Ex Prima Linea nel mirino dei pmdopo la passerella nelle carceri

| Inchiesta dopo le "visite" dell'ex terrorista Sergio Segio negli istituti di pena piemontesi, il procuratore di Torino acquisisce i documenti per risalire a chi ha dato le autorizzazioni. L'ex "comandante Sirio" a Torino ed Asti

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DI MASSIMO NUMA
La foto, un po' sfocata e ingiallita, è tratta dal tesserino di identificazione del vice-brigadiere degli agenti di custodia Francesco Rucci, che fu ucciso dall'ex terrorista ma non ex assassino, lo è tuttora, quel marchio infatti non se lo toglierà mai di dosso, Sergio Segio, 67 anni, il comandante Sirio, ex leader di Prima Linea. Senza alcun tipo di problema  - forse era solo una questione di banale sensibilità - s'è presentato ai cancelli del carcere di Torino delle Vallette, dedicato agli agenti di custodia Lorenzo Cutugno e Giuseppe Lorusso, trucidati dalle Brigate Rosse della colonna torinese nel '78, per farsi un giretto nella zona del teatro con il garante dei diritti dei detenuti Bruno Mellano.  E così, il capo della procura di Torino, Armando Spataro, ha chiesto alla direzione del carcere delle Vallette i documenti relativi alla partecipazione di Sergio Segio, ex terrorista di Prima Linea, a una iniziativa organizzata all'interno della struttura. Spataro, dopo avere precisato di avere appreso la circostanza "a seguito di comunicati di organismi di rappresentanza della polizia penitenziaria", afferma, in una nota, di avere "richiesto al direttore della Casa circondariale l'invio, ove non osti alcuna diversa esigenza, del carteggio relativo all'evento, alle domande di autorizzazione all'ingresso del carcere di chi ha già partecipato e ai conseguenti provvedimenti". Il sindacato Osapp chiede ora l'avvio di un'inchiesta interna che possa individuare profili disciplinari e penali.
IL SANGUINOSO CURRICULUM DI SEGIO
Ha ucciso numerose persone, nel corso della sua militanza nella formazione terroristica Prima Linea, nata in Piemonte, in Val Susa, con l'idea di differenziarsi dalle Br "militariste". Loro "nuotavano" invece nei movimenti ma erano altrettanto sanguinari e fondamentalmente criminali senza se e senza ma. Segio aveva un passato tutt'altro che inconsueto, in quei tempi, nelle formazioni di estrema sinistra come Lotta Continua, poi entra nel gruppo già paramilitare di "Senza tregua", frammento di "Potere Operaio". Da qui alla vera lotta armata il passo fu breve. E così nacque Prima Linea. Si ritrovò in compagnia di un uomo dal grande carisma e in preda ad astratti furori omicidi: Marco Donat Cattin, figlio del potente e tormentato ministro dc Carlo. 

COMPAGNI DI LOTTA E DI ASSASSINII
Quindi il compagno dai nervi fragili Roberto Sandalo, tra i primi pentiti, recentemente scomparso dopo una serie di infinite disavventure e ricadute; il gelido killer Michele Viscardi, che oggi non sarebbe dispiaciuto a Quentin Tarantino per uno dei suoi film splatter, appena arrestato già subito pentito; Enrico "Chicco" Galmozzi che ancor oggi fa allegramente parte dei movimenti di qualsiasi tipo di protesta e si dichiara No Tav; il puri-assassino di Condove Fabrizio Giai, il torvo "Comandante Ivan", pentito pure lui a tempo di record; Susanna Ronconi, la sua compagna di vita, Diego Forestieri; l'ideologo Roberto Rosso; il militarista Maurice Bignami, e la truppa fedele ma non troppo: Silveria Russo, Giulia Borelli, Bruno La Ronga. Costoro impazzano sui social antagonisti ma dove dimostrano nei fatti che la catena di morti innocenti che hanno provocato proprio non parrebbe al centro dei loro pensieri. Assieme a un ex terrorista della Val Susa, nel gennaio 2012, noto esponente del movimento No Tav, si ritrovarono in un agriturismo della valle per una "rimpatriata" tipo Amarcord. Gli investigatori della Digos che monitorarono l'incontro contarono quanti morti si portavano nelle loro coscienze: 17 Caduti in nome di uno Stato che spesso non ricorda bene, o non ricorda affatto il sacrificio di chi diede la vita per difendere la libertà e la legalità della Repubblica, non a caso nata dalla Resistenza.
MACABRO ELENCO DI VITTIME

Oggi Sergio Segio, che è sì un ex terrorista ma resta sempre un pluri-assassino, uccise il 29 gennaio il magistrato Emilio Alessandrini, assieme all'altro complice killer, il defunto Donat Cattin, vittima di un incidente stradale molti anni dopo, quando già era un uomo libero.Lo uccisero perché Alessandrini non rappresentava solo la repressione, ma soprattutto un modo di porsi verso il terrorismo di sinistra o di destra, quasi o anche da sociologo. Uomini come lui avrebbero fatto capire a troppa gente in quale degrado morale i "compagni" del partito armato stavano facendo precipitare migliaia di ragazzi. Così dovette morire pure un altro giudice, Guido Galli, reo delle stesse "colpe" di Alessandrini. Era il 19 marzo 1980. Non pago delle morti innocenti che già gravavano sulla sua coscienza (ma l'avrà - poi - una coscienza?) il comandante Sirio uccide il 18 settembre il vicebrigadiere degli agenti di custodia Francesco Rucci, 32 anni, tanto per dare un segnale "agli aguzzini" che avevano a che fare con in "compagni già in prigione". Chi era Rucci? Una persona ben lontana dai salotti borghesi e progressisti che il triste Segio frequenta da sempre con successo, una vita di lavoro e sacrifici; invece ha avuto una bella vita, il suo assassino, dopo la scia di sangue innocente. S'è preso anche la briga di stigmatizzare l'operato delle forze di polizia dopo il G8 di Genova, e pontifica con le solite granitiche certezze - proprio come allora - sui temi più disparati. Invece il vicebrigadiere Rucci non conobbe nemmeno il figlio che sua moglie portava in grembo, lui che - saputo di essere nella black list di Segio e degli altri assassini quasi tutti di famiglie bene - aveva chiesto invano il trasferimento. Quattro terroristi gli spararono. Quattro contro uno.
SPATARO: "NON S'E' MAI PENTITO"

Armando Spataro, magistrato di punta a Milano negli anni di piombo, attuale procuratore capo della Repubblica di Torino, a proposito dei finanziamenti pubblici a un fim tratto da un libro di Sefio in cui si raccontano con toni "epici" le "nobili imprese" di Prima Linea aveva commentato: "... È stato dimenticato che Segio ha ucciso a Milano tre uomini delle istituzioni, i magistrati Alessandrini e Galli, il brigadiere Rucci, e il giovane William Waccher, ritenuto erroneamente un confidente della polizia. Milano ha il dovere della memoria, non può dimenticare. E ha il diritto di chiedere a Segio di ammettere, innanzitutto, quanto vili e folli siano stati gli omicidi che ha commesso. Lo sponsorizzino altri, se vogliono, non le istituzioni pubbliche»
"ABBIAMO COLPITO I BOIA DELLE CARCERI"
Nella rivendicazione veniva spiegato che il brigadiere era stato "giustiziato" per l'attività al primo raggio di San Vittore ... braccio famigerato per le torture a cui i boia costringono le avanguardie comuniste prigioniere». Scriveva lo stesso Comandante Sirio, lo stesso signore appunto che ha varcato pochi giorni fa l'insegna del carcere con i nomi di Cutugno e Lorusso. Ma Segio è anche il responsabile di una morte di un pensionato qualsiasi, che nulla aveva a che fare con i veleni che infestavano quella mente criminale, da vero assassino: Angelo Forlan, 82 anni. Lui e altri quattro "compagni" avevano fatto saltare il muro di cinta del carcere di Rovigo, per fare evadere la sua compagna (di allora), l'assassina come lui Susanna Ronconi, poi Marina Premoli, Federica Meroni, Loredana Biancamano. Furlan passeggiava con il suo cagnolino.
"LOTTA ARMATA FINITA", ERA IL 1983 


Ma poi Sergio Segio, capisce - un po' troppo tardi - che la "lotta armata" era solo un rigurgito di bassa macelleria criminale e se ne va, pronto per essere accolto a braccia aperte da chi - sino al 90 minuto - fiancheggiava e flirtava (in tutti i sensi) con questi rivoluzionari pronti a pentirsi e a sbranarsi tra loro al primo tintinnio di manette e alle non divertente prospettive di trascorrere decenni in carcere. Con le dovute eccezioni, perché - tra loro - ci sono stati uomini e donne che hanno scelto di pagare il loro debito prima verso le proprie coscienze, poi verso lo Stato, restando in carcere (alcuni lo sono tuttora) sino all'ultimo minuto della pena comminata. Una prova di coerenza che merita comunque rispetto. Ma questa idea di rispetto non è estendibile a Fabrizio Giai o a Sergio Segio. Costui, invece di scegliere il silenzio, invece di farsi dimenticare dalla collettività e dai familiari innocenti delle loro vittime innocenti, ha scelto invece la strada di una visibilità cupa e invadente, totalmente priva proprio di quel rispetto di poc'anzi, sino ad offendere e a ferire la sensibilità delle donne e degli uomini della polizia penitenziaria di Torino, una delle metropoli più colpite dagli assassinii rossi, che hanno dovuto aprirgli i cancelli per farlo "partecipare" al "dibattito". Il segretario generale del sindacato Osapp Leo Beneduci ha avuto parole amare: "Uno schifo. Segio non doveva nemmeno farsi sfiorare dall'idea di farsi vedere nel carcere dove avrebbe dovuto restare per sempre ma dietro le sbarre. Ha offeso la dignità non solo degli agenti della polizia penitenziaria ma di tutta la società civile".
GIUSEPPE GALLI E BENEDETTA TOBAGI

Giuseppe Galli, figlio del giudice assassinato aveva scritto una lettera: "Milano è la mia città, la città della mia famiglia, dei miei bambini... e io mi chiedo come può patrocinare un film ispirato alla storia di chi ha deciso di distruggere cinicamente la vita di un uomo e pretende di spiegarci le ragioni della sua impresa...». "La prima linea", film ispirato all'autobiografia dell'ex terrorista Sergio Segio e alle sue poco nobili imprese, aveva provocato pesanti polemiche. "Ci sono Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno, nel ruolo dei protagonisti, Segio e Susanna Ronconi e cosi avremo il terrorista figo e belloccio», aveva commentato Benedetta Tobagi, figlia di Walter, il giornalista del Corriere assassinato nel 1980 da un commando che aspirava ad entrare. Spataro: «In Italia c'è stata una stagione di vili tragedie provocata da una parte sola. Spero che Segio ricordi a quanti innocenti lui stesso e i suoi compagni hanno sparato in testa, mentre accompagnavano i loro figli a scuola o aspettavano di entrare in un'aula di università». E Ancora Giuseppe Galli: "...Il Comune di Milano intende patrocinare il film «La Prima linea», ispirato al libro di Sergio Segio, ex terrorista e assassino. Non permettendomi assolutamente di entrare nel merito della scelta dell'assessorato al Tempo libero del Comune di Milano, mi pongo solo due interrogativi: 1) qual è la motivazione che spinge il Comune in cui vivo a prendere una simile decisione? 2) Non sarebbe opportuno, in questi casi, informare prima i familiari delle vittime e sentire, perlomeno, cosa ne pensano? Sono il figlio di Guido Galli, magistrato vigliaccamente ucciso a Milano da Segio quasi trent'anni fa; oltre a me, mia mamma, le mie sorelle e i miei fratelli vivono a Milano. A Milano lavoriamo e cresciamo i nostri figli, a Milano otto mesi fa è nato mio figlio Guido: ci piacerebbe che Milano non tradisse la memoria di vittime di un periodo ormai passato, ma che ha lasciato un segno indelebile, non solo in chi è stato direttamente colpito, ma nella società tutta. Credo che il Comune di Milano possa fare di meglio che patrocinare un film ispirato al libro di una persona che, un giorno, ha deciso di distruggere cinicamente una vita e che oggi pretende di spiegarci le ragioni della sua «impresa»".
 OSAPP/1 "AGENTI INDIGNATI, VIOLATA DIGNITA' E RISPETTO"


Nella tarda mattinata di ieri 27 Ottobre 2017, ha fatto ingresso nell'Istituto penitenziario della Casa Reclusione di Asti, per poi recarsi al teatro, l'assassino Sergio Segio unitamente al Garante Regionale dei detenuti e al Direttore del carcere. A denunciare l'episodio è l' O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) per voce del Segretario Generale Leo Beneduci che dichiara:"Esprimiamo sentimenti di forte sdegno e disagio da parte nostra e del personale di Polizia Penitenziaria in servizio alla Casa Reclusione di Asti laddove l'opera di rieducazione che si vorrebbe vantare portando a testimonianza consimili personaggi è di fatto inesistente per la stragrande maggioranza degli altri detenuti non parimenti appoggiati dai sensi di colpa di una classe politica non degna di rappresentare i cittadini onesti". "Il tour dell'ex terrorista assassino indigna le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria che ritengono inaccettabile l'ingresso di tali personaggi che si sono resi protagonisti di gravi fatti di sangue proprio in danno degli ex Agenti di Custodia prima ora Polizia Penitenziaria".
OSAPP/2 "MISURE DISCIPLINARI PER I RESPONSABILI DELLE CARCERI" 
 Il tour di ex terroristi nelle carceri Italiane come da ultimo quello di Sergio Segio negli istituti penitenziari Piemontesi, sicuramente approvato oltre che dalle Autorità penitenziarie locali, da quelle nazionali e in sede politica, oltre che essere riprovevole da molteplici punti di vista quali ed anche il mancato rispetto delle vittime del reato e del dovere tra cui numerosi Poliziotti Penitenziari anche nella stessa Torino costituirebbe in sé motivo di illecito disciplinare per coloro che indossando una uniforme si trovassero ad avere rapporti con tali personaggi per motivi non strettamente connessi al servizio ma a ciò indotti, loro malgrado, dalla convivialità che risulta affliggere ilsistema. Tale è il commento diffuso dall'O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) per voce del Segretario Generale Leo Beneduci rispetto agli accessi dell'ex terrorista Sergio Segio nelle carceri di Torino e di Asti di questi giorni. 

"Infatti a norma degli Articoli 4 e 5 del regolamento di disciplina del personale di Polizia Penitenziaria di cui al DLgs 449/92 - prosegue il leader dell'O.S.A.P.P. - il rapporto con pregiudicati per motivi non strettamente di servizio e quindi nei termini dei compiti istituzionali degli appartenenti al Corpo si configurerebbe quale fattispecie sanzionabile con la deplorazione o addirittura con la sospensione dal servizio". 

"Non è quindi assolutamente comprensibile né tantomeno giustificabile che tale politica del 'valemose bene' tralasci di considerare aspetti di così evidente rilevanza soprattutto da parte di chi come l'attuale Capo del personale Pietro Buffa il carcere dovrebbe averlo conosciuto bene o l'attuale Capo del D.P.A. (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) Santi Consolo è assurto ai più alti scranni della Magistratura, non tralasciando inoltre di considerare che i Direttori Penitenziari quali quelli di Torino e di Asti che pure vantano un trattamento economico e giuridico analogo a quello delle Forze di Polizia, pur non facendone in alcun modo parte quale caso pressoché unico e quanto mai dubbio nel contesto, nel consentire tali ingressi in carcere di fatto ignorano le possibili conseguenze per il personale".

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