Carceri, sovraffollamento e record di suicidi

| Le denunce del sindacato Osapp dei mesi scorsi trovano riscontro nei dati di Antigone e degli ex radicali sulla situazione degli istituti italiani. A fronte di un aumento dei detenuti resta inadeguato l'organico della polizia penitenziaria

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Da mesi il sindacato Osapp aeva denunciato l'aggravarsi della situazione delle carceri italiane. Ora i dati del 2017 confermano le previsioni più nere, con l'aggiunta di un altro dato: gli organici della polizia penitenziaria restano completamente inadeguati a far fronte all'alto numero di reclusi, tra l'altro in aumento. E l'alto numero di suicidi, aveva osservato l'Osapp, è strettamente collegato con le difficili condizioni di lavoro di un personale costretto a vigilare tutti i giorni ai limiti delle umane possibilità.

“Il 2017 – dice Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – segna una crescita nel ricorso al carcere dopo alcuni anni in cui si era assistito ad una contrazione dei numeri e del suo utilizzo. In 12 mesi i detenuti presenti sono circa 3.000 in più rispetto a quelli che si registravano alla fine del 2016. Il tasso di affollamento ha raggiunto il 115%, mentre solo un anno fa era di poco superiore al 108%”.

"TREND NEGATIVO SI RISCHIA IL COLLASSO"

Secondo Gonnella quello che sta per concludersi “è stato un anno di luci e nuove ombre per il sistema penitenziario italiano. Da un lato c’è la riforma dell’ordinamento penitenziario il cui iter non è ancora completamente concluso e che speriamo porti ad un maggior rispetto della dignità delle persone recluse, siano esse adulte o minori, nonché ad una estensione dell’uso delle misure alternative al carcere. Ma ci sono anche le ombre di una crescita della popolazione detenuta che, se non controllata, potrebbe nel giro di qualche anno riportarci alla situazione che determinò la condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 2013 per il trattamento inumano e degradante nelle carceri”.orma positiva’

“In aumento il numero di coloro che si trovano in carcere in custodia cautelare, che attualmente sono circa il 35%. Una percentuale – aggiunge Gonnella – che si alza nel caso degli stranieri. Tra questi ad essere detenuti senza condanna definitiva sono il 41%. Al 31 dicembre 2016 invece il tasso di detenuti in custodia cautelare era del 34,7% (gli stranieri in custodia cautelare erano il 41,7%), ad ogni modo sempre molto al di sopra della media europea.

IL 34 PER CENTO SONO STRANIERI

A fronte dell’incremento della percentuale di affollamento e di quella relativa alla custodia cautelare, che interessa in misura ancor maggiore gli stranieri, “la percentuale di detenuti non italiani – sottolinea Gonnella – è praticamente stabile, aggirandosi attorno al 34,2%, mentre era del 34% a fine 2016. In entrambi i casi molto al di sotto di quella che si registrava nel 2009 quando questi rappresentavano il 37% del totale dei reclusi. Nonostante il clima di intolleranza e di odio che si respira c’è, rispetto a 10 anni fa, una riduzione in termini percentuali del numero degli stranieri reclusi nelle carceri italiane”.

Altri dati da sottolineare sono quelli che arrivano dalle visite effettuate dall’osservatorio di Antigone in 78 carceri italiane dalle quali emerge che in 7 di esse (9%) c’erano celle senza riscaldamento, in 36 (46%) senza acqua calda, in 4 (5%) il wc non è in un ambiente separato, in 31 (40%) l’istituto non ha un direttore tutto suo in 37 (47%) non ci sono corsi di formazione professionale e che in 4 (5%) non è garantito il limite minimo di 3mq a detenuto

IN 17 ANNI 919 SUICIDI 

Sono 919 i detenuti che hanno scelto di togliersi la vita in carcere dal gennaio del 2000 ad oggi. Quest' anno si è registrato un aumento dei suicidi nei nostri istituti penitenziari, passati dai 45 del 2016, ai 52 del 2017. Ed era dal 2012, quando i carcerati che si sono uccisi sono stati 60, che non si vedevano dati così elevati.

Si tratta di una media di 54 suicidi l' anno, ossia quasi 5 al mese, più di uno alla settimana. Un vero e proprio bollettino di guerra, che fa dell' Italia il Paese europeo in cui è maggiore lo scarto tra i suicidi nella popolazione libera e quelli che avvengono nella popolazione detenuta, con un rapporto da 1,2 a 9,9 ogni 10mila persone, che significa che in galera le morti autoinflitte sono circa 9 volte più frequenti.

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