Il Club di Giulietta, per cuori infranti

| Dalla metà degli anni Trenta, qualcuno si occupa di rispondere alle migliaia di lettere d’amore che ogni anno raggiungono la casa dove secondo la leggenda sarebbe vissuta Giulietta Capuleti

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Giulietta, a quanto è dato sapere, non è mai esistita, e tantomeno Romeo. Ma questo in fondo è solo l’ultimo dei problemi, addirittura ininfluente, scoprendo che sul nome dei due innamorati più celebri della storia dell’umanità - meglio, della letteratura - è fiorita una leggenda talmente florida e radicata da ottenere nel tempo un indirizzo preciso e reale, unito allo sforzo di un gruppo di persone che ogni giorno ricevono e rispondono a migliaia di lettere in arrivo da tutto il mondo, come se a rispondere fosse la stessa giovinetta. Lo scenario è Verona, città romantica di per sé, almeno secondo quanto raccontato da William Shakespeare nella tragedia composta tra il 1594 e i due anni successivi, diventata il simbolo assoluto dell’amore perfetto, e forse proprio per questo costretto a vedersela con un destino che ha scelto un finale drammatico al posto di auguri, confetti e figli maschi. Ma ora come allora, Verona incarna l’approdo per milioni di cuori infranti, che da tempo immemore scrivono una lettera a Giulietta come fosse una santa, in cui invocare aiuto, comprensione e magari una magia, visto che lei di amore ne capisce, considerando cosa le ha riservato il destino.

Questa storia inizia negli anni Trenta, quando Ettore Solimani, l’allora custode della tomba di Giulietta - anch’essa di fantasia, ovviamente - decide di iniziare a raccogliere le lettere indirizzate a miss Capuleti, abbozzando perfino delle risposte ai cuori più infranti. Il testimone passa quindi al professor Beltramini, poeta veronese, che a sua volta, ormai oltre quarant’anni fa, lo cede al “Club di Giulietta”, associazione culturale no profit nata su incarico del Comune, della Provincia e della Regione Veneto. Da allora è nata una squadra, ribattezzata “Le segretarie di Giulietta”: 45 volontarie, veronesi ma anche straniere, che da anni si preoccupano di ricevere, rispondere e conservare le circa 50.000 lettere che ogni anno partono da ogni angolo del pianeta con destinazione Verona, spesso senza neanche indicare indirizzo e numero civico, ma semplicemente “Per Giulietta”. Sono lettere che raccontano di amori, gioie, dolori e solitudini, scritte in tutte le lingue del pianeta su carta da lettera, ma anche su pezzi di agenda strappati, a volte accompagnati da disegni, adesivi, poesie e fotografie. Il segnale confortante, in tutto questo, è il messaggio subliminale: le pene di un amore importante, oggi come ai tempi di Shakespeare, si scrivono ancora prendendo carta e penna, evitando social network, sms e quant’altro stia inesorabilmente sostituendo il piacere antico di comunicare.

E questo per non parlare del turismo che il mito di Giulietta e Romeo attira: al pari dell’Arena e della splendida piazza delle Erbe, Verona ha fra i suoi punti più fotografati proprio l’ipotetico balcone da cui la giovane Capuleti si affacciava per incontrare il suo amato Montecchi. Così come la statua della giovinetta, la casa di Giulietta, quella di Romeo e la tomba dei due: tutto così talmente falso da diventare vero. Eppure, per qualcosa che è bello considerare magico e universale, come l’amore, ogni giorno migliaia di persone di lasciano un breve messaggio sui muri intorno alla casa e alla tomba di Giulietta: scritti su un biglietto dell’autobus, sul retro della ricevuta di un ristorante o di un volantino pubblicitario. Ma come già accennato, che si tratti di un luogo e un personaggio di fantasia non è importante, anzi, basta e avanza per attirare, nel tempo, l’attenzione di grandi giornali come il “New York Times”, il “Wall Street Journal”, “People” e il “Times” inglese, che sull’attività del “Juliet Club” e soprattutto sull’idea di Verona capitale mondiale dell’amore, hanno voluto dedicare ampi spazi. Si accoda a questo anche un film uscito nelle sale italiane alla fine di agosto del 2010: si intitola “Letters to Juliet” e racconta la storia di una “segreteria di Giulietta” di origini americane, interpretata da Amanda Seyfried, che sceglie di dare lieto fine ad un messaggio d’amore datato 1957, lasciato da una donna (Vanessa Redgrave) quando il destino l’aveva allontanata dall’amato (Franco Nero).

L’associazione “Juliet Club” organizza ogni anno il “Premio Cara Giulietta”, assegnato alle lettere più belle, con la cerimonia di premiazione in scena nella casa della giovane Capuleti il 14 febbraio di ogni anno, San Valentino. Sempre annuale è il premio letterario internazionale del libro “Scrivere d’amore”, giunto alla XIX edizione, dedicato alle opere di narrativa edite in Italia che abbiano come tema una storia d’amore. Ed è sempre dedicata agli innamorati la suggestiva cerimonia “The Seal of Romeo and Juliet”, in cui dagli stessi luoghi dei due innamorati resi immortali da Shakespeare, le coppie possono dichiarare il proprio amore al mondo intero, ricevendo in dono una lettera sigillata come portafortuna per un amore che sia eterno almeno quanto quello di Giulietta e del suo Romeo. Per chiudere in bellezza con le solenni celebrazioni annuali per il compleanno di miss Capuleti: bancarelle, sfilate in costume, eventi di danza, musica, pittura e poesia per ricordare la giovinetta, secondo quanto riportato da Shakespeare nata il 16 settembre 1284. Forse.

Fra realtà e finzione

Secondo quanto racconta la storia, la vicenda di Giulietta e Romeo è ambientata a Verona nel 1303, anni in cui domina la Signoria degli Scaligeri. È alla morte di Alberto I° della Scala che la città diventa scenario per una sanguinosa guerra fra Guelfi e Ghibellini, a cui appartengono anche due famiglie acerrime nemiche: i Capuleti e i Montecchi. Della guerra fratricida delle due fazioni accenna Dante Alighieri in un passaggio del “Purgatorio”, senza però nominare Giulietta e Romeo. Il primo a dare notizia della vicenda è Luigi Da Porto, che nel 1531 trascrive la triste storia, ai tempi piuttosto popolare, di due nobili amanti veronesi. L’amore sfortunato diventa trama di numerosi poemi e opere in tutta Europa, fin quando William Shakespeare pubblica “The Most execellent and Lametable tragedy of Romeo and Juliet”, la sua versione sulla storia più in voga del tempo.

Da allora, le trasposizioni dell’opera shakespeariana sono centinaia: il dramma dei due amanti diventa di volta in volta musical, balletto, opera lirica e film. Da citare “West Side Story”, trasposizione in chiave newyorkese con musiche di Leonard Bernstein, l’opera di Vincenzo Bellini “I Capuleti e i Montecchi”, gli adattamenti cinematografici di Zeffirelli, nel 1968, e di Baz Luhrmann, che nel 1996 affida i ruoli dei protagonisti di “Romeo + Juliet” a Leonardo Di Caprio e Claire Danes. Nel 2011, per finire, al lungo elenco si aggiunge una versione animata: “Gnomeo and Juliet”, prodotto dalla Disney e impreziosito dalle musiche di Sir Elton John.

 

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