2-Attivisti in estinzione, Comitati in agonia

| Storia incompleta della vertenza Alta Velocità in Val Susa e dintorni

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Dopo le note vicende di Venaus 2005, il movimento No Tav (M nel proseguo del testo) aveva scoperto che la distruzione dell'embrione di cantiere in Val Cenischia, operato in larga parte da autonomi dei centri sociali, anche esterni a Torino, vedi l'area di Livorno, molti gli ultras della squadra di calcio locale, era l'unica strada percorribile per fermare i lavori; la parte alta - professori, docenti, imprenditori, professionisti - del movimento constatava, in quel frangente, che lo Stato aveva rinunciato alla repressione di chi aveva compiuto gesti violenti e raid vandalici, pur avendo in mano le prove e i nomi degli autori. Insomma, una specie di laissez faire con il significato implicito di non considerare criminali quei soggetti ma semplicemente gli autori di "vivaci espressioni di dissenso", secondo le parole di alcuni magistrati, chiamati a giudicare alcune "azioni dirette" di matrice anarchica. Oggi il sito on line Finimondo, il più autorevole organo di infomarazion dell'area anarchica più intransigente e libera da ogni vincolo politico, "smonta" pezzo per pezzo il movimento No Tav nel suo complesso, passando dai tradimenti-delazione alla farsa della democrazia diretta che, nei fatti, è una mera finzione per ingannare gli attivisti più ingenui convinti di decidere qualcosa è che è stato giù deciso nelle segrete stanze del Movimento, dove si vive di retarica e compromessi. 

ALLEANZE STABILI E TRANSITORIE

Questa circostanza ha indotto il vertice del M, in vista della campagna sondaggi ampiamente propagandata dal 2009 non solo di replicare quel modello, cioè un mix di valligiani sostenuti da esterni ed esperti  di guerriglie politiche ma di dare un imprinting ancora più rilevante, arruolando di fatto, senza alcune mediazione, gli attivisti dei centri sociali di area autonoma, con radice marxista, e la variegata area anarchica, dal blocco storico Fai sino agli anarco insurrezionalisti del Nord Est, agli eco terroristi della Val Chiusella nel Canavese, passando per l'organizzazione Alpi Libere-Alpi Ribelli, che ha il suo house organ  nella rivista Nunatak e infine ai seguaci della Fai-informale, l'ala che teorizza la lotta armata contro lo Stato. Con un compito preciso: fermare i cantieri. Nell'autunno 2009 il processo di osmosi tra M ed estremisti, persino localizzati nella destra più radicale e filo fascista, era già nella fase avanzata: la prima azione fu il blocco, da parte di un gruppo di attivisti del Clp (Comitato di Lotta Popolare) Bussoleno, l'agenzia di Askatasuna in Valle - con tanto di capi trasferiti da Torino con famiglie al seguito, residenti in case di attivisti e da loro di fatto mantenuti - dei geologi di Geoworks che stavano effettuando rilevazioni sul territorio nei dintorni di Susa; poi - con una serie di documenti che "aprivano la campagna trivelle", inizia la fase di contaminazione tra il vecchio M costituito dai 22 comitati No Tav, da vaste aree dell'estrema sinistra (in particolare RC), da persone legate a frange dissidenti del pd; un'area cattolica infiltrata da elementi di estrema sinistra; un'area legata alle chiese evangeliche e valdesi; un'area legata al mondo dell'ambientalismo, sigle storiche come Pro Natura, WWF, Lega Ambiente; più l'adesione di numerosi esponenti del nucleo storico di Prima Linea che, esaurita la fase della lotta armata, avevano sposato, loro con i loro figli, la causa No Tav in ogni suo aspetto, e l'area più marcatamente antagonista.

PIANIFICARE IL CONFLITTO 

Laddove, gennaio 2010, nel costituendo presidio dell'autoporto di Susa, osservatori ed analisti si ritrovarono di fronte a un processo di fusione a freddo già del tutto completato; nelle operazioni di contrasto al cantiere necessario per effettuare il sondaggio autoporto, fu chiaro a tutti che il M aveva perso la sua innocenza, aveva perso la verginità, cioè una filosofia di fondo non violenta ma comunque espressione di un forte radicamento popolare coeso nelle ragioni del No,  per seguire strade nuove, all'insegna di una scoperta vocazione a pianificare il contrasto violento. Realisticamente, l'unico in grado di bloccare veramente i lavori; le vecchie opzioni, marce partecipate, le famose barricate di carta, non servivano di fatto, a nulla; i vertici del M irrigiditi dell'opzione ZERO, non potevano di certo entrare in contatto con le istituzioni, tanto da far dire ai leader di Aska, che "loro, i tavoli, erano abituati a ribaltarli, non certo a condividerli". Ora come allora. Chiusa la campagna sondaggi, con il più grave dei contrasti violenti nel febbraio 2010 (trivella Coldimosso), gli altri sondaggi in quartieri metropolitani e nella bassa Valle, si conclusero senza troppi incidenti sia pure in un clima di tensione.

AUTONOMI E COMITATI UNITI

I capi dei comitati uniti ai leader dei centri sociali, in quei mesi tra la fine 2010 e l'inizio 2011, concentrarono l'attenzione su Chiomonte e sulla Val Clarea dove era in programma l'apertura del cantiere di scavo del tunnel geognostico; lo slogan era "Chiomonte sarà la madre di tutte le battaglie". Dopo una serie di continui sopralluoghi nella zona, il M fa partire la campagna di acquisto di terreni proprio nel settore dove saranno innalzate le recinzioni di Ltf, il motto è "acquista un posto in prima fila". Vi aderiscono centinaia di persone, non solo residenti in Val Susa ma in tutta Italia.  Nel marzo si provvede all'operazione di frammentazione dei terreni in piccole unità, attraverso studi notarili della Val Susa; poi tra aprile e maggio, viene istituita la cosiddetta Libera Repubblica della Maddalena, una sorta di presidio permanente che ha il suo fulcro nel plateatico di fronte al museo e ai fabbricati delle cantine vinicole. Sono oltre tre settimane di deliri autonomisti, di appropriazione del territorio, proibito alle forze dell'ordine, di incredibili richieste di credenziali e di pass per i giornalisti decisi a visitare quel presidio, dove convivono, in un'atmosfera indecifrabile, pregiudicati e docenti, riottosi e ribelli, madri di famiglia e persino alcuni religiosi, stregati dalla spiritualità pro ambiente, in stile neo-francescano. 

MAGGIO 2011, SIMBOLICO BLITZ 

Il 23 maggio 2011 la Digos decide di passare all'azione con un blitz quasi simbolico; operai e forze dell'ordine, pochi in verità, e non per caso, con l'obiettivo di aprire un varco nella corsia della A32, necessario a far passare i mezzi per la presa di possesso delle arre; il M per la prima volta dal 2005, dopo le scaramucce dei sondaggi, reagisce con estrema violenza, con un lancio di pietre su operai e poliziotti che, in quel frangente, desistono dall'obiettivo per tornare - con un dispositivo imponente - all'alba del 27 giugno, un lunedì, con l'idea di sgomberare il presidio; il M aveva realizzato, con notevole dispendio di energie, e denaro, un sistema di barricate che avrebbe dovuto costituire l'argine di una resistenza passiva ma anche in grado di promuovere azioni violente; nonostante i propositi, il sistema di difesa della Lrm, durò poche ore con un totale collassamento delle colonne di attivisti presenti in loco già dalla notte precedente. Già in questa contingenza, il M rivela a tutti la compiuta metamorfosi in senso antagonista; nell'avanguardia, davanti alle forze di polizia avanzanti, c'è il gotha dell'antagonismo torinese e anche nazionale; i valligiani sono nelle retrovie o impegnati in azioni di contorno, meramente folcloristiche. Viene definito il popolo No Tav pacifico, come la "massa belante" o "come coloro che avanzano solo quando l'avanguardia sfonda le linee dei reparti anti-sommossa". Dall'altra parte, la questura schiera forze imponenti e, oggi lo possiamo, motivate e capaci di modulare l'azione di contrasto rispetto ai segmenti violenti, proteggendo al contrario chi voleva - e vuole - manifestare in modo pacifico il legittimo dissenso.  Ricordiamo le parole del questore dell'epoca Aldo Faraoni, prematuramente scomparso, a proposito delle idee di chi avrebbe voluto colpire in modo più deciso gli attivisti No Tav: "Sino a quando non c'è violenza nei comportamenti, lasciamo loro la libertà di esprimersi, noi non siamo nè favorevoli nè contrari alla linea ferroviaria, ma tuteliamo lo Stato che vuole attuare i suoi progetti decisi  lungo il percorso democratico tracciato dalla Costituzione Repubblicana".
METAMORFOSI FINALE 

La compiuta metamorfosi sarà ancora più evidente il 3 luglio, quando i vertici del M sono assolutamente convinti di riprendersi il cantiere e di spaccare tutto, come avvenne nel dicembre 2005 a Venus.  Questa volta il livello di scontro, con una scelta strategica di sferrare l'attacco più massiccio, senza alcuno scupolo, nell'area archeologica  della Maddalena, così devastandola, attraverso centinaia di black bloc provenienti da conflitti sociali di mezza Europa, raggiunge livelli elevatissimi, con centinaia di feriti, anche gravi, da ambo le parti.

L'8 dicembre 2011, data anniversario del M per la resistenza 2005, ancora incidenti, in un alternarsi di manifestazioni pacifiche e di assalti notturni al cantiere che lentamente si consolida, grazie a un eccezionale impegno dello Stato che vi impiega ingenti risorse di uomini e mezzi; l'istituzione del sito strategico di interesse nazionale e l'impiego dell'Esercito chiude il M in un cul de sac, mentre la procura della Repubblica di Giancarlo Caselli inizia a individuare e ad arrestare gli autori dei raid violenti, senza alcun riguardo al "contesto", come speravamo i vertici del M. e i loro avvocati-attivisti. Anche recentemente, nelle motivazioni delle condanne in appello del maxi processo, i giudici hanno definito non concedibili le attenuabti generiche per il presunto valore sociale del contrasto alla Tav in Val Susa.

REPRESSIONE

il 2012 si apre, a gennaio, con decine di arresti per gli incidenti del 27 giugno e 3 lungo, a febbraio-marzo il cantiere si espande e ancora incidenti, la fase più grave quando cade da un traliccio nella Clarea l'anarchico Luca Abba, restando gravemente ferito. Si riprenderà nei giorni successivi ma in Val Susa si susseguono blocchi stradali, scontri, incidenti, con un livello di violenza mai visto prima. Si potrebbe dire che viene raggiunto il culmine del conflitto; il M ha accentuato la natura estremista, la Val Susa diventa un laboratorio di guerriglia, se non vogliamo usare la parola eversione, anche a livello internazionale; raccoglie il sostegno della parte radicale dell'opinione pubblica, porta rumorosamente le proprie ragioni nei talk show tv delle reti nazionali; si consolida la corrente No Tav del movimento 5stelle che, nelle elezioni 2014, fa registrare percentuali di voto bulgare in Valle, anche nelle liste civiche, grazie all'endorsement degli esponenti più autorevoli, portati sui palchi di Torino e Susa da Grillo come fiancheggiatori. Celebre l'appello No Tav in piazza Castello a Torino alla conclusione della campagna elettorale delle regionali: "Votate tutti ma non Chiamparino!" e Chiamparino fu eletto con percentuali altissime, segno di una sostanziale autoreferenzialità politica del M, forte solo in Valle e in grado di esportare le tematiche No Tav sì a livello nazionale, ma circoscritte alle sole aree antagoniste.

REPRESSIONE DUE

L'estate del 2012 è caratterizzata da nuovi gravi episodi di violenza attorno al cantiere e da una catena di attentati alle imprese "collaborazioniste"; compare per la prima volta l'accusa di terrorismo mossa agli autonomi di Bussoleno, presunti autori di numerosi attacchi notturni alle reti; ancora inchieste, ancora arresti, ancora un calo di partecipazione popolare nelle varie iniziative di sostegno del M. Il 2013 fa segnare un profondo disagio nella front line del M; sino ad allora, autonomi e anarchici, divisi ideologicamente su tutto, avevano trovano un terreno comune sulla necessità di "riprendere il cantiere". Ma la "repressione" aveva fatto pagare un costo giudiziario altissimo, soprattutto agli anarchici, falciati da arresti e da una pioggia incessante di misure di prevenzione, divieti di dimora, fogli di via; costoro, radicati a Milano e nel Nord Est, iniziarono a programmare azioni in modo slegato dalla rete di comando del M, con una serie di attacchi violentissimi, il più grave la notte tra il 13 e il 14 maggio 2013, impiegando molotov e artifizi pirotecnici utilizzati come armi. Nell'ottobre e novembre si tenta un nuovo ravvicinamento tra le ali paramilitari del M che si concreta nel "patto del Cels", con una rinnovata unità di intenti tra autonomi e anarchici; il M, appiattito dagli slogan "Siamo tutti black bloc" e si "parte e si torna assieme" sta alla finestra a guardare che succede, teorizzando stancamente la necessità del sabotaggio, unico strumento utile a fermare i lavori; le assemblee, in massima parte tenute nel palanotav di Bussoleno, ricordano ormai le assise di Pol Pot o della Nord Corea. Il vertice propone una piattaforma di lotta o altro e i soliti 300, sempre gli stessi, intere famiglie che occupano lo stesso banco come in chiesa, alzano la mano per confermare il sì, dopo ore di monologhi dei capi seduti sul palco dai toni trionfalistici. E si alza il livello di intimidazione rivolto contro chiunque non si dichiara seguace del M, siano magistrati, imprenditori, operai, politici, financo i giornalisti. A settembre l'attentato all'Itinera di Salbertrand con danni superiori al milione di euro, dà la misura del pericolo e dello spessore criminale dei segmenti anarchici e autonomi, uniti per questa azione.

CAMBIAMENTI E MUTAZIONI GENETICHE

Nel 2014 il M affronta un ulteriore processo di mutazione, per certi versi imprevedibile e assai doloroso per gli attivisti storici, considerati in parte causa degli insuccessi sul campo, rei di non avere avuto il coraggio di andare sino in fondo sull'opzione sabotaggio; il numero dei partecipanti, alle manifestazioni aperte a tutti, cala in modo progressivo e rilevante; la vecchia struttura dirigente, che s'è divisa i compiti (area tecnica, informazione, coordinamento liste civiche, intelligence, rapporti istituzionali, finanziamenti, gestione dei costi giudiziari, manifestazioni culturali, spettacolo e attività economiche) subisce un vistoso smottamento, scompaginazione, arretramento, a favore di figure nuove, come avvocati o docenti universitari, intellettuali anche di spessore  nazionale e non tutti necessariamente valsusini; questo accade perché, a dicembre 2013, un nucleo di anarchici viene arrestato per terrorismo e il M deve trovare un modo per allontanare a ogni costo questa accusa dalle proprie file; c'è da abbassare il livello dello scontro, di contenerlo in una misura accettabile anche per l'opinione pubblica, c'è da evitare ulteriori episodi di violenza. La trattativa con autonomi e anarchici è continua, pressante, drammatica, anche segnata da momentanee rotture e incomprensioni ma, alla fine, nell'interesse dei compagni in carcere, la pax armata in Valle e a Torino si fa e tiene per mesi, salvo qualche episodio a bassa intensità, sfuggito alla cupola che comanda con mano ferrea, sostenuta da squadre di attivisti pronti a intervenire contro chi avesse tentato di agire in modo contrario alle disposizioni. Sullo sfondo l'incedere contradditorio e altalenante dell'ala grillina che, di fronte alle perplessità degli stessi suoi sodali per le violenze commesse negli anni, dice chiaro che quello "è il bacino elettorale che ci fa vincere, e va curato senza cedimenti". 

CRISI O STAND BY

Oggi il M è in una fase di stand by. Le aree antagoniste devono fare i conti con la coda finale della "repressione", tra decine di processi e di chiusure indagini; la rete di comitati è in grave crisi di identità. A Condove, dove operava uno dei comitati più combattivi, le riunioni settimanali, sono state cancellate negli ultimi mesi per mancanza di partecipazione; le divisioni interne sono sempre più marcate; resta attivo il pool di tecnici e intellettuali, vedi il caso Erri De Luca, che porta avanti le ragioni del no alla linea ferroviaria e un pietrificato sedimento composto da ricorsi, lettere, esposti al Tar e alla magistratura, più l'azione del Presidio Europa, animato da professionisti di matrice No Tav, ora saldato con le pattuglie parlamentari di Sel e M5s. I pochi attacchi al cantiere di Chiomonte, più una serie di episodi intimidatori minori, hanno caratterizzato questi mesi di attesa. Anarchici e autonomi di sono reciprocamente accusati di essere "infami" e "delatori". Sembra che la parte irriducibile del M si rivolga ora, come ultima speranza per bloccare la linea, a un devastante default economico globale o alla presa del potere in Italia da parte della componente grillina, decisamente ostile alla Tav. Si apre una fase incerta, con il forte rischio di un ulteriore radicalizzazione dei segmenti anarchici, ormai decisi a muoversi per conto loro, una volta liberi dai condizionamenti di natura giudiziaria e dall'opportunità di tenere un basso profilo per proteggere i "solidali" finiti a decine nella rete della giustizia. Solo recentemente tra gli estremisti è ripreso il dialogo, forse in vista di un secondo "patto del Cels", la frazione di Exilles dove s'è insediata una forte comunità anarchica.


*M sta per Movimento No Tav

 

 
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