G7 a Venaria: la scelta "difensiva"

| Per scconigurare i gravi problemi di ordine pubblico in scena ad Amburgo, si è preferito individuare un'area più facilmente isolabile

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Il G7 economia si terrà nella reggia di Venaria a settembre. Niente Lingotto, troppo a rischio contestazione da parte dei centri sociali torinesi di area autonoma che già pregustavano la possibilità di una seconda Amburgo, quando estremisti da tutta Europa costrinsero la moglie di Trump  a rinunciare allo shopping in centro per timori di assalti e incidenti.  La contestazione in Germania, costata centinaia di feriti e di arresti, è apparsa ai nostri teologi come una grande vittoria contro la "rassegnazione e l'appiattimento" di forze rivoluzionarie da tempo un po' alla deriva e prive di slanci. Un rischio messo evidenza dal tema al centro di un ponderoso seminario organizzato da Askatasuna in Val Susa in settembre e che dovrebbe sancire il ritorno alle "azioni di lotta concrete" ma non si sa ancora con quali modalità.

Intanto va registrata la delusione del trasferimento dei lavori del G7 da Torino alla reggia di Venaria. Per una ragione banalmente logistica. La zona dove si celebreranno i lavori con gli staff dei sette ministeri economici già importanti del mondo è molto già difendibile da intrusioni o assalti delle zone rosse. Sarà un vasto territorio totalmente blindato. Nè conforta gli autonomi il "Contro-G7" della sinistra alternativa nella zona dei Murazzi, definito in modo spiccio "inutile e quasi controproducente". Perché? Semplice. Scaricherebbe la protesta in un binario morto, lontano dall'epicentro del G7, con il risultato di annullare il significato, anche mediatico, della protesta. 

Tutto questo lo troviamo in un documento pubblicato dall'house-organ di Askatasuna, InfoAut. E' piuttosto lungo, lo leggete in coda al servizio, ma vale la pena pubblicarlo per intero, poiché molti degli umori, delle speranze e di una serie di messaggi cifrati, nascosti tra le righe, consentono di capire, almeno in parte, cosa potrebbe veramente succedere a settembre. Titolo: "Il G7 scappa a Venaria? Roviniamogli il banchetto!". Diciamo subito quali sono i progetti di questi "rivoluzionari" che amano per declinare questo tipo di lessico, per non cadere nella trappola delle parole d'ordine novecentiste, con tutto il corredo di tragiche e sanguinose sconfitte pagate in primo luogo dal proletariato di tutto il mondo. Si tratterà di dirottare il corteo di protesta, programmato in centro, nel solito percorso che poi avrebbe dovuto confluire verso i Lingotto, in direzione dei blocchi della polizia, direzione Venaria. Ci saranno spezzoni di antagonisti - l'appello è transnazionale, convergeranno a Torino estremisti da tutta Europa, le prove generali nel campeggio di lotta NoTav in Val Susa, proprio in queste ore c'è stata un riunione non troppo segreta, su due livelli, uno pubblico, l'altro no, per definire le strategia, c'erano anche autonomi baschi, francesi e greci - che tenteranno di infrangere i divieti, con l'idea manifesta di creare un incidente in grado di strappare qualche titolo sui mainstream nazionali e non solo. Poi una serie di azioni di disturbo a sorpresa, per bloccare i cortei di auto, per intercettare delegazioni in visita in città, per prendere di mira un evento o un singolo personaggio. Così gli obiettivi sensibili sono già definiti: stazioni ferroviarie, aeroporto, luoghi istituzionali, il centro della città con i suoi simboli. Saranno flash-mob, per essere ottimisti, all'insegna di bombolette di vernice e di fumogeni. Ma non è escluso qualcosa di peggio. La vera incognita riguarda la presenza di aree violente anarchiche, tutt'altro che amichevoli con gli autonomi, movimentisti, infiltrati da tutte le Intelligence europee e no, con un'ala moderata che dipinge manifesti con i colori della pace e va in corteo con bimbi, cani e palloncini. 

Ecco il documento integrale di preparazione del G7.

 

"Prima a Torino, poi a Milano, infine a Venaria, ma solo tre giorni anziché sei, perché per il Ministero dell'Interno è più facile garantirne il tranquillo svolgimento. Rispetto al g7 su lavoro, tecnologia e industria 4.0 nelle settimane scorse i media hanno ampiamente riportato il tira e molla in corso nelle sfere istituzionali, tra chi non voleva perdere "un'occasione" per il Sistema Torino e chi non voleva avere rogne nella città più povera del nord Italia e che più di altre ha subito i processi di de-industrializzazione.

E' così i ministri del lavoro preferiscono rinchiudersi alla Reggia di Venaria, nell'isolamento delle residenze sabaude con le porcellane di casa Savoia. Altro che questione sicurezza, è una questione di tranquillità. La loro, ovviamente. I responsabili delle decisioni politiche che immiseriscono le nostre vite vogliono agire indisturbati, nuova aristocrazia che impone il proprio potere senza dover rendere conto a nessuno. Le contraddizioni che agitano la società e la loro espressione devono essere neutralizzata dal dispositivo sicuritario e mediatico. Nei desideri di chi governa la società, proprio una piazza potenzialmente nemica deve essere confinata e ridotta all'impotenza. La voglia di prendere i ministri e i loro lacché a pedate nel culo, il grido di chi è stufo, può essere espresso solo a patto che sia svuotato di ogni possibilità concreta di incidere.

Un ingraggio di questa macchinetta è stata la sindaca Chiara Appendino che ha incontrato il Ministro dell'Interno Minniti per garantire il tanquillo svolgimento di un consesso percepito da tutti i torinesi al meglio come uno spreco di soldi in un contesto di povertà dilagante. Nonostante alcune voci di critica all'evento, il movimento 5 stelle invece di manifestare con un gesto politico forte non solo la propria contrarietà al grande evento inutile ma anche l'estraneità al sistema partitico e ai suoi meccanismi di potere se ne fa garante.

Vecchi maestri in quest'arte sono i redivivi dell'ennesima incarnazione dell'"estrema sinistra" che per l'occasione pensano a un g7 laterale e alternativo con star della politica internazionale. Sarà mica per far finta di non capire che la mera possibilità di ogni alternativa comincia con la cacciata dei sette gozzoviglianti ministri che hanno messo in ginocchio un paese e una generazione intera?

Se il potere scappa cosciente della propria inconsistenza si impone la necessità d'inseguirlo e di stanarlo, dare corpo e voce a chi è stanco di subire. E in questo paese, in questa città sono tanti. Riuscire a mettere i bastoni tra le ruote a Poletti e la sua cricca è difendere la possibilità non solo di un futuro migliore ma semplicemente di un presente accettabile. Hanno cattive intenzioni e vanno fermati: ne va della nostra sopravvivenza.

Quelli davanti a noi non hanno paura dei simboli. Lo scenario che si sono platealmente ritagliati i ministri è quello di una nobiltà chiusa nelle residenze reali, estranea alle sofferenze popolari a cantare in coro uno sprezzante ritornello «che stringano la cinghia, che facciano più stage, che aprano una partita IVA... che mangino brioche!». Qualche moderno sanculotto (o meglio sancontratto!) riuscirà a bussare alle loro porte? Noi scommettiamo di sì!".

 

 




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