate nella pubblicità e nella comunicazione sono in realtà scelte dalla stessa Federazione Italiana Volley.

Ma era ormai troppo tardi: la gogna dei social, dove i processi si giudicano per direttissima, aveva già fatto partire la propria macchina di fango e fumo: meme, ironie, fotomontaggi e anatemi di ogni tipo verso l’acqua.

Dove stia di casa la verità è difficile dirlo con certezza, ma in fondo si tratta sempre di acqua che passa, va ed evapora. Speriamo.

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