"Mamma, da grande farò il martire" plagiati da scolari nelle scuole coraniche

| L'incredibile storia della cellula di Ripoll e dell'Imam bombarolo. Dal 2000 scuole coraniche radicali in tutta Europa, anche in Italia

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L'incubo delle Torri Gemelle, 11 settembre 2001, era già passato (almeno per molti) nel 2002, quando, esaurita l'onda emotiva, l'Italia consentiva ancora a  molti cattivi maestri islamici di predicare l'odio verso gli infedeli e di instillare, attraverso le scuole coraniche, una visione ultra-fondamentalista del mondo ai figli di immigrati musulmani di seconda e terza generazione. Accadeva a Milano, a Cremona, nel Centro Sud, anche a Torino. C'era una rete di moschee finanziate in modo misterioso dai Paesi sunniti del Golfo Arabo con lo scopo di creare una futura generazione di credenti, infiltrati in Europa, in grado di comprendere e condividere le ragioni dei kamikaze dell'epoca, che si facevano saltare in Israele e ovunque fosse necessaria combattere l'"Occidentalismo". Allora il cattivo n.1 erano Usama Bin Laden e Al Qaeda. I timori di allora, 15 anni dopo, sono diventati realtà. 

Le lucide profezie del Sisde 

In un profetico e straordinario documento degli analisti del Sisde, l'allora Servizio segreto civile, spuntarono fuori vicende incredibili, sintetizzate in un titolo: "Mamma, da grande voglio fare il kamikaze", così insegnavano gli Imam nelle scuole clandestine ai loro piccoli discepoli. Una madre musulmana si sentì dire dal figlio allievo di una madrassa milanese, tornando a casa che, da grande appunto, voleva diventare  un martire. La donna si rivolse alla polizia, ci furono indagini e poi una serie di blande misure repressive. Qualche Imam improvvisato fu espulso senza clamori dall'Italia. Perché abbiamo voluto ricordare questi lontano episodio? Per la semplice ragione che quanto va accadendo in Europa in questi mesi, segnati da sanguinosi e atroci attentati fai-da-te, non frutti velenoso piovuti dal cielo, ma sono la conseguenza di lunghi processi di indottrinamento passati o inosservati o tollerati in nome di un assurda e incomprensibile tolleranza, se non una di una specie di pietismo compiaciuto e ipocrita, della nostra società nel suo complesso, istituzioni comprese, verso il fenomeno del radicalismo islamico legato all'immigrazione.  

Terroristi cittadini europei figli di immigrati

Tutti o quasi i terroristi in azione dal 2005 a oggi, partendo dal metro di Londra, sono cittadini europei, nati e cresciuti da famiglie perfettamente inserite - almeno in apparenza - nel tessuto sociale delle nazioni che li avevano accolti a suo tempo, dove hanno frequentato scuole pubbliche e iniziato a lavorare. Qui i buonisti di ogni colore si sprecano - oggi - a "provare a capire" i ragazzini terroristi Barcellona, shoccati - poveri - dalle immagini dei bombardamenti in Siria, dal numero delle vittime arabe, dimenticando però che coinvolgere i civili nel conflitto è una strategia precisa dell'Isis che si confonde con la popolazioni dei quartieri più abitati delle zone occupate. "Non hanno bombardieri o droni per vendicarsi del sangue dei fratelli e si arrangiano come possono, con i camion o con i furgoni. Che differenza fa, moralmente, tra il pilota di un bombardiere e il ventenne che guidava il furgone che ha fatto strage sulla Rambla? Muoiono sempre innocenti". Queste incredibili parole sono state scritte su un social e non riportiamo l'identità dell'autore per carità di patria. Come dire: i bombardamenti a tappeto in Germania o la bomba atomica in Giappone, in grado di porre fine dalla guerra mondiale, non avrebbero dovuto avvenire in nome di un'etica che avrebbe portato le democrazie verso una tragica sconfitta contro Hitler e i suoi alleati. A volte la storia insegna che bisogna percorrere strade dolorose per imporre quel minimo senso senso di giustizia e di riscatto verso le forze del male. La domanda che oggi ci poniamo è questa. 

Frutto velenoso delle scuole islamiche dei primi anni 2000

Quanti bambini , tra i 5 e i 10 anni, furono indottrinati dalla scuole islamiche radicate in Italia nei primi anni del secondo millennio? Oggi sono già più o meno ventenni. In Francia, è successo su scala più larga la stessa cosa, accade infatti che altri terroristi ragazzini stiano tentando scardinare il sistema democratico, alterare lo sviluppo delle economie occidentali, creando contraccolpi nei trasporti, nelle comunicazioni, nei liberi movimenti dei cittadini Ue e non solo. Costringendo i governi a invadere la privacy dei propri cittadini in modo sempre più incisivo. Come si rapportano gli ex scolari dei doposcuola islamici dove veniva imposta il Corano imparato a memoria e il culto della Shar'ia di fronte agli eventi di Barcellona? Cosa pensano, ora, della cellula di Ripoll che aveva progettato una strage di centinaia di persone (per fortuna finita male)? E ancora: in quegli anni a Torino, 2002-2007, un Imam, poi finalmente espulso nel 2007, organizzava manifestazioni contro Israele dopo essersi schierato al fianco di Saddam Hussein durante la Guerra del Golfo. 

"Mamma, da grande voglio fare il martire"

Costui organizzò un corteo che è rimasto negli archivi della Digos come uno degli episodi già gravi e inquietanti dell'epoca: furono fatti sfilare bambini, nelle strade el quartiere multi-tecnico di Porta Palazzo, vestiti da kamikaze, con la fascia verde dei martiri in testa, tute mimetiche e cappucci neri, imbracciando mitra-giocattolo e urlando slogan contro gli Usa e Israele. Un'immagine agghiacciante, che lascia in sospeso un angosciante quesito. Che fine hanno fatto quei bambini malvagiamente indottrinati oggi più che adolescenti?

La cellula di Ripoll, troppi vuoti nella prevenzione

Questa lunga premessa è però servita per arrivare all'analisi della cellula di Ripoll. C'è un copione troppo spesso ripetuto, che fa risuonare, sempre, le stesse domande. Ma come è possibile che nessuno si sia accorto di cosa stava succedendo in quel furgone scassato trasformato in sala riunioni a prova di intercettazioni ambientali o telefoniche? Perché nessuno ha mai controllato il Phone Center di Ripoll, piccolo e malandato dove, approfittando dell'andirivieni e della confusione, si incontravano i futuri martiri di Barcellona e Cambrils? Perché nessuno mai controllò la casa mezza diroccata di Alacanar dove i terroristi stavano tentando di costruire micidiali auto-bomba imbottito di esplosivo Tatp per poi provocare centinaia di vittime? La risposta, come scrisse tanti anni fa Bob Dylan, è nel soffiare eterno del vento.

Il diabolico Imam in contatto con terroristi belgi

 Sono 12 i membri della cellula terroristica che ha colpito la Catalogna. Le basi erano a Ripoll, cittadina sui Pirenei e ad Alcanar, 11 mila abitanti con una  comunità musulmana di 650 membri,  meno del 10 per cento, si sono radicalizzati i terroristi marocchini tra i 7 e 34 anni, sotto la guida dell'Imam Abdelbaki Es Satty, 45 anni, il cui corpo è rimasto polverizzato nell'esplosione di Alcanar, dove stava manipolando gli esplosivi con cui imbottire i furgoni destinati all'azione di Barcellona e Cambrils . Sposato con tre figli, era sparito da martedì quando aveva fatto sapere ai vicini di voler partire per il Marocco per raggiungere la famiglia. Morto nello scoppio anche Youssef Aallaa, reduce da un viaggio in Svizzera nel dicembre 2016. A Cambrils, falciati da una donna sergente dei "Los Mossos D'Esquadra" (ora spedita in ferie e assistita da un team di psicologi, ha sparato sei colpi e ha ucciso quattro terroristi) sono morti Moussa Oukabir, ritenuto in un primo momento il killer della Rambla; Said Aalla di 19 anni; i fratelli Mohamed (24 anni) e Omar Hychami; e Houssaine Aboyaaquob, 17fratello dell'autista del Van della Rambla, Younes, 22 anni, ucciso ieri a tra i vigneti di Subirats, 50 km da Barcellona. 

Un pentito sta rivelando i segreti del commando

In carcere Driss Oukabir, di 28 anni (fratello di Moussa) che s'è consegnato spontaneamente alla polizia dopo l'attentato per denunciare di avere subito il furto del permesso di soggiorno poi usato per noleggiare i furgoni, con un periodo di tempo trascorso in Italia alla ricerca di un lavoro che però non trovò; Mohammed Aalla, 27 anni (proprietario dell'Audi 3 usata per l'attacco a Cambrils e fratello di Said morto nell'attacco); Salh El Kari, 34 anni (proprietario di un appartamento a Ripoll e titolare del Call Center utilizzate come base operativa), il numero 2 della cellula. Nell'esplosione avvenuta nel covo di Alcanar era rimasto gravemente ferito ma cosciente Mohamed Houli Chemial. S'è deciso a collaborare con gli inquirenti e grazie alle sue confessioni è stato possibile ricostruire la storia, la composizione, i progetti e i collegamenti internazionali della cellula, che si connetteva con esponenti di rilievo dell'Isi in Siria attraverso i pc del Phone Center di Ripoll. Altri dettagli nelle prossime ore. Ma la sostanza dell'indagine è questa. Sino al prossimo attentati, con gli stessi scenari. 

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