Virginia Raggi
la solitudine della numero uno

| La prima cittadina di Roma veleggia sempre più in solitaria: gli entusiasmi dei suoi si sono spenti e la giustizia è al lavoro. Ma a farle il vuoto intorno è soprattutto il degrado di Roma, a cui i cittadini hanno detto basta

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I romani possono dire di averci provato, di averle dato tutta la fiducia possibile, ma non c’è stato nulla da fare: Virginia Raggi, la sindaca che insieme a Chiara Appendino, la collega che guida Torino, ha rappresentato l’avanguardia delle truppe pentastellate, è ormai in bilico, ad un passo dall’essere considerata insalvabile. Una manifestazione, lanciata sui social dal comitato #Romadicebasta - per la prima volta senza alcun partito lesto a farla propria - si è diretta sotto le finestre del Campidoglio. Sono cittadini romani, gente che vive la città tutti i giorni e che non ne può più di parole e promesse, regolarmente infrante su mesi e mesi di disastri assoluti: buche, cassonetti incendiati, spazzatura, strade allagate, cinghiali, autobus che prendono fuoco, alberi che crollano all’improvviso, degrado, puzza, violenza, morti, alberi spelacchiarti. Per aggiungere le ultime delizie della cronaca: la scala mobile della metro A crollata trascinandosi decine di tifosi russi del “CSKA” di Mosca e la fine pesante assai di Desirée Mariottini, stuprata e uccisa nel quartiere San Lorenzo, enclave di violenza e degrado.Tanti gli slogan dei manifestanti, da La grande monnezza" a "Roma (pulita) o morte".

Insomma, ce n’è abbastanza per capire che Roma è allo stremo, massacrata da decenni di giunte passate come lpacqua sotto i ponti del Tevere, senza lasciare traccia, e soprattutto ricordo. È solo questione di tempo, ma è chiaro a tutti che sarà così anche per Virginia, la sindaca dall’aspetto gentile e sorridente che dover cacciare via forse farà un po’ più male del solito, perché lei aveva alle spalle quell’onda anomala che prometteva di travolgere la politica e cambiare l’Italia. Come la Appendino per i torinesi, Virginia è stata il sogno dei romani, che il 19 giugno 2016 la trascinano compatti verso un ballottaggio che stravince con 770.564 voti, assestando una sonora spallata al passato, Roberto Giachetti,il solito candidato del solito PD, della solita vecchia classe politica.

Doveva essere l’inizio di un nuovo periodo aureo per la città eterna, iniziato con la cacciata dalle mura di Ignazio Marino, letteralmente catapultato fuori dal Campidoglio una sorta di congiura, sotto forma di dimissioni di massa. Ma convinzioni politiche a parte, è ormai chiaro a tutti che con Virginia Raggi non è andata così. Se esistesse un registro dei piùà clamorosi fallimenti del Campidoglio, Virginia un posto l’avrebbe conquistato, almeno lì.

Per di più, sulla testa della Raggi c’è una data che probabilmente rappresenta lo spartiacque con le decisioni future del M5S: il 10 novembre. Quello è il giorno in cui arriverà la sentenza di primo grado che ha nel ruolo principale la prima cittadina, imputata per falso sulla nomina (poi revocata) a capo dell’ufficio turismo di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele. Per la prima volta, la Raggi è finita sotto il fuoco di fila del procuratore aggiunto Paolo Ielo: ha dovuto spiegare la sua versione di fatti di cui si è assunta la piena paternità.

Ma quella che arriverà è una sentenza che preoccupa, perché se è vero che i processi mediatici sono un’abitudine malsana di questo paese, allora è altrettanto vero che quelli in scena nei tribunali devono pesare almeno il doppio.

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