Strage di Bologna, l'ex Nar non si pente

| "Non mi posso pentire di qualcosa che non ho fatto, sono la 86a vittima della strage, chi l'ha fatta è un infame". Ma non ricorda chi incontrò nel covo di Treviso dove fu pianificato l'attentato. Lunga dichiarazione

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Processo di appello per la strage di Bologna. L’ex Nar Luigi Ciavardini dice: “Sono innocente. Non posso pentirmi di una cosa che non ho fatto. Non ho messo io le bombe nella stazione di Bologna nell’agosto 1980. Sono la 86a vittima…”. Nell’ultima udienza per la strage di Bologna ha spiegato che non ricorda chi incontrò nella base di Treviso, dove, secondo le sentenze, fu pianificato l’attentato. Non li ricorda o non li vuole dire. Il risultato è lo stesso. Ma Ciavardini non sa nulla di utile "covo" di Treviso, né dei rapporti che avrebbe avuto in allora con Roberto Fiore (attuale leader di Forza Nuova). Fiore nel mirino per arrivare a Gilberto Cavallini, accusato di concorso nella strage) e di altri camerati rimasti nell’ombra e protetti in tutti questi anni chissà mai da chi. Proviamo ad indovinare, non è poi così difficile.

"Il mio pentimento - dice Ciavardini - c'è stato con alcuni parenti delle vittime su un fatto specifico e personale, sul quale ho ammesso la mia responsabilità. Per quanto riguarda Bologna, non ho da pentirmi: non perché devo giustificarmi ma perché non è in alcuna maniera riconducibile a me la colpevolezza. Quando parlo in modo negativo di chi ha commesso questo reato, non ho remore a dire che chiunque l'abbia commesso deve essere condannato definitivamente. Lo dico sapendo di essere innocente, non lo sto dicendo autoa-accusandomi di qualcosa…Vorrei che fosse chiaro: indipendentemente dal nostro passato e da tutto quel che abbiamo commesso, noi non abbiamo niente a che vedere con Bologna. Il pentimento giudiziario di altre persone, invece, non può essere in nessun modo paragonato a un pentimento da innocente...Ho fatto gli anni di carcere fino alla fine per Bologna, il tribunale non mi ha voluto riconoscere un beneficio ulteriore perché dicevano che non mi ero pentito: ma se uno si dichiara innocente, come può pentirsi per qualcosa che non ha fatto”.

Ma ricordando la morte di Nanni De Angelis, ex Terza Posizione e fidanzato di sua sorella, Ciavardini ha fatto capire di sentirsi in qualche modo in colpa. "La morte di De Angelis è una delle colpe di cui mi sento responsabile - ha detto l'ex Nar, commosso-, lui è un'altra vittima di questo processo".

De Angelis, latitante come Ciavardini, fu arrestato il 3 ottobre del 1980. De Angelis venne trovato impiccato nella sua cella, forse era stato picchiato perché scambiato per Ciavardini, killer di un poliziotto.

 “Mi hanno condannato senza prove senza indizi senza niente. Quando ho detto che ero l'86esima non volevo offendere né la città né questi processi, in nessuna maniera, che sono più che legittimi anche se contestiamo la sentenza…chi ha commesso quell'atto è un infame….le vittime sono tante, non solo purtroppo quelle di Bologna. Ci sono i nostri famigliari o i famigliari dei nostri amici che hanno portato sulla loro pelle danni irreparabili, fino alla morte, per salvare i loro figli, accusati di banda armata o di azioni legate a questa strage. Ci sono state molte vittime anche in questo senso".

Infine: "Sono stato  arrestato per una rapina, dicendo che l'avevo commessa in quello stesso periodo: con quella rapina mi hanno portato in carcere e hanno aspettato la sentenza definitiva di Bologna. Dopo la sentenza definitiva, sono stato assolto per la rapina”. Le conclusioni sono ovvie. Ma chi ha messo la bomba, allora?

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