Il granitico No grillino alla Tav, ecco perché

| Il Fondatore M5S Beppe Grillo s'è innamorato del movimento No Tav parecchi anni fa ed è stato pure condannato per aver violato i sigilli di un presidio sotto sequestro. E Di Maio costretto a dire "No" per sempre

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Perché il Movimento 5 Stelle non può più fare marcia indietro sulla Tav, al di là di ogni ragionevolezza, con il rischio concreto di pagare pesanti penali e con i severi ammonimenti UE? Senza dimenticare la perdita dei posti di lavoro, che magari importano poco al duo che si appresta a varare il governo giallo-verde. Sarà un No granitico perché arriva direttamente dal Fondatore, Beppe Grillo, che una volta era favorevole all’Alta Velocità poi un giorno scoprì il movimento No Tav - con il famoso esempio di un mozzarella prodotta in Italia che deve andare in Cina e poi tornare nel market sotto casa (non è vero ma pazienza) - e i montanari che si oppongono al progetto in nome di un’idea diversa di progresso, che sciorinano dati e statistiche come un juke box sintonizzato sempre sulla stessa canzone. Ebbene, Grillo - un uomo in cui prevale l’istinto, lo sberleffo e il vaffa - se ne innamorò.

Spesso andava in Val Susa, se ne stava a girovagare per un’oretta nei presidi, abbracciava il portavoce storico Alberto Perino sino a che, un giorno, sceglie di entrare in una baracca sotto sequestro (perchè abusiva) violandone teatralmente i sigilli. Sotto gli occhi dei carabinieri che lo denunciano. Ebbene, alla fine ha rimediato una mini condanna, tra appelli retorici, invettive e tutto il repertorio dialettico di chi si oppone da 30 anni al supereremo. Infine, nelle piazze affollate dei comizi elettorali a Torino e in Val Susa, era solito ospitare sul palco lo stesso Perino, uno che - sia detto senza malizia - in certi momenti della vertenza appariva, tra i due, come il vero comico. A questo punto il Fondatore, se i suoi dioscuri facessero marcia indietro, ci perderebbe la faccia e non solo. Per questo ha inserito una guardiana della rivoluzione come Laura Castelli, il cui curriculum professionale, insomma, non è proprio entusiasmante, ma che nel suo passato ha una lunga e vivace militanza nelle schiere del “generale Perino”, una specie di Pancho Villa intento da anni a passare in rivista le sue "truppe", compresi gli attivisti dei centri sociali e una parte degli anarchici e infine i valligiani dei 36 comitati, a cui nessuno può mettere in dubbio una perfetta buona fede. Oggi Perino è malinconico. Dice che non ci sono “governi amici” ma durante la campagna elettorale s’è speso per i candidati grillini del territorio, rischiando una frattura con l’ala ultrasinistra del movimento.

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