Il salto del Grillo

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Ad annunciarlo è stato l’immunologo Roberto Burioni: “Oggi è successa una cosa molto importante: Beppe Grillo e Matteo Renzi hanno sottoscritto un patto in difesa della scienza. Perché ci si può dividere su tutto, ma una base comune dev’esserci: la scienza deve fare parte di questa base. Perché non ascoltare la scienza significa non solo oscurantismo e superstizione ma anche dolore, sofferenza e morte per gli esseri umani”.

È l’ennesimo carpiato pentastellato, che scatena l’ennesima discesa in campo dei traditi: la pagina del deus ex machina del Movimento diventa una lavagna piena di insulti e accuse: gli danno del venduto, pronosticano la fine della sua idea politica, aggiungono file di punti esclamativi alla fine di epiteti irripetibili, ricordano che dopo la Tap, le trivelle e le banche, i vaccini segnano il punto del non ritorno.

L’appello, diviso in cinque punti, impegna chi lo sottoscrive a “non sostenere o tollerare in alcun modo forme di pseudoscienza e/ di pseudomedicina”. Ma il voltafaccia è clamoroso, perché è anche grazie alla campagna No-Vax che i grillini erano riusciti a fare incetta di voti. 

Proprio ieri, sul sito di “Repubblica”, era stato divulgato un video in cui si elencavano le straordinarie giravolte di Di Battista, il commesso viaggiatore dei M5S. Su un palco a San Foca, in Salento, il 2 aprile 2017, Dibba urlava che con loro al governo la Tap sarebbe bloccata nel giro di due settimane. Risultato: il 15 ottobre 2018, il Ministro Toninelli ha autorizzato la ripresa dei lavori della Tap, Trans-Adriatic Pipeline. Il 12 luglio 2017, alla Camera, sempre Dibba tuona contro i provvedimenti a favore delle banche: accalorato, accusa il governo di non avere più vergogna di nulla. Risultato: con un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 7 gennaio e pubblicato il giorno successivo, il governo giallo-verde sceglie di “salvare” la banca genovese con le stesse modalità di quanto avevano fatto i predecessori con Monte Paschi, Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Il 2 aprile 2016, Dibba davanti ad una lavagna si vanta di aver capito che intorno alle autorizzazioni per esplorare i fondali dello Ionio confidas che avevano sentito puzza di intrallazzo. Risultato: il 31 dicembre scorso, il Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse autorizzava tre nuovi permessi di ricerca petrolifera su una superficie di 2mila 200 km quadrati. A Ginosa, in provincia di Taranto, l’11 giugno 2016 Di Battista se la prende con i sette decreti salva-Ilva “e nessuno salva cittadini di Taranto”. Risultato: nessun decreto salva-Ilva eliminato, e nemmeno una proposta per abrogare l’immunità penale per i vecchi e nuovi proprietari dell’acciaieria tarantina. Per finire in bellezza con una promessa senza data, perché più volte ribadita: no fermo a nessuna alleanza con altri partiti che hanno governato finora. “La Lega farà la sua strada: noi andiamo per contro nostro”. Ma dove, forse non lo sanno neanche loro.

L'EDITORIALE