Torino invasa dalla cocaina, i Ros: "Chi sono Narcos e complici"

| L'operazione Bellavita tra Italia e Spagna, un flusso di droga gestito dall'andrangheta radicata in Piemonte. Nomi e strategia

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Chissà quante volte ci siamo domandati come mai è così facile incrociare persone che fanno uso sistematico di cocaina, a Torino è ormai una piaga sociale, e di constatare poi, quasi stupiti ma anche no, come è facile imbattersi in locali e luoghi pubblici in spacciatori dall'aria serena e tranquilla, anche in giacca e cravatta, fuori dai soliti cliches del "nero sputapalline" di San Salvario. Noi lo vogliamo fare in modo inedito, lasciando la parola ai carabinieri del Ros di Torino che hanno portato a termine l'operazione "Bellavita" tra Italia e Spagna, con 12 arresti assai di peso. Ci sono anche termini in "legalese", il testo non è fluido come un normale servizio giornalistico ma ha il grande pregio della chiarezza. Crediamo di offrire al lettore un esempio di grande valore divulgativo, di come gli inquirenti comunicano il loro operato ai media, indicando le persone con prima i cognomi e poi i nomi. Lasciamo che sia così. Sarà poco giornalistico ma forse terribilmente più esaustivo e convincente. Questo straordinario documento è una radiografia di un segmento di società, quella che ha scelto il crimine organizzato per prosperare sulla vita e le umane miserie degli altri, i più deboli. Chi fa uso di sostanze stupefacenti, ogni volta che passa i suoi soldi nelle mani del racket, dovrebbe rifletterci un attimo in più. In questo modo si finanzia il racket, chi uccide e distrugge scientemente i presidi fondamentali di una società democratica. Come non ricordare, al proposito, una delle frasi celebri di Pablo Escobar, il più importante narcotrafficante del mondo, ucciso in Colombia nel 1993, a proposito degli immensi carichi di cocaina destinati agli Usa: "Gli inondiamo di veleno, annientiamo le loro generazioni, gli diamo il veleno che vogliono…". Sono passati quasi 25 anni da allora, Escobar è stato finalmente ucciso delle forze speciali dell'Esercito Colombiano, il traffico ora l'hanno in mano altre organizzazioni, comprese le mafie italiane. Ma la sostanza è la stessa. Ecco la breve, essenziale, tacitiana, nota dei Ros.

OPERAZIONE BELLAVITA

All'alba del 22 novembre 2017, i Carabinieri del ROS, coadiuvati dai militari dei Comandi Provinciali di Torino, Reggio Calabria, Genova e Brindisi, oltre che dai colleghi dell'UDYCO spagnolo, hanno dato esecuzione ad una misura cautelare emessa dal G.I.P. presso Tribunale di Torino, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 12 indagati ritenuti organici ad un sodalizio dedito al narcotraffico internazionale sull'asse Spagna-Italia.

Nel dicembre 2012, l'indagine "BELLAVITA" prende le mosse da un'attività di osservazione eseguita dai militari del ROS nei confronti di PANNOZZO Franco e LUPIA Natale, personaggi noti nel panorama criminale torinese per antiche vicende sempre legate al narcotraffico.

Adottando "maniacali" contromisure tese ad eludere ogni tipo di investigazione a proprio carico, in quel periodo PANNOZZO e LUPIA viaggiavano continuamente tra l'Italia e la Spagna e, nei periodi di permanenza sul Territorio Nazionale, pendolavano e partecipavano ad incontri riservatissimi tra il Piemonte, la Lombardia, la Liguria e la Calabria.

Verso la fine di maggio 2013 i due si recano a Huelva, citta dell'Andalusia poco distante dal confine portoghese, storica roccaforte del noto narcotrafficante PISCIONERI Rocco, così fornendo una chiara indicazione circa il coinvolgimento del medesimo PISCIONERI nell'associazione criminale che si andava delineando.

Per comprendere il contesto dell'indagine BELLAVITA, va ricordato che da circa un ventennio PISCIONERI aveva stabilito la propria residenza in Spagna, dove già era stato arrestato negli anni ‘90 del secolo scorso nell'ambito dell'indagine "ELIANTO", che aveva consentito, tra l'altro, di sequestrare a Feletto Canavese un ingente quantitativo di cocaina (circa 200 kg) e di procedere all'arresto, oltre che dello stesso PISCIONERI, di circa trenta persone, in Italia e Spagna, tra le quali lo stesso PANNOZZO ed il noto BELFIORE Giuseppe.. 

A partire da giugno 2013, viene individuato un altro membro della narcoassociazione, CONTRO' Mario, che è a sua volta in contatto con TRISOLINO Luigi, rivelatosi organico al sodalizio con compiti logistici. 

Sempre durante la vacanze natalizie del 2013/14, vengono intercettate alcune importanti conversazioni di LUPIA con PANNOZZO e TRUNFIO Bruno, (figlio di TRUNFIO Pasquale, già capo del locale di ‘ndrangheta di Chivasso come documentato dalla nota indagine MINOTAURO), condannato in via definitiva a 7 anni di reclusione per associazione mafiosa (op. MINOTAURO), nonché con il cognato CANNALIRE Giovanni (anch'egli già noto poiché più volte implicato in vicende di narcotraffico e spaccio di sostanze stupefacenti nel Torinese e nel Brindisino) da cui emergono chiaramente il ruolo verticistico di PISCIONERI Rocco, con la collaborazione diretta di PANNOZZO e LUPIA, la partecipazione di TRUNFIO Bruno e di CANNALIRE, le modalità di raccolta e trasmissione del denaro in Spagna (i proventi dell'illecito traffico infatti viaggiavano, sottovuoto, all'interno di doppi fondi di autovetture all'uopo modificate), l'esistenza di un libro mastro del gruppo custodito scrupolosamente LUPIA, gli ingenti volumi di narcotico trattato, con singole partite di 3/400 kg di hashish.

Nel frattempo emergono quali ulteriori partecipi al sodalizio anche SQUILLACE Antonio, appositamente trasferitosi nel Nord Italia dalla Locride, preposto al ritiro ed al trasporto in Spagna del denaro provento dall'attività di narcotraffico, BRANCADORO Mauro, stanziale in Spagna a contatto diretto con PISCIONERI Rocco, ed il fratello BRANCADORO Sandro, chierese, a cui vengono affidati compiti logistici. Nelle campagne novaresi e vercellesi vengono altresì individuate due basi operative ove, in clandestinità, vivono ed operano gli indagati.

Nel marzo del 2014 viene documentato un viaggio in Spagna di CONTRO' Mario che consegna 105.000 euro direttamente nelle mani di PISCIONERI Rocco.

Nel corso dell'indagine, il sodalizio affronta diversi problemi destinati a turbarne le dinamiche: LUPIA infatti viene messo sotto processo dal gruppo poiché ritenuto colpevole di essersi arbitrariamente impossesso di denaro; CONTRO' teme di essere addirittura ammazzato da PISCIONERI Rocco per aver perso il possesso di una Fiat Croma preparata con doppio fondo ed utilizzata per il trasporto dello stupefacente e del denaro; BRANCADORO Sandro lamenta lo sfruttamento a cui viene sottoposto il fratello MAURO direttamente da PICIONERI Rocco; una grossa partita di stupefacente, nascosta all'interno di cisterne per il trasporto di carburante, viene contaminata dalla presenza degli idrocarburi, che l'avevano resa di fatto invendibile. 

Nella serata del 7.05.2014, nel corso di un servizio di osservazione transfrontaliera in Spagna, i Carabinieri del ROS localizzano presso l'Hotel Sol Principe di Torremolinos (Malaga) il latitante DI GIACOMO Mario Antonio, storico uomo di fiducia di PISCIONERI Rocco e destinatario di ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Torino, dovendo scontare la pena di oltre 9 anni di reclusione per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. DI GIACOMO viene così arrestato dall'UDYCO di Malaga.

Negli stessi giorni si pongono le basi per la localizzazione di PISCIONERI Rocco, divenuto nel frattempo latitante, poiché destinatario di ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Torino, dovendo espiare la pena detentiva di 15 anni di reclusione per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti. E così, nella tarda serata del 10 giugno 2014, su indicazioni del ROS, anche PISCIONERI viene tratto in arresto da personale dell'UDYCO, che lo sorprende presso una clinica di Torremolinos (Malaga) ove si era presentato sotto mentite spoglie. 

L'arresto del leader del gruppo criminale comporta un immediato riassestamento organizzativo registrando un notevole avvicinamento di LUPIA Natale a SCHIRRIPA Rocco – poi arrestato e condannato in 1° grado per l'omicidio del giudice CACCIA – anch'egli legato da storica amicizia a PISCIONERI Rocco. 

Nello stesso periodo affiora il ruolo di PISCIONERI Cosimo, che si propone come alter ego del fratello ROCCO detenuto, con lo specifico compito di ritirare e gestire il denaro provento dell'attività di narcotraffico.

Nel settembre del 2014 invece, su input dei colleghi del ROS i CC della Compagnia di Torino/San Carlo, in un appartamento del centro di Torino, arrestano GIANANI Marco trovato in possesso di tre pistole con relativo munizionamento, 16 grammi di cocaina e 70 grammi di hashish. Le armi appartengono al sodalizio facente capo a PISCIONERI Rocco, erano state precedentemente detenute da CONTRO' Mario nella sua abitazione di Caselle T.se ed avrebbero dovuto essere custodite da GIANANI solo per qualche giorno presso la sua abitazione e poi consegnate a LUPIA. Tale vicenda contribuisce a documentare la notevole pericolosità dell'organizzazione facente capo a PISCIONERI Rocco.

Nel frattempo vengono ricostruite alcune cessioni di stupefacente da parte di CANNALIRE e del genero DI GIOVANNI Antonio, titolari di un autolavaggio a Torino, sia sulla piazza torinese sia a CARELLA Orlando, residente a Brindisi. Proprio in occasione del trasferiemto di hashish dal Piemonte alla Puglia, il 09 agosto 2016, i Carabinieri di Brindisi, al termine di uno spettacolare inseguimento, arresteranno DI GIOVANNI Antonio mentre, a bordo di una Fiat Croma, appositamente modificata (la scelta di tale modello rappresenta una costante per il gruppo), trasportava circa 90 kg di hashish. Nella circostanza è presente anche CANNALIRE Giovanni che riesce abilmente a darsi alla fuga nelle campagne circostanti, venendo arrestato solo successivamente in esecuzione di misura cautelare emessa in relazione al singolo episodio. 

Il 16.06.2015 PISCIONERI Rocco, nel frattempo estradato in Italia, viene scarcerato per differimento provvisorio dell'esecuzione della pena detentiva che stava scontando, a causa delle sue gravi condizioni di salute, decedendo poi nel marzo di quest'anno presso una struttura di lungodegenza a Foglizzo (TO).

Anche BRANCADORO Mauro nell'aprile del 2016 decede in Spagna per cause naturali.

Le misure cautelari in carcere sono state quindi eseguite nei confronti di:

  • BRANCADORO Sandro, torinese (cl. ‘68);
  • CANNALIRE Giovanni, brindisino trapiantato a Torino (cl. '59);
  • CARELLA Orlando, brindisino (cl. '69);
  • CONTRO' Mario, catanese trapiantato a Caselle T.se (cl. ‘55);
  • DI GIOVANNI Antonio, torinese (cl. '83);
  • LUPIA Natale, catanzarese trapiantato a Torino (cl. ‘52);
  • PANNOZZO Francesco, torinese (cl. ‘63); 
  • PISCIONERI Cosimo, originario di Caulonia (RC), trapiantato in Spagna (cl. '48); 
  • SQUILLACE Antonio, cauloniese (cl. '68); 
  • TRUNFIO Bruno chivassese (cl. ‘69).
nonché di TRISOLINO Luigi Tommaso, leccese trapiantato a Torino (cl.'37), posto agli arresti domiciliari e di DI GIOVANNI Vittorio, torinese (cl.'76), destinatario di obbligo di dimora nel comune di Torino ma arrestato in flagranza per detenzione di stupefacenti all'esito della perquisizione eseguita stamane.











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