"Attacchi cyber, ultima frontiera del male"

| ESCLUSIVO. Angelo Tofalo, 37 anni, pentastellato, ingegnere e sottosegretario alla Difesa spiega i nuovi scenari del conflitto globale. Gli attacchi alla rete fanno ormai parte delle strategie militari ostili. Come difendersi

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Di Germana Zuffanti

Un ingegnere rapito dall’Intelligence per diffondere la cultura della difesa e della sicurezza. Quando i giovani trovano difficoltà nell’affrontare il proprio lavoro, nel cercarlo, ma soprattutto dedicarsi con tutta la passione possibile ai temi di attualità di questa Italia che sembra non cambiare e crescere mai, bisognerebbe conoscere la storia personale di Angelo Tofalo, classe 1981, un ingegnere del Aud appassionato di cyber che a giugno è stato nominato Sottosegretario di Stato alla Difesa e si definisce  “un cittadino a servizio dello Stato”.  Ha fatto parte nel giugno 2013 del COPASIR (il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica) e a novembre 2013 nella Commissione IV Difesa alla Camera dei Deputati. Si impegna a studiare e ad approfondire temi cruciali e di stringente attualità, la sicurezza militare ed informatica, l’intelligence e  la sicurezza del nostro Paese rapportata ai modelli stranieri. Nel 2016 consegue un Master di secondo livello alla Link Campus University di Roma, con la tesi “Intelligence Collettiva: Un futuro modello di gestione dell’informazione pubblica, ex ante, in itinere, ex post evento critico”.

È Co-Fondatore di Intelligence Collettiva, un progetto di approfondimento e di diffusione della cultura della sicurezza  e nel corso della XVII legislatura è stato relatore della “Relazione sulle procedure e la normativa per la produzione ed utilizzazione di sistemi informatici per l’intercettazione di dati e comunicazioni”, approvata dal Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica nella seduta del 13 febbraio 2018.

 

Cosa ha portato un ingegnere eletto tra le file dei Cinque Stelle ad occuparsi di intelligence  e di sicurezza nel nostro territorio e a rappresentare l’Italia all’Estero in occasione degli incontri con le varie Forze Armate? Lei ha voluto fortemente partecipare e capire la situazione dei militari appartenenti a diversi ambiti, ha ascoltato le loro esigenze lavorative ed affrontato temi di più ampia portata. Cosa ne è emerso da questi incontri, cosa l’ha più colpita e cosa vorrebbe fare come Sottosegretario per il Suo paese?

 

Sul mio profilo Twitter ho scritto “Ingegnere rapito dall’Intelligence per diffondere la cultura della Sicurezza” e aggiungo della Difesa. Intelligence e Sicurezza da sempre suscitano il mio interesse perché, strettamente legate tra loro, sono di primaria importanza per il Paese. Nel corso della mia formazione professionale e politica ho avuto modo di approfondire queste tematiche partecipando alla progettazione di opere strategiche e oggi da Sottosegretario alla Difesa, a maggior ragione, continuo a seguirle con molta attenzione. L’Intelligence è il cuore pulsante della sovranità di ogni Paese e, anche in un mondo globalizzato sempre più interconnesso, rappresenta sempre un aspetto identitario,   strumento di intimità strategica di ogni singola nazione. Oggi viviamo una fase di forte cambiamento in cui il concetto stesso di sicurezza sta mutando in nome di una sfida tecnologica sempre più complessa fuori e dentro il dominio cibernetico. Agli attacchi che prima giungevano più convenzionalmente dal mare, dalla terra o dai cieli, si aggiungono quelli della rete. Dunque, ciò che ha portato un giovane ingegnere come me a trattare queste tematiche è principalmente l’amore per il nostro Paese e la consapevolezza che c’è ancora tanto da fare per renderlo più sicuro. L’incarico di Sottosegretario alla Difesa mi ha reso più sensibile alle problematiche che affrontano i nostri ragazzi in uniforme impegnati in Italia e all’estero per garantire la sicurezza del Paese. Sento forte la grande  responsabilità dei compiti che il Presidente Conte ed il Ministro Trenta hanno voluto affidarmi e, fin dal primo giorno del mio insediamento, ho intavolato colloqui diretti con i vertici della Difesa e delle Forze armate. A seguire ho cominciato ad approfondire la conoscenza delle realtà militari raccogliendo i feedback della base operativa. Nel corso delle mie visite quello che più mi ha colpito è stato vedere donne e uomini che nonostante le difficoltà della professione,  indossano con orgoglio l’uniforme. Giovani e meno giovani con le stellette che antepongono il servizio alle Istituzioni agli interessi personali. Ciò comporta senza dubbio enormi sacrifici anche per le famiglie. Vedendoli all'opera ho sentito forte il dovere di intraprendere azioni che possano metterli nelle migliori condizioni di svolgere il proprio lavoro. In questi incontri è emerso che ci sono ampi margini di miglioramento in tanti settori. Il benessere del personale della Difesa passa dall’ammodernamento di mezzi ed equipaggiamenti al miglioramento delle condizioni alloggiative, da un supporto medico adeguato ad altri aspetti legati all’impiego del personale. Io mi sono rimboccato le maniche e sono a lavoro. Se vogliamo innovare questo settore strategico dello Stato è importante stimolare un dialogo schietto tra la componente militare e quella politica, un nuovo rapporto  per trovare soluzioni che mantengano elevato il benessere dei militari impegnati nell’adempimento del loro dovere e contrastare le principali minacce a difesa del Paese. Infine un messaggio più generale voglio rivolgerlo a tutti i giovani, con e senza divisa: seguite la politica, aggiornatevi, studiate e non abbiate mai paura di portare avanti le vostre idee e i vostri progetti. Non dimenticate che siete voi il futuro di questo meraviglioso Paese.

       

Ha lavorato per cinque anni come ingegnere progettista di Opere Strategiche, Telecomunicazioni, Sicurezza e progettualità richiedenti un livello elevato di Nulla Osta di Sicurezza. Oggi ha una specifica delega per la trattazione di problematiche relative alla sicurezza cibernetica. Spesso si sente parlare di attacchi informatici importanti, fughe di dati e traffico di informazioni a fini illeciti o anche solo per fini commerciali.  Il terrorismo si diffonde tramite strumenti multimediali prima che fisici; i terroristi vengono arruolati su internet e su internet si rivendicano gli attentati.  Quale trova che sia il  punto di partenza per  favorire una visione strategica nel settore cyber e per  valorizzare le strutture già operative che fanno capo al Ministero della Difesa e alla Presidenza del Consiglio? Trova che pubblico e privato in questo campo possano lavorare in sinergia?

 

Il punto di partenza deve essere quello di una maggiore consapevolezza della minaccia cibernetica, sempre più imprevedibile e subdola. Negli ultimi mesi ho partecipato a importanti incontri, non ultimi il Seoul Defense Dialogue e il Cybertech Europe 2018, dove, con esperti e analisti di tutto il mondo, abbiamo provato ad immaginare come sarà il futuro e quali saranno le sfide che ci troveremo a dover affrontare in ambito cibernetico. È evidente che ci stiamo muovendo, ad altissima velocità verso nuove realtà che sempre più incideranno sulle nostre vite. Siamo nell’era dell’Intelligenza Artificiale e dell’Internet of Everything. Miliardi di oggetti, sempre più “intelligenti”, connessi alle reti. I campi di applicazione della cyber sono tanti: dalle smart city all’industria, passando per lo sport fino alla sanità. Dobbiamo avere una visione strategica mirata a creare un modello di sicurezza cibernetica europea all’altezza di quelli che oggi possono considerarsi i principali players: USA, Russia e Cina. Personalmente vedo il Vecchio Continente indietro, rispetto ad altri, nel settore cyber. Per quanto riguarda la Difesa, sto studiando un nuovo modello che porterà nei prossimi anni alla costruzione di una forza armata dedicata alla sicurezza cibernetica. Il punto di partenza è il coordinamento di strutture già esistenti come il Comando Interforze per le Operazioni Cibernetiche (CIOC), posto alle dirette dipendenze del Capo di Stato Maggiore delle Difesa, il sesto reparto, il RIS ed altri uffici che fanno riferimento alle singole forze armate. Attraverso la protezione delle reti militari, quale Cyber Command nazionale, il CIOC è abilitato a svolgere operazioni militari nel dominio cibernetico. Questa capacità sarà implementata anche nei teatri internazionali da Cellule Operative Cibernetiche (COC) che opereranno in simbiosi con il cervello centrale garantendo la protezione di assetti militari sempre più digitalizzati. In tale ottica ritengo necessario apportare modifiche al quadro normativo estendendo le garanzie funzionali anche in ambito Difesa. La priorità del Governo è potenziare le capacità cyber del nostro Paese. Per fare ciò pubblico e privato hanno un ruolo importante nell’ambito della ricerca e dello sviluppo di nuove tecnologie, sono il motore per il rafforzamento dell’industria della Difesa europea. Lo scopo è far si che  “l’attaccante” debba spendere elevate somme per condurre le proprie azioni offensive. 

 

Da giovane specialista della materia cyber e del settore della Difesa, attraverso i canali social che utilizza, Lei riscuote successo ed ammirazione soprattutto per l'impegno e la giovane età che fanno da contorno ad una preparazione “sul campo”, si è circondato di uno staff giovane e competente che sa di quello di cui va a parlare ogni giorno.

Secondo Lei, serve più politica o preparazione tecnica in ambiti come questo, così nevralgici? 

 

Ritengo che tutti possono fare politica ma per essere credibili è indispensabile essere preparati e conoscere a fondo le materie che si trattano. Faccio questo esempio. Il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta mi ha dato la delega sull’operazione “Strade Sicure”. Ho ritenuto necessario dopo un approfondimento della parte normativa e legislativa, indossare nel vero senso della parola, i panni del militare che ogni giorno si trova a pattugliare le strade o presidiare siti fissi ritenuti sensibili, con la pioggia e con il sole, con il caldo e con il freddo. Sono stato a bordo di un sommergibile, lo Scirè, ho effettuato un volo su un aereo da addestramento, il T346, ho visitato le forze speciali della Marina Militare, una vera eccellenza mondiale, e in fine oltre ad assistere ad una esercitazione dei Carabinieri “Tuscania” ho deciso di lanciarmi in tandem con il paracadute, per dimostrare la mia fiducia nella loro professionalità. Sono il secondo Sottosegretario dopo Cossiga ad aver ricevuto la delega per l’Arma dei Carabinieri, sono pronto a diventare uno strumento operativo per migliorare la portata della loro azione. Ecco perché ho fatto un lancio da 4.500 metri. Dietro a ogni divisa c’è un essere umano con i problemi e le esigenze proprie di ogni cittadino. Stando in mezzo a loro, incontrandoli nel loro ambiente senza condizionamenti e pressioni, riesco a cogliere l’essenza delle loro richieste e poter così intervenire a favore del loro benessere. Di sicuro in questa azione, che non nascondo essere molto impegnativa, mi avvalgo di uno Staff giovane in grado di rompere gli schemi tradizionali.  Chiedo tanto alle persone che mi seguono in questo difficile percorso ma so come valorizzare la passione e l’impegno.

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