Mapuche, si sgonfia il caso Maldonado né rapito, né picchiato dalla polizia

| Trovato il corpo dell'anarchico in un fiume del Rio Negro in Argentina. E' morto annegato, nessun pestaggio,

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Il corpo dell'anarchico "libertario e di sinistra" Santiago Maldonado, 28 anni, artigiano e attivista argentino che aveva da tempo sposato la causa del popolo Mapuche (i "Figli della Terra" rivendicano il possesso di parte della Patagonia in nome delle radici culturali ed etniche di un lontano passato),  in nome di ideologie dai contorni confusi, è stato trovato morto sette giorni fa nelle acque del fiume Chubut nella regione del Rio Negro. Quindi è stato oggetto di un'autopsia portata a termine da 55 persone tra medici legali, seguendo il "protocollo del Minnesota", utilizzando osservatori indipendenti e un gruppo di avvocati delle associazioni professionali e umanitarie argentine. La conclusione è semplice: Maldonado è affogato nelle acque del fiume, il 1 agosto scorso, giorna della scomparsa, dopo una manifestazione di protesta che aveva spinto i manifestanti a bloccare la statale 40 a El Bolson, ua cittadina di 15 mila abitanti, con pesanti conseguenze per il traffico di un'arteria che ha un ruolo importantissimo nel sistema di comunicazione tra il Rio Negro e Buenos Aires, tentando pure di occupare le aziende Benetton della zona che si occupano dell'allevamento di pecore che producono lana destinate alle aziende tessili della multinazionale. 

Dopo una carica della polizia, Maldonado (che non ha ferite che si possono collegare a un pestaggio, secondo il parere degli anatomo-patologi) s'era lanciato nelle acque per sfuggire all'arresto ma, non sapendo nuotare, è miseramente e tragicamente annegato. C'è solo un aspetto che va ancora chiarito: stringeva in una mano un grosso bastone. Perchè? Non c'è per ora una spiegazione logica. La storia infinita di una macabra sceneggiata da parte dell'area progressista, dalla sinistra sindacale alle formazioni para-terroriste argentine, che per oltre due mesi hanno trasmesso all'opinione pubblica un messaggio terribile, cioè un possibile ritorno dei terribili giorni dei "desaparecido", avrebbe dovuto concludersi con i risultati dell'esame autoptico. Certo, la famiglia ha duramente criticato le forze di polizia "per aver sgomberato la strada con la violenza, sparando poriettili di gomma ad altezza uomo e fermando i manifestanti per poi portarli nelle caserme". Ma da qui a sostenerel'ipotesi di un "sequestro" e di un "pestaggio" si danni Maldonado ce ne corre. Un tam-tam, ripreso a livello internazionale, che rischiava di condizionare anche le prossime elezioni politiche del grande paese sudamericano. In Italia la tragica morte di Maldonado è rimbalzata sui media antagonisti già dalle prime ore dalla scomparsa e non è ancora finita. Anzi, dei risultati dell'autopsia non se ne parla, continuando a insistere su una "esecuzione" da parte degli agenti e dei "guardiani" della odiosa multinazionale italiana, oggetto di un web-linciaggio con pochi precedenti. Fu scritto era stato catturato dalla polizia, in quei minuti successivi alla carica e spuntarono testimoni convinto di avere udito gli agenti untale "Lo abbiamo preso". Invece il giovane attivista aveva cercato semplicemente di allontanarsi ma è stato tradito della forti correnti di quel fiume.

Don "dlitto-fake, scaricato moralmente sul gruppo Benetton, reo di avere acquistato un immesnoterritorio della patagonia per dislocarvi 100 mila pecore per rifornire i lèroprio laboratori tessici di lana. Il governo ha fatto la cosa giusta. Una volta trovato il corpo, ha aperto subito una un'inchiesta rigorosa partendo dall'esame autotpico, effettuato con modalità talmente garantiste (della verità, bella e brutta che fosse) affidandole a un team di esperti qualificati e super partes. A guidare l'esame esperti medicoforensi della Corte Suprema, addirittura la prestigiosa Equipe Argenti.

Molti gli italiani che vivono in Argentina e che lavorano nel gruppo. Ma anche in altre realtà. Racconta Mauro M., torinese emigrato in Patagonia 10 anni fa, con moglie e figli: "E' in atto un colossale equivoco alimentato dall'area antagonista argentina e da gruppi di potere che sfruttano la vicenda a fini politici contro l'attuale maggioranza. Agli argentini - spiega - degli indigeni, non è mai importato niente. I capi Mapuche odiano gli europei a prescindere e li vedono semmai come strumenti di un business a loro favorevole. Benetton ha fatto solo del bene in queste terre dimenticate, e loro lo sanno perfettamente. Sono stati cinicamente politicizzati. Santiago Maldonado, pace all'anima sua, era solo uno dei tanti argentini che si erano trasferiti nelle comunità hippie di El Bolson per giocare alla ribellione. Ma i Mapuche non sono mai stati violenti,  sono più interessati ai fatti loro, solo una piccola minoranza si era lasciata strumentalizzare". 

La radicalizzazione anti-sistema è più evidente in Chile, dove operano associazioni e gruppi di pressione per ottenere dal governo locale autonomie e tutela della cultura originaria.

L’Analisi
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