Dei delitti e delle pinne

| Terza edizione di un festival noir a pochi passi dal mare. Tra gli ospiti della prima serata Alessandro Meluzzi, il colonello Federici e il cronista Massimo Numa

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Di Davide Cucinotta

Ma chi l'ha detto che in vacanza nessuno ha voglia di pensare, riflettere e capire? Si può tranquillamente passare l'intera giornata sotto l'ombrellone e la sera concedersi una botta di cultura, che di questi tempi non guasta mai. A dimostrarlo c'è un evento che ha tenuto banco nel week end fra venerdì 8 e domenica 9 ad Andora, una delle tante località della riviera ligure meta di turisti e villeggianti: il Festival Ag Noir", terza edizione di una rassegna nata per volontà di Andrea G. Pinketts, scrittore e giallista milanese.

Tre giorni, in cui nella storica cornice dei giardini di Palazzo Tagliaferro, dimora nobiliare del XVIII secolo per lungo tempo adibita a colonia estiva, si sono alternati aperitivi, incontri, dibattiti, concorsi, mostre, workshop e proiezioni, tutto ovviamente in tinta noir.

Per la serata inaugurale, dopo la premiazione del concorso letterario "AG Noir 2017", un incontro ha attirato la curiosità di molti. Intitolato "Cogito ergo investigo", il momento clou della serata ha avuto come ospiti Alessandro Meluzzi, psichiatra, psicologo e opinionista televisivo, e il colonello dei Carabinieri Fabio Federici, criminologo, medaglia d'argento al Valor Civile, ambedue introdotti da Massimo Numa, firma del quotidiano "La Stampa" e direttore del magazine "TorinoStar". Accanto a loro Andrea G. Pinketts, ideatore e motore dell'evento noir di Andora e la conduttrice Christine Enrile.

I casi mediatici

Ci sono fatti di cronaca, soprattutto delitti, che più di altri conquistano l'opinione pubblica per mesi, trasformandosi in vere saghe infinite dove ogni passo in avanti nelle indagini diventa un colpo di scena. Il delitto di Avetrana, della giovane Sarah Scazzi, il caso Parolisi, il militare condannato per l'omicidio della moglie, l'omicidio di Meredith Kercher, rimasto senza colpevoli e, ancor più di recente, il caso di Elena Ceste e l'omicidio della tabaccaia di Asti. Proprio gli ultimi due casi, grazie alle indagini coordinate dal colonnello dei Carabinieri Fabio Federici, oggi comandante provinciale a Mantova, si sono risolti con la condanna in primo grado a trent'anni di carcere per Michele Buoninconti, marito di Elena Ceste, e altrettanti per Pasqualino Folletto, reo confesso dell'omicidio della tabaccaia astigiana Maria Luisa Fassi, uccisa con 45 fendenti nel luglio del 2015.

Il colonnello Federici si è soffermato sulle tecniche di indagini, sempre più sofisticate, ma soprattutto sulla grande attenzione che le forze dell'ordine prestano al sopralluogo iniziale, il momento in cui è possibile acquisire più indizi. Grandi consensi anche per Alessandro Meluzzi, che ha difeso il principio altamente democratico del processo penale pubblico, anche se questo significa cadere nella voracità dei media.

Per informazioni e programmi: www.agnoir.it

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