Killer di Erika, simulatore o psicopatico il suo obiettivo una sentenza mite

| Genesi di un delitto atroce, dalla prima versione della falsa rapina alla verità. Pentito o solo opportunista per avere uno sconto di pena?

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Dimitri Fricano, 29 anni, ha ucciso la fidanzata Erica Preti, 28, con due coltelli; la prima lama è quella che stavano usando, nella cucina della villetta di San Teodoro dove a fine giugno stavano trascorrendo uno breve vacanza, per tagliare il pane, in vista della gita in mare in programma per quella mattina; il secondo invece lo ha preso da un cassetto della cucina, molto più affilato. Con questo l'ha sgozzata. Prima però - come racconta Repubblica - afferrandola per i capelli, le ha sbattuto la testa, strappandole i capelli, contro i mobili della stanza. Questo comportamento, in base al profilo tracciato in base ai criteri base della criminologia, può essere frutto di un raptus molto prolungato nel tempo oppure di una lucida manovra per sostenere la tesi di una rapina finita male. Va completato il quadro con alcune osservazioni. Da qualche tempo Dimitri "Dixi", commesso in un negozio di scarpe nello stesso centro commerciale dove lavorava anche Erica, cioè "Kiki", era ossessionato dalle lame e dai coltelli, tanto da frequentare assiduamente la bottega di un artigiano del Biellese, dove entrambi abitavano, specializzato nell'affilare e produrre rasoi artistici. Ora è in carcere a Biella, il gip gli ha negato gli arresti domiciliari, ma gli avvocati si oppongono al trasferimento in Sardegna, nell'istituto Bad e'Carros, "poichè troppo distante dlla famiglia".
Le premesse dell'omicidio 


La seconda osservazione riguarda la costruzione della falsa rapina sostenuta, senza mai contraddirsi, per oltre un mese. Vediamo come la mente di questo ragazzo grande e grosso, negli ultimi tempi fortemente sovrappeso, che sul suo profilo Facebook, nei rari post, condannava - in ordine - la violenza sugli animali, esprimeva il rammarico per i pochi auguri ricevuti dagli amici in occasione del compleanno, felice per la generosità della sua famiglia che aiutava le persone in difficoltà, aveva cercato di evitare di prendersi le sue responsabilità in merito all'omicidio della fidanzata. Partiamo intanto dalla fine, cioè dal movente: ha detto al pm di Biella durante la prima confessione che, quella mattina, si erano alzati come sempre, di ottimo umore; che lui, un po' prima, aveva iniziato a preparare i panini per la gita in gommone alla Tavolara; che Erika lo aveva duramente rimproverato per il disordine della stanza, per  le "troppe briciole prodotte". Ebbene, in realtà, il movente sarebbe ben diverso. Nella scansione dei messaggi che la coppia si scambiava negli ultimi mesi su whatsapp, oggetto di un ricostruzione dei periti del pm, non emergevano figure secondarie, nuovi amori, nella loro vita, ma solo lo specchio di un rapporto in via di estinzione, distrutto dalla routine e dai cambiamenti che entrambi, dopo quasi dieci anni di una relazione iniziata nell'ottobre 2009, stavano vivendo. Un susseguirsi di "0K", "ci vediamo dopo a…", insomma, informazioni senza alcun tipo di pathos. Lei aveva confidato a un'amica che tra loro era in atto una crisi profonda, che quei giorni in Sardegna dovevano essere l'"l'ultimo tentativo" di salvare una storia arrivata al capolinea. Il movente, dunque - e si vedrà con il proseguo delle indagini - potrebbe, più che le briciole sul tavolo, essere il fatto che Erika gli aveva confermato la volontà di abbandonarlo al suo destino.
 Lo stupore dei familiari

Prima di arrivare all'ultimo atto, ovvero il delitto, ancora l'analisi di quanto dichiarato dai genitori della vittima. Primo elemento: sono rimasti sotto choc per la confessione di Dimitri. Non volevano crederci perché lui era uno di famiglia, in quel clima di condivisioni tra i nuclei di familiari di fidanzati al centro di lunghe relazioni, molto diffuse nella società italiana. Vuol dire case aperte, feste trascorse assieme, regali e quant'altro. Ma poi il padre di Erika ammette che Dimitri era soggetto da qualche tempo a "forti sbalzi di umore" e che si era isolato, conduceva una vita sociale ai minimi termini e che, alla fine, si erano accorti che tra i due ragazzi "qualcosa non andava"; ma il fratello di Dimitri, nelle ore successive al delitto, spiegava che "mai avrebbe potuto credere che avesse ucciso Erika, le voleva troppo bene". E per lui era "come una sorella".
Lucida e falsa ricostruzione


Torniamo nella villa di San Teodoro. Alle 11,05 Erika invia un messaggio alla madre; poco dopo il telefono è staccato. Dimitri esce in strada, in apparente stato di choc, con una vistosa ma superficiale ferita alla fronte; nel giardino c'è una pietra spezzata in due; si rivolge - già deciso a mentire - a due turisti francesi di passaggio. Chiede aiuto. Scatta l'allarme, arrivano il 118 e i carabinieri. Il corpo di lei è nella cucina, in condizioni facilmente immaginabili; lui viene trasferito in ospedale. Il suo racconto è semplice. Lui ed Erika, stavano preparando i panini, poi decide di andare a comprare qualcosa nel bar-tabaccaio a 200 metri dalla casa. Si avvia ma, colto da un impellente bisogno, torna a casa e si chiude in bagno. Sente la voce di Erika che chiede aiuto, in casa c'è qualcuno; esce e viene colpito alla testa da un oggetto contundente. Fa in tempo solo vedere le sagome di tre aggressori che indossavano un cappuccio, poi l'aggressore diventa uno solo ma "con la testa rasata". Tutto è durato un pugno di minuti. Appena riprende conoscenza, scopre il cadavere della fidanzata. Viene trasportato in ambulanza nell'ospedale di Nuoro, dove resta ricoverato per due settimane. I carabinieri, con grande cautela, lo informano che è iscritto nel registro degli indagati per "omicidio volontario aggravato". Gli spiegano che è un modo per iniziare le indagini, anche a sua garanzia. I primi verbali grondano frasi d'amore, e di dolore, per Erika a "cui voglio troppo bene per farle del male". E si addentra nei segreti di una relazione che lui definisce "perfetta", segnata da un reciproco "amore profondo" e da un'intesa sentimentale mai venuta meno. La sera prima la coppia aveva trascorso la serata in un ristorante con gli amici proprietari della casa, e i due, in qualche modo, sostengono la sua versione: "Non c'erano evidenti dissapori tra loro". Insiste anche su dettagli intimi, necessari per avvalorare la sua tesi. 

I giorni in ospedale li trascorre circondato dall'affetto e dalla solidarietà dei genitori che mobilitano due bravi avvocati di Biella, gli affiancano un investigatore privato (per la rapina) e persino l'ex generale dei Ris Luciano Garofano, star dei gialli in tv. Alla fine viene dimesso, la sua Citroen dissequestrata, e torna a casa. Una foto dei reporter de La Stampa, lo ritrae in centro mentre cammina in short, semmai ancora più visibilmente ingrassato, lo sguardo a terra, circondato letteralmente dal team della difesa.
Come ottenere una sentenza mite e uscire in breve dal carcere 


A lavorare non va, e si trasferisce in casa dei genitori. Trascorrono altre due settimane. Intanto, da Nuoro, emergono i primi risultati dell'indagine: non c'è traccia del passaggio di estranei nella casa di San Teodoro, le videocamere della zona restituiscono immagini vuote nei minuti del delitto; sotto le unghie di Erika, che s'è disperatamente difesa, ci sono tracce del Dna di Dimitri. Non ci sono dubbi. L'assassino è lui. Gli spiegano che, se confessa, avrà uno sconto di pena  con il rito condizionato e, semmai avesse esito favorevole, cioè con l'affermazione di una consizione di sofferenza mentale, con una perizia psichiatrica ad hoc. Se così fosse, il costo giudiziario si ridurrà ancora e avrà pure un percorso penitenziario facilitato. Stiamo parlando di una pena attorno ai 20 anni di carcere, con la prospettiva di uscire entro 5-7 anni, grazie alle norme in vigore su permessi e libertà vigilata. Lui confessa dopo poche ore. Confessione ancora da completare, ma il caso si avvia verso la chiusura. Si dichiara "disperato" per quanto ha fatto, frutto di una banale lite che poi tanto banale non è. L'interrogativo finale riguarda il suo stato mentale, di cui nessuno dei familiari, almeno in apparenza, era consapevole, compresi i genitori della vittima, il cui corpo è stato cremato in Sardegna. E, da un punto di vista etico, semmai quella confessione tardiva sia davvero frutto di un pentimento vero o mossa da un semplice opportunismo. Ma davvero la personalità di Fricano rientra nel protocollo delle malattie mentali, tanto da costituire un'ulteriore attenuante che peserà, e molto, nel giudizio finale dei giudici della Corte d'Assise, riuniti per il rito abbreviato, e dunque a porte chiuse? 
 Disturbo della personalità o patologia mentale?


Vediamo, anzi tentiamo di capire, in modo empirico, cosa distingue un disturbo della personalità, di cui Dimitri probabilmente soffre da tempo, con una vera patologia della mente. Sarà una materia su cui disputeranno i periti del pm, eventualmente del Tribunale, e ovviamente della difesa. La parola "psicopatico" è spesso usata con leggerezza. Ci aiuta un fondamentale servizio pubblicato sulla rivista scientifica Usa "Psicology Today", ripreso anche dai media italiani. E' un contributo suggestivo ma va preso con tutte le cautele del caso. Così la traduzione di Repubblica. 

Come si può essere certi che la persona con la quale siete in contatto non sia un vero psicopatico?

Gli psicopatici non sono semplicemente svitati o prepotenti; devono anche rispondere a certi criteri, com'è delineato dalla Hare Psycopathic List, una lista di controllo diagnostico.mMentre è solo un professionista a poter diagnosticare una psicopatia, Hanno abitudini e intenzioni sadiche "Credo che l'indizio più indicativo sia un'indole sadica". Uno psicopatico motiva gli altri usando la paura, piuttosto che il rispetto; è portato a distruggere piuttosto che a correggere.

"Sono parolai, e puntano sulla loro capacità di sedurre"

Gli psicopatici sono maestri nel presentarsi al meglio, scrive l'esperto Andrew Faas. Vedi, per esempio, le dichiarazioni stupite dei genitori di Erika. I malati sono grandi conversatori, possono chiacchierare briosamente, con risposte pronte e spiritose, e aneddoti improbabili ma convincenti. Al termine della conversazione, davanti a tanto charme, potreste credere che lo psicopatico sia una brava persona: fantastica, addirittura.

Hanno una enorme stima di se stessi

Gli psicopatici vedono se stessi al centro dell'universo. Sono così importanti ai propri occhi che pensano agli altri come meri strumenti per realizzare i loro desideri.

Continuano a mostrarsi sicuri, anche di fronte a un'evidenza schiacciante

Molte persone lottano costantemente per la loro autostima. Gli psicopatici, al contrario, sono riconoscibili da un eccesso di fiducia in se stessi.

Sono bugiardi patologici

Una volta che uno psicopatico inizia a mentire, non può e non vuole smettere. I prepotenti hanno una "disonestà intellettuale alla quale regrediscono coscientemente". A differenza delle persone normali, agli psicopatici non importa che la loro menzogna venga scoperta, perché possono continuare a mentire per negare ancora, conclude.

Pensano che le regole non valgano anche per loro

Gli psicopatici sono noti per disprezzare le norme sociali e le regole in generale. Come molti narcisisti, sono così aridi e autocentrati che credono semplicemente di farla franca nonostante il loro terribile comportamento.

Vivono come parassiti

Gli psicopatici hanno un pensiero fisso: pensano solo a loro stessi e a quello che vogliono fare, come dei parassiti. Vivono la loro vita, le cose che fanno e dicono, il modo in cui si comportano senza alcuna considerazione per gli altri. Gli psicopatici fanno qualsiasi cosa vogliano perché hanno un senso di sé gonfiato al punto di pensare che le regole non valgano per loro: "Si sentono immuni da ogni critica sul loro stile di vita, incluso il modo in cui molestano le persone sulle quali hanno controllo, o autorità", scrive Faas.

Mistificano e manipolano

Per Faas gli psicopatici sono maestri in tre cose: manipolare, depistare e ingannare, in modo da mantenersi sempre a galla, in prima fila. "Quando le cose vanno bene sono molto abili nel prendersi i meriti, ma quando si tratta del contrario sviano su un capro espiatorio, per dargli la colpa", dice Faas.

Hanno avuto precoci problemi di comportamento

"Mantengono ciò che gli era permesso nell'ambiente scolastico anche sul posto di lavoro", dice. Alcuni dei problemi precoci di comportamento comprendono una mendacia persistente, inganno, furto, piromania, assenteismo scolastico, abuso di sostanze, vandalismo; oltre a una sessualità precoce, scrive il prof. Todi Hare.

Molti bambini possono mostrare alcuni di questi comportamenti, ma gli psicopatici li manifestano a un grado più serio.

Non provano le emozioni come le persone normali

Gli psicopatici possono simulare in modo efficace normali risposte emozionali, scrive il Dr. Scott Bonn su Psycology Today. In ogni caso, non possono provarle davvero. Molti psicopatici sono maestri nel manipolare; chi gli sta intorno non può accorgersi della loro vera natura finché il danno non si è verificato.

I loro obiettivi a lungo termine non sono realistici

Anche se gli psicopatici lottano per raggiungere le loro ambizioni personali, in quanto cattivi pianificatori si aspettano che siano altri a fornire le occasioni decisive. "Anche se la meta che si sono prefissata appare come impossibile da raggiungere, gli psicopatici la legittimano, perché nella loro limitata visione era un traguardo ragionevole", conclude Faas.

Non hanno rimorso o sensi di colpa

La tendenza degli psicopatici a non badare alle conseguenze delle loro azioni, non importa quanto dannose per gli altri, può essere messa in relazione con la "notevole abilità a giustificare il loro comportamento", scrive Hare. Mentre gli amici e i familiari sono fisicamente o emotivamente colpiti dal loro comportamento, lui o lei sviano in modo tipico la loro responsabilità con delle scuse, o la negano del tutto. Hare ricorda un soggetto che aveva pugnalato un altro, sentendosi più addolorato per sé. "Lui ha fatto pochi mesi in ospedale, e io marcisco qui dentro", ha riferito il soggetto a Hare.

Hanno un'indole agghiacciante

Su Psycology Todi Hare scrive che gli psicopatici sono incredibilmente suscettibili. La minima cosa può mandarli su tutte le furie. ….Guardatevi da chi dà in escandescenze per qualunque cosa, non importa quanto trascurabile.

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Alcuni elementi, qui indicati - e qui sommariamente riportati - da psichiatri ed esperti, richiamano in qualche modo ll'atroce vicenda di Dixi e Kiki. Forse. E resta un interrogativo in sospeso, di fronte agli innumerevoli casi di uomini "normali" che si trasformano in assassini delle proprie o ex compagne, è davvero possibile che nessuno, tra familiari, amici, colleghi di lavoro, non si sia mai accorto di disturbi della personalità così rilevanti? 


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