"Stanca stanca stanca
del tuo presuntuoso cinismo"

| Nelle lettere di Roberta Ragusa al marito Antonio Logli c'è forse la chiave di un delitto compiuto con freddezza ma anche con l'idea di far sparire l'ostacolo di un nuovo amore. L'enigma di Sara, l'amante

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La condanna in appello che conferma la pena, 20 anni di carcere, per Antonio Logli, marito infelice di Roberta Ragusa, totalmente stregato dalla baby sitter e poi impiegata dell’autoscuola di famiglia, Sara Calzolaio, con cui aveva una relazione clandestina da anni, potrebbe essere una pietra tombale per quest’uomo che è riuscito a convincere persino i figli suoi e di Roberta sulla sua innocenza ma non i giudici di Pisa e Firenze. E’ vero, gli resta il ricorso in Cassazione e nel frattempo resta libero, libero di lavorare, di condurre una vita familiare normale, sotto lo stesso tetto che condivide con i figli e con Sara, personaggio chiave di questa tragica vicenda, di questo femminicidio senza cadavere, mai trovato, secondo alcuni finito in un forno per smaltire i rifiuti della zona, di cui Logli aveva libero accesso per il suo impiego in Comune. Ma se c’è qualcosa che può spiegare, almeno in parte, il movente di un delitto sono le ultime lettere che ha scritto Roberta al marito prima di sparire in una notte di gennaio per sempre. Le avevano ritrovate i Ros dei carabinieri nelle memorie dei pc lungamente analizzati e fotografano in modo spietato la crisi di una coppia che scopre - non all’improvviso - di non sopportarsi più, neppure nelle banali incombenze quotidiane. C’è un’immagine di Roberta, poche ore prima di sparire (“Non ho idea che fine abbia fatto”, ha detto anche in queste ore il marito) che scrive la sta della spesa da fare l’indomani, sul tavolo della cucina, nella villetta di Bello già immersa nel buio. Poi la lite con il marito, che si svolge fuori di casa per non turbare i figli addormentati, il delitto, l’occultamento del cadavere.

Le lettere contengono un messaggio chiarissimo. Le ha scritte faticosamente una donna che sino a un secondo prima era pronta a tentare di salvare il matrimonio, e solo nelle ultime righe Roberta cede alla sconfitta e sembra rassegnarsi alla separazione che di sicuro sarebbe stata priva di odio e nel segno del buon senso di una madre con figli ancora piccoli. Ma le risposte di Logli, fermo nel suo sorrisetto ironico di questi lunghi anni, mentre ieri - alla lettura della sentenza - ha lasciato posto a un’espressione sgomenta, spaurita, incredula - non sono pervenute. La risposta è nella realtà. Neanche un paio di mesi dopo la scomparsa di Roberta, l’amante Sara Calzolaio s’è infilata nella camera matrimoniale dove ogni centimetro portava ancora la sua presenza; come abbia  fatto questa donna a comportarsi in un modo del genere, a conquistare anche la fiducia dei figli della vittima, non è dato sapere. I verbali resi nei giorni successivi alla sparizione della moglie del suo uomo sono ricchi di “non ricordo”, “non so”, “se me lo dite voi…”. Ma poche le tracce di un dolore condiviso per la fine di una donna che l’aveva accolta prima in casa come baby sitter, poi in ufficio come impiegata.  Ma lasciamo la parola a Roberta Ragusa, che - in poche righe - racconta molto di più, e spiega molto di più, delle centinaia di pagine delle carte giudiziarie che sono servite, come ha detto commossa la cugina, Giovanna Albini, “A fare un poi di giustizia”. Nè troppa, né poca. Un po’.

Le lettere sono state scritte nel dicembre 2011, pochi giorni prima del delitto.

LA FIAMMA SI E’ SPENTA

“Per queste feste, e in vista del nuovo anno, voglio farti un augurio speciale: di trovare quella serenità che da sempre ti sfugge, di smussare gli spigoli, di sorridere di più. Penso che non ti manchino i motivi…Mi sembra davvero strano ritrovarmi nella necessità di parlarti con parole scritte. A voce non è più possibile oramai, dato che quando io entro nel letto tu già dormi e quando tu ti alzi io dormo ancora. Non c'è mai tempo, scivola, scorre via come sabbia tra le dita questo tempo. Non c'è tempo per parlare, per ascoltare, per capire, non c'è tempo per sentire i mutamenti del cuore, non c'è tempo per cogliere l'essenza, l'attimo della vita. Tu non ti accorgi che io vivo la vita fuori dalla mia vita e che i miei occhi guardano occhi che non guardano i miei».

IL TUO PRESUNTUOSO CINISMO

“Sono stanca  stanca stanca dei soliti battibecchi sui soliti quotidiani argomenti, stufa di chiederti quello che qualsiasi compagno con un po’ di buonsenso capirebbe al volo. Esasperata dal tuo modo di rispondere sempre fingendo di non capire o travisando la realtà dei fatti. Non ne posso più del modo in cui ti comporti con tutti noi, quasi sempre inopportuno, inadeguato, irritante. Non fraintendermi, io ti voglio bene e ti auguro ogni bene, ma la fiamma si è spenta, non abbiamo fatto nulla per mantenerla accesa. Vorrei essere ogni tanto al centro della tua attenzione, sapere che ti dispiace di vedermi stanca, spossata, esausta. Di vedere che privo me stessa di tutte le cose personali. Ma tu vivi la tua vita, coltivi i tuoi interessi, fuori di qui, fuori da me. Non ti ricordi mai di nulla.  Anche oggi, per esempio, non ti sei ricordato il nostro anniversario: l’ennesima delusione. Ho finito, so che non ami leggere, perciò lo fermo questo fiume di parole che sicuramente ti lasceranno indenne, intonso nel tuo presuntuoso cinismo, nell’alta opinione che hai di te. Ma non importa, non più. Baci, Roberta”.

 
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