Beniamino, mente degli anarco-terroristi con lei in carcere cellule allo sbando

| Si avvicina il processo nell'aula bunker di Torino alle "cellule di fuoco". Ritratto dell'esponente più di rilievo

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Di Germano Longo
ll 16 novembre, ore 10, nell'aula bunker a Torino, prima udienza del processo "Scripta Manent", con 22 anarchici alla sbarra, di cui sette attualmente in carcere. E subito un appello a una mobilitazione internazionale per sostenere le "Cellule di Fuoco" della Federazione  Anarchica Informale che teorizza l'uso di esplosivi ed attentati in funzuone anti-sistema. "L'apparato repressivo dello Stato - scrivono sul sito "Croce Nera" gli Informali - accusa parte del movimento anarchico di attaccarlo con pratiche di azione diretta distruttiva contro le sue strutture e i suoi uomini, realizzazione e diffusione di stampa anarchica e sostegno ai prigionieri ed alle prigioniere rivoluzionarie. Il teorema del pm Sparagna è quello per cui le posizioni delle compagne e dei compagni indagati sono isolate e lontane dal contesto anarchico. Il suo è un chiaro tentativo di parcellizzare e rinchiudere l'anarchismo entro determinati recinti, giudiziari ed interpretativi. Scardiniamo il tentativo di isolare questi compagni e queste compagne e sosteniamo che le pratiche e le posizioni di cui sono accusati sono patrimonio di tutti e tutte gli anarchici e rivoluzionari, e riaffermiamo la nostra vicinanza e solidarietà agli imputati ed alle imputate".
APPELLO ALL'"AZIONE DIRETTA"
Poi l'appello: "Partecipare al presidio di giovedì 16 novembre adi fronte all'aula bunker del carcere "le Vallette" di Torino e rilanciamo, per quel giorno, una chiamata alla solidarietà internazionale con tutti e tutte gli anarchici, ribelli e le rivoluzionarie prigionieri; nei luoghi e secondo le modalità che ognuno ritenga più opportune". Ma chi il vero leader di queste cellule anarchiche che posono contare, in tutta Italia, di almeno 300/400 attivisti di cui una cinquantina, di fatto, ormai in stato di clandestinità. E' una donna di 47 anni, il suo nome è Anna Beniamino. Originaria di Sanremo, da una vita residente a Torino. E' sposata con Alfredo Costipo, in carcere per l'attentato all'ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, gambizzato a colpi di pistola  nel maggio 2012 a Genova, con l'auto di un altro anarchico torinese, Nicola Gai. Professione ufficiale (e apprezzata) tatuatrice, sarebbe stata tra i responsabili di una serie di attentati nei confronti delle Istituzioni e delle forze dell'ordine avvenuti dal 2005 ad oggi. Beniamino, proveniente da una famiglia alto-borghese di commercianti d'arte, noti a livello nazionale anche nel mondo dell'antiquariato, possiede ancora una casa di famiglia nell'entroterra di Bordighera, sulla collina di Sasso. Nascosta tra gli ulivi, fu la base dell'attentato di Genova. In via Gardiora 35, sempre a Sanremo, il secondo covo "informale". Storia di un ex-insospettabile. A Bordighera, almeno fino a quando non era stata implicata a margine dell'attentato-Adinolfi nel 2012 (era la compagna di uno degli autori materiali dell'agguato), la Beniamino per anni ha nascosto la sua seconda attività, quella politica, in modo assai abile. Nel suo negozio «La rue des bons enfànts Tattoo Studio», in via Sant'Anselmo nel quartiere multi-etnico di San Salvario, venivano pianificati, secondo l'accusa, gli attentati realizzati con l'aiuto e la complicità di esperti artificieri con radici nelle organizzazioni marxiste degli Anni di Piombo.
L'EREDE DI POMBO DA SILVA
Di aspetto gradevole, molto intelligente e con una solida preparazione ideologica e filosofica, in stretto contatto con i grandi dell'anarco-pensiero, da Pombo da Silva (a lungo legato sentimentalmente a una sua compagna di lotta) meno al terrorista svizzero Marco Camenisch, passando anche per i deliri rivoluzionari di Alfredo Maria Bonanno, l'anarchico siciliano che vuole a tutti i costi "l'azione diretta". Lei invece sta diventando una personalità in questo segmento di anarco-terrorismo, con un carisma e un seguito ormai vicino a quello, per esempio, dello spagnolo Pombo da Silva. E' lei che teneva i contatti con i compagni greci, l'unica a districarsi e a interpretare gli innumervoli frammenti di un mondo che si scompone e si ricompone in modo uguale e diverso, in tempi rapidissimi. Ha un modo tranchant di porsi con i suoi fedeli. Ci sono i campagni, quelli veri, che parlano poco e invece agiscono e una folla di persone inutili. Il disprezzo più acuto lo ha riservato agli anarchici valsusini protagonisti della lotta contro la Tav: "Sono diventati grillini e seguaci di Travaglio", aveva commentanto in un'intercettazione, non senza una nota di umorismo nero.
FALLITA LA REUNION, INFORMALI SEMPRE ISOLATI
Il suo più grave insuccesso, nonostante la meticolosa preparazione, è di questi ultimi mesi, con lei già in carcere. La mancata riunione tra le varie anime dell'anarchismo, dai vecchi della Fai agli insurrezionalisti di matrice torinese-trentina. Le sue profferte di collaborazione sono cadute nel nulla, anzi respinte al mittente con fastidio. Un segno di frustrante impotenza per chi, in nome dell'Anarchia, sta bruciando gli anni migliori della propria vita in una cella di un carcere ad Alta Sicurezza. Nei suoi ultimi scritti, filtrati dal carcere, non emergono segni di cedimento. Anzi. Al di là delle frasi espresse con una retorica che ha il  solo scopo di motivare i "compas" ancora fuori, confusi e impauriti, Anna Beniamino riproprone la stessa piattaforma di sempre. Organizzare attentati contro i bersagli via via individuati nel corso dell'analisi politica, colpire i nemici-simboli, con le buste esplosive, se occorre, o anche con altro, sempre se è possibile. Tutto fa pensare che lo sarà. Lei mantiene i contatti con l'esterno, attraverso una serie di tattiche elusive abbastana efficaci. Ma non completamente.

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