Vpo, riforma "ammazza precari"

| Amara analisi della Giustizia, i vice-procuratori onorari denunciano i gravi problemi di una categoria dimenticata

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Sono un vice procuratore onorario in servizio presso la Procura di Torino dal 1997: vent'anni dunque di servizio presso una Procura che in questo lasso di tempo ha dovuto fronteggiare varie emergenze.

Associazioni mafiose, terrorismo, criminalità "nomade" non meno insidiosa delle altre forme di criminalità organizzata: ebbene in questi anni ho avuto l'onore di occuparmi di tutti questi fenomeni.

Ho avuto poi la fortuna di lavorare con "giganti" come i Procuratori, Caselli, Maddalena ed ora Spataro. Ma anche con "maestri" come Sparagna, Rinaudo, Padalino, Perduca, Ausiello.

E' inutile dire che la gravosità dei lavori che mi venivano affidati non consentiva di confinare la mia attività lavorativa entro angusti confini orari: ho lavorato di notte, durante le feste, durante le ferie, sapendo, e sperando, di portare un contributo ad un importante apparato dello Stato, la "Giustizia".

Grazie all'intelligenza dei Procuratori che via via si sono succeduti, i vice procuratori in servizio a Torino hanno potuto, in questi anni godere che di una retribuzione dignitosa, in ogni caso contenuta entro dei limiti, 2400 euro mensili, ma senza fruire di quelli che sono i livelli minimi di tutela che spettano ad ogni lavoratore: malattia e previdenza su tutte, di esclusiva competenza del legislatore.

Cosa possa significare non fruire di un livello minimo di diritti riconosciuti a tutti i lavoratori, soprattutto a chi deve contribuire a rendere "Giustizia", l'ho potuto toccare con mano il 27 febbraio 2017: mi sono rotto tibia, perone e piatto tibiale, quasi un mese di ospedale e poi, dopo l'intervento, 60 giorni di blocco totale.

Ho potuto far fronte alle necessità mediche grazie ai "maestri" di cui ho parlato: chi mi ha prestato il tutore (mi sarebbe costato 200 euro…), chi mi ha prestato le stampelle. Altri amici mi hanno prestato il girello e la carrozzina.

Amici Carabinieri, dopo avermi fatto sentire meno solo durante il lungo ricovero, si sono alternati nel portarmi in ospedale per le visite e le medicazioni.

In tutto ciò lo Stato è assente "giustificato": nessun diritto infatti ci è riconosciuto.

Se il vice procuratore onorario "si rompe" lo Stato "lo butta": non gli paga la retribuzione, che gli viene garantita "a cottimo" per attività lavorativa prestata", non gli riconosce la malattia.

Di contributi previdenziali ovviamente non se ne parla.

In questo "deserto dei diritti", tuttavia la Procura di Torino, grazie a dei vertici particolarmente sensibili e attenti a praticare in concreto i diritti senza limitarsi a predicarli nel corso di noiosi convegni, mi ha garantito un livello minimo di continuità salariale con la possibilità di poter lavorare anche da casa.

Stride veramente questo singolare "status" del vice procuratore onorario con il servizio che contribuisce a rendere, la "Giustizia", quella "Giustizia" che in una sua branca si occupa proprio di "diritto del lavoro": quando i vice procuratori onorari hanno adito "i giudici del lavoro" per vedersi riconoscere dei livelli minimi di tutela si sono sentiti rispondere che sono degli "onorari" ovvero, in sostanza, dei volontari della "Giustizia".

Ma non è stata l'unica amara sorpresa che la "Giustizia" ha riservato ai vice procuratori onorari.

Mentre ero in ospedale, erano attesi i provvedimenti di attuazione della Legge 28 aprile 2016, n. 57 (Delega al Governo per la riforma organica della magistratura onoraria e altre disposizioni sui giudici di pace),

Proprio al fine di sollecitare il Governo ad adottare dei provvedimenti volti alla stabilizzazione della posizione dei vice procuratori onorari, più di cento Procuratori in tutta Italia hanno sottoscritto una lettera inviata dal Procuratore di Torino, Armando Spataro, al Ministro della Giustizia: tra i firmatari nomi prestigiosi quali Pignatone, Gratteri, Greco, solo per ricordarne alcuni.

Dopo l'incontro il Ministro ha chiesto "lumi" al Consiglio di Stato e all'Associazione Nazionale Magistrati che, all'unisono, hanno opposto un "niet" ad ogni forma di stabilizzazione in quanto agli impieghi pubblici si accede solo tramite concorso. E' stata concordemente esclusa ogni forma di assimilazione ai "precari" della scuola.

Eppure tra noi ci sono persone che sono anche più di venti anni che lavorano per lo Stato, tutti noi siamo sottoposti a verifiche periodiche di professionalità: il nostro concorso lo superiamo in concreto ogni giorno, non in astratto.

E così, forte di questi pareri di Consiglio di Stato e Associazione Nazionale Magistrati, il Governo ha potuto varare il 5 maggio 2017 quella che è l' "ammazza precari della Giustizia".

Nella migliore tradizione delle riforme che riguardano la "Giustizia", anche questa viene attuata "mediante l'utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato". L'ennesima riforma "a costo zero" destinata a produrre risultati "pari a zero".

Non è questa la sede per addentrarsi nei meandri della riforma: per chi voglia approfondire si rinvia al sito www.seiluglio.it.

Tuttavia qualche "chicca" merita di essere segnalata.

Infatti si legge nella Relazione che, quanto alla determinazione delle indennità spettanti ai vice procuratori onorari, è prevista una parte fissa, ed "una indennità variabile di risultato, che potrà essere riconosciuta in misura non inferiore al quindici per cento e non superiore al trenta per cento dell'indennità fissa spettante, la cui erogazione viene subordinata al raggiungimento degli obiettivi fissati dal presidente del tribunale o dal procuratore della Repubblica".

Viene introdotta dunque una sorta di "caporalato di Stato" che vede nel Procuratore della Repubblica una sorta di erogatore di prebende.

Ma l'attento Esecutivo si premura pure di fissare dei limiti massimi di compenso, in realtà tendenti ai livelli minimi, esaltando la funzione dei "elemosinieri" dei Procuratori.

Infatti la parte fissa dell'indennità è corrisposta trimestralmente sulla base dell'importo annuale fissato nella misura di euro 16.140,00, per chi svolge attività giudiziaria, al lordo degli oneri previdenziali ed assistenziali, mentre per chi svolge altre funzioni viene stabilita in misura pari all'80 per cento della precedente.

Ed ecco che entra in campo l'"elemosiniere": la parte variabile è determinata con il provvedimento del procuratore della repubblica "tenuto conto della media di produttività dei magistrati dell'ufficio o della sezione e dei principi e degli obiettivi delineati dalle tabelle di organizzazione dell'ufficio; tale indennità, c.d. di risultato, è prevista in un importo tra un minimo del quindici per cento e un massimo del trenta per cento dell'indennità fissa spettante a norma dei commi 2 o 3 ed è erogata in relazione al livello di conseguimento degli obiettivi assegnati".

A fronte di così "lauti" compensi, si legge nella Relazione che "l'articolo 25 (Tutela della gravidanza, malattia e infortunio. Iscrizione alla gestione separata presso l'INPS) prevede disposizioni a tutela delle assenze per malattia e per infortunio, che non dispensano dall'incarico, ma ne sospendono l'attività, senza diritto alla prevista indennità, per un periodo non superiore a sei mesi. Anche in caso di gravidanza è prevista la dispensa dall'incarico, la cui esecuzione rimane sospesa, senza diritto all'indennità prevista dall'articolo 23, per la durata a norma di legge".

Per chi, come me, è già in servizio, è poi prevista la possibilità di rinnovo per tre quadrienni, e poiPer chi, come me, è già in servizio, è poi prevista la possibilità di rinnovo per tre quadrienni, e poi "a casa"!

Sia solo consentito di osservare che i lavori da me svolti in passato in tema di criminalità organizzata, terrorismo, misure di prevenzione, con questo sistema di pagamento sarebbero pagati meno, ad esempio, delle udienze innanzi al Giudice di Pace, da un punto di vista della complessità, sicuramente meno impegnative.

E' evidente che questa Riforma non solo allontana l'Italia dall'Europa – è aperta una procedura di infrazione da parte dell'Unione – ma allontana anche chi, come me, ha speso tanti anni della propria vita in Procura da ogni proposito di proseguire in questa attività, proprio quanto paventato dai Procuratori nella lettera del 7 febbraio 2017, sopra citata.
Ed è altresì evidente che unica prospettiva praticabile è quella di passare "dall'altra parte", ovvero iniziare a fare l'Avvocato, mettendo a servizio della Professione le competenze apprese in Procura. Con quale danno per l'amministrazione della "Giustizia" è facilmente intuibile per tutti, salvo che per Esecutivo e Legislatore.
 

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