La rivolta pacifica contro la decrescita infelice

| La manifestazione oggi in piazza Castello (ore 11) a Torino, di fronte alla Regione con tutte le categorie produttive e sindacali del Piemonte per salvare l'Alta Velocità dal trio Di Maio-Toninelli-Grillo

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Le donne manager torinesi che hanno prima lanciato la proposta e poi organizzato, con la presenza di tutte le categorie economiche e sindacali del Piemonte, per salvare la Tav dal trio Di Maio-Toninelli-Grillo, si vanno concentrando sugli ultimi dettagli per la manifestazione di domani in Piazza Castello a Torino, ore 11. Inutile fare previsioni su quante persone aderiranno a una protesta che si estende a livello nazionale, perché l’Alta Velocità non è solo una questione piemontese. Una consigliera comunale grillina, Viviana Ferrero, detta "Vivirosso", ha sprezzantemente definito i sostenitori del Si come “anziani disinformati (insomma un po’ deficienti, ndr), e madame borghesi sabaude annoiate" e comunque velleitarie.

Il sindaco Chiara Appendino, stretta tra inchieste giudiziarie e il crollo del gradimento dei suoi ex elettori, si smarca e bacchetta “Vivirosso”, che fa parte dell’ala radicale grillina, in prima fila anche per sostenere un altro No che ha fatto infuriare la città. Quello contro le Olimpiadi invernali, regolarmente perdute, per la gioia del Veneto leghista e di una Milano guidata dal sindaco Pd.

La sindaca-Amleto Chiara Appendino che è contraria alla Torino-Lione ma che, al momento di votare una mozione contro la Tav, ha pensato bene di partire per Dubai, a caccia di inesistenti "investimenti arabi", proprio nel momento in cui la sua maggioranza decideva di chiudere i cantieri già aperti da anni, ha indossato le vesti della super-partes. Ci sarebbe da ridere, o meglio da piangere per le sorti del Paese in mano a uno sgangherato team di demagoghi improvvisati.

Inutile aspettare il responso della commissione costi-benefici nominata dal ministro Toninelli. Si è scoperto nelle ultime ore che non era stata nemmeno ancora formamente nominata, ma si sa che il suo mentore, il professore No Tav Marco Ponti, ha già espresso la sentenza, come il pubblico accusatore Andrej Viscinsky nei processi staliniani. La Tav è inutile, va cancellata. Ora, se Toninelli avesse un po’ di cervello, o se fosse stato quantomeno coerente, avrebbe istituito una commissione bipartisan, con tecnici di diversa estrazione, rendendo più credibile il verdetto finale. Invece si è rivolto ai tecnici talebani da anni collegati e complici del movimento No Tav. Ma lo fa con una faccia tosta e un’arroganza così evidenti da riuscire a smuovere le coscienze anche dei più moderati sostenitori dell’Alta Velocità. E i leghisti? Quelli di Torino difendono la nuova linea, mentre a Roma restano ambigui. Aspettano gli esiti della commissione fantasma costi-benefici, per dare a Di Maio l'ultimo salvagente, prima di precipitare nel ridicolo, dopo i dietro front su Iva, Tap, Muos, con i progetti di assitenzialismo parassita in stand by e la prescrizione dei processi rinviata di quasi due anni. In cambio i grillini hanno fatto passare, tra inenarrabili sofferenze, il decreto sicurezza e le fughe in avanti di Salvini su immigrazione e flat tax, l’altra araba fenice del “contratto di governo”. Questo è il quadro.

Tutte le categorie commerciali ed economiche del governo si sono mobilitate, vedremo poi nella realtà quale sarà la risposta. Ci saranno gli industriali di Torino e del Piemonte, anche Amma, Federmeccanica, Cna, Confartigianato, Ascom, Confesercenti, Confagricoltura, Cia, Ance, Collegio Edile Confapi, Federalberghi, Cdo, Legacoop, Confcooperative. E poi ancora i Giovani di Yes4To, Consulta degli Ordini e Collegi Professionali Torino, Unioncamere, Ordine degli Architetti di Torino, Ordine Commercialisti Torino, Fim Cisl, Fillea Cgil Torino e Piemonte, Filca Cisl Torino, Feneal Uil Piemonte. Una petizione sul web in pochi giorni ha raccolto oltre 100 mila firme. Le premesse sono positive.

L’8 dicembre, invece, a Torino calano i No Tav dell’ex sindacalista della Cisl, Alberto Perino, per rimarcare il No all’Alta Velocità, ideologo di una guerra contro lo Stato che nasce da oltre vent’anni, nel nome di un'infelice decrescita. Nel movimento sono confluite le anime pie violente e pericolose del fronte antagonista europeo. Per difendere dai violenti  il cantiere che il trio Di Maio-Toninelli-Grillo vuole smantellare, lo Stato ha speso centinaia di milioni: ci sono stati migliaia di feriti, anche gravi, tra le forze dell’ordine, ci sono persone sotto scorta da anni per le minacce e le intimidazioni subite. Ma il trio grillino, con la lega a fare da Ponzio Pilato, almeno per ora, non demorde. L’algoritmo della Casaleggio è stato chiaro: di fronte a un nuovo cedimento con i No Tav, blanditi e corteggiati per anni, nonostante le violenze, perderebbero un altro segmento di sostenitori. Chissenefrega del futuro del Paese. Quel che conta è mantenere il potere. Sanno che, una volta perduto, non lo avranno mai più.

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