Marcinelle, la strage dei minatori italiani

| L'8 agosto 1956 la tragedia del lavoro più grave del Dopoguerra: 136 emigrati italiani morirono in una miniera belga. La tragica storia dell'ex minatore Antonio Iannetta

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Ha vissuto per decenni con l'ombra terribile di avere avuto una parte di colpa nella tragedia della miniera di Marcinelle. Antonio Iannetta, ex minatore di Marcinelle, aveva cercato invano di farsi dimenticare e si era trasferito in Canada, acquisendone poi la cittadinanza. Al suo nome è legata la più grave tragedia del lavoro e dell'emigrazione del Dopoguerra. L'8 agosto 1956, 62 anni fa, morirono nella miniera di carbone di Marcinelle, in Belgio, 260 minatori, di cui 136 italiani. Iannetta era uno degli addetti alle manovre di carico dei vari livelli delle gallerie. Non conosceva bene il francese; al livello 975m, una volta caricato l'ultimo carrello,  diede il via alla "rimonta". Ci fu un problema di comunicazione con la centrale, poiché in un altro livello le operazioni non erano state ancora completate. La piattaforma prese a salire ma il sistema si bloccò. Restarono sporgenti i contenitori, l'ascensore partì urtando un tubo pieno d'olio, nacque un incendio; una spessa coltre di fumo trasformò i cunicoli in camere della morte. Nel 1968 Iannetta venne individuato da una troupe di un tv francese che stava ricostruendo la tragedia di Marcinelle. Confermò quanto era stato accertato nell'inchiesta (ci fu una sola condanna, in appello, sei mesi di carcere per il direttore Adolphe Cocinis, lui fu assolto) e alla fine del colloquio scoppiò in un pianto dirotto, rievocando la morte di tanti suoi compagni. Oggi i familiari superstiti dei lavoratori deceduti in quella miniera fondata nel 1830, scavata anno dopo anno sino ad arrivare ad oltre 1000 metri di profondità, sono ancora saldamente uniti nella memoria dei congiunti. Nel 1967 la miniera fu chiusa perché non rendeva più anche se era tutt'altro che esaurita. Oggi le Bois du Cazier è un monumento nazionale. Il governo De Gasperi aveva concordato l'invio di 50 mila lavoratori in cambio di fornitore di carbone. Promettevano case, salari alti, scuole per i figli, premi di natalità ma gli italiani furono accolti in quartieri dormitorio, in un clima di aperto razzismo. Si moriva di silicosi, non solo di incidenti in miniera dove trovarono la morte, senza clamore perché frutto di episodi isolati, migliaia di persone il cui sacrificio fu presto dimenticato. 
Lutto nazionale e l'intervento dei governo 
In Italia i funerali delle vittime di Marcinelle furono seguiti in un clima di vero lutto nazionale; il governo chiese alle autorità belghe di migliorare le condizioni dei nostri lavoratori. Qualcosa fu fatto. Ma la ferita di Marcinelle non si è mai completamente rimarginata. I minatori italiani venivano spediti nei cunicoli senza corsi di formazione, senza protezioni per le polveri, in ambienti privi di qualsiasi misura di sicurezza, tanto che le strutture di protezione nel Cazier du Bois erano di legno, perciò infiammabili e prima causa del terribile disastro. Dei 136 morti, 40 provenivano dall'Abruzzo, ventidue dal solo comune di Manoppello in provincia di Pescara. L'elenco delle vittime rappresenta una fotografia dell'emigrazione italiana. C'erano veneti, liguri, campani, siciliani, lombardi, quasi ogni regione fu coinvolta nella immane tragedia che ebbe, forse unica conseguenza positiva, la presa di coscienza dei belgi che scoprirono in quali misere condizioni erano costretti a vivere i lavoratori stranieri. Oggi i figli delle vittime di allora - molti sono rimasti in Belgio - ricordano sommessamente ai politici italiani di oggi, come "l'Italia abbia sbrigativamente  rimosso dalla sua memoria che fu un Paese di migranti". Le vedove ricevettero un risarcimento di 500 mila lire, i figli di un 1 milione. Cifre irrisorie anche negli Anni ‘50. Non fu l'incendio a sterminare uomini e animali ma il fumo che i ventilatori avevano spinto il fumo anche nei cunicoli più profondi. I minatori cercarono di salvarsi scendendo sempre più in basso ma nonostante l'eroismo delle squadre di soccorso non ci furono superstiti. Furono trovati biglietti di addio, con loro morirono anche decine di cavallini, impiegati per trasportare i pesanti vagoni carichi di carbone. Ogni anno in Belgio si celebra la memoria di Marcinelle. In Italia se ne parla poco. Da sempre.  

 
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