Attacco hacker, ma non ci fermeranno

| Sventato un tentativo di bloccare ItaliaStarMagazine con un lungo attacco Dos al sito. Se mai gli autori fossero anarchici, intimidazioni inutili. Il giornale continuerà ad occuparsi di terrorismo. Nuovi attentati in Francia

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di Redazione Ism

Un attacco Dos probabilmente da parte di hacker di area anarchica, ha bloccato il sito di ItaliaStarMagazine la mattina di venerdì. E’ durato una quarantina di minuti poi i sistemi di protezione della piattaforma sono entrati in azione, lo hanno prima individuato e poi sventato. E' stata presentata una denuncia alla polizia postale. Se mai così fosse, non ci lasceremo intimidire nè da loro, nè da nessun altro. I temi legati all’analisi dell’area antagonista anarchica, in particolare il segmento della Federazione Anarchica Informale, i cui leader sono attualmente sotto processo nell’aula bunker di Torino (un processo iniziato mesi fa, quasi totalmente oscurato dai media), continueranno ad essere al centro del nostro lavoro. Gli atti intimidatori che via via si sono susseguiti nel tempo anche nei confronti di cronisti che si sono misurati con ideologie che teorizzano l’uso della violenza politica, anche rivolta contro le singole persone, non ci fermeranno ma indicano invece che questa è la strada giusta. In questi giorni, alle ultime udienze del processo Scripta Manent, c’è stata una mobilitazione degli attivisti in solidarietà con i sette imputati, capi storici di una formazione che, nel maggio 2012, aveva portato a termine l’agguato contro l’ad di Ansaldo Roberto Adinolfi, ferito alle gambe dai colpi di pistola esplosi da Alfredo Cospito ed Emanuele Gai, ora entrambi imputati di un processo che vede al centro una lunga teoria di attentati con esplosivo in tutta Italia, con feriti anche gravi.

SOLIDARIETA' AI COMPAGNI ARRESTATI 

Così il comunicato Fai/Fri: “Nel mese di settembre 2018, dopo la pausa estiva, riprendono le udienze del processo Scripta Manent presso l’aula bunker di Torino. Il 3 ed il 4 ottobre saranno presenti Anna e Marco.

L’inchiesta, che vede 15 indagati ed 8 compagni arrestati, 2 dei quali già in carcere, fa riferimento ad una serie di attacchi a firma FAI e FAI/FRI avvenuti fra il 2003 ed il 2012 contro le forze armate, questori, caserme dei carabinieri ed allievi carabinieri, RIS, uomini di stato, sindaci, ministro degli interni, giornalisti, ditte coinvolte nella ristrutturazione dei CIE ed un direttore di un centro di reclusione per migranti. Rientra nell’inchiesta anche il ferimento dell’ing. Adinolfi, AD di Ansaldo Nucleare, già passato in giudicato e rivendicato come Nucleo Olga FAI/FRI da Nicola e Alfredo già in carcere dal 2012. Si contesta a vario titolo la costituzione e la partecipazione ad associazione sovversiva (270 bis), alcuni reati specifici (280 cp) nonché istigazione a delinquere ed apologia di reato (414 cp) per articoli, siti, blog e progetti editoriali anarchici”.

La seconda parte del documento è dedicato agli investigatori di Digos e Ros, coordinati dal pm Roberto Maria Sparagna: “Questo processo si è distinto per aver utilizzato il dibattito interno al movimento anarchico in un orchestrato gioco di interpretazioni e differenziazioni che il PM di turno cerca di utilizzare contro gli anarchici stessi. Dal canto nostro non possiamo che ribadire il nostro sostegno ai compagni processati ed alle pratiche di cui sono accusati, la storia del movimento anarchico sul banco degli imputati è la storia di tutti noi. La critica interna al movimento anarchico, anche la più aspra e provocatoria, ha come fine ultimo l’emancipazione individuale e collettiva, nella lotta e per lo sviluppo di analisi e pratiche per l’attacco all’esistente senza mediazioni, contro lo Stato ed il Capitale, per la libertà”.

Infine: “Saremo presenti in aula per salutare i nostri compagni e portare la nostra solidarietà e la nostra vicinanza a tutti gli arrestati ed inquisiti per l’operazione “Scripta Manent”. Consapevoli che “la solidarietà ai prigionieri è determinante per la lotta sovversiva nella misura in cui sia parte inseparabile dell’azione sovversiva e rivoluzionaria”. Non è detto in modo esplicito, ma c’è quasi una rivendicazione dei gravi episodi di violenza avvenuti in un lungo arco di tempo.

TAV, PRESTO "UN GRANDE ATTACCO"

Proprio in queste ore, si riaccende il fronte della violenza in Val Susa contro il cantiere dell’Alta Velocità. Ebbene, di nuovo l’area anarchica cerca spazi nella protesta; lo fa lanciando una serie di segnali inequìvoci, dai danni praticati simbolicamente al golf club di Claviere, durante la protesta contro la repressione dei flussi migratori da Italia e Francia e in una serie di comunicazioni segrete con chi sta pianificando un grande attacco al cantiere di Chiomonte, con l’idea di abbattere le reti e devastare l’area del tunnel di servizio, fondamentale per la galleria di base in costruzione sul versante francese. Lo fa mobilitando l’internazionale del terrorismo anarchico, dalla Grecia ai black bloc del Nord Europa. Divisi su tutto, anarchici e autonomi, ma uniti sulla necessità di ricorrere alla violenza. Da qui la recrudescenza di minacce e intimidazioni non solo contro le forze di polizia che presidiano il cantiere.

ATTENTATI ANARCHICI AL CONFINE

E sale la tensione al confine con la Francia. Dopo l'incendio doloso ai macelli Gesler il 28 settembre nell'Ain e l'incendio di una dozzina di veicoli del servizio di inserimento penitenziario e di libertà vigilata (SPIP) nel luglio scorso nel Doubs, l’area anarchica libertaria francese ha rivendicato l'incendio doloso di un sito Isère della società Eiffage Travaux Publics a Saint-Martin-d'Hères. Questi ultimi tre attacchi riecheggiano, in particolare, con gli incendi alle caserme della Gendarmerie commessi nell'autunno 2017 a Grenoble e Meylan. 

 

 
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