Sole, amore, cuore e diritti umani no?

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DAVIDE RICCARDO ROMANO

Tra poco inizia Sanremo e già i riflettori dei media iniziano a puntare verso il festival della canzone. Sarebbe una bella novità se insieme alle solite canzoni che fanno la rima amore e cuore (Arbore dixit) ci si mettesse un po' di pepe: io per esempio amerei vedere sul palco dell'Ariston Nadia Murad, yazida sopravvissuta all'ISIS. Premio Nobel per la pace a soli 22 anni, che ha fatto una scelta coraggiosa andando in giro per il mondo a parlare della sua terribile esperienza: dove ha perso sei fratelli e sua madre. Stuprata più e più volte, oggi continua a tenere alta la fiaccola della memoria di quello che è successo. Solo un mese fa ha ricordato come il suo stesso nipote - dopo il lavaggio del cervello fattogli dall'ISIS - le ha detto per telefono che la vorrebbe uccidere. Guardare in faccia Nadia Murad farebbe bene a tanti, abituati a voltarsi dall'altra parte quando si parla di diritti umani in nome della "realpolitik". Guardare negli occhi Nadia potrebbe scatenare la vergogna in tanti di noi: sia tra quelli che parlano sempre di migranti (ma mai delle cause che li creano), sia tra quanti parlano sempre di muri (senza porsi il problema di cosa accada oltre quelle mura, nonostante l'11 settembre ci abbia mostrato come le mura possono essere saltate agevolmente).
Nadia potrebbe raccontarci di quanto bisogna "combattere la mentalità dell'odio", di quante colpe vanno attribuite a quei governi arabi che hanno permesso l'oppressione e la demonizzazione degli Yazidi e delle altre minoranze non musulmane, e di quanto poco facciano i nostri governi occidentali per perseguire i criminali dell'ISIS che hanno rapito migliaia di donne yazide rendendole schiave sessuali. 
Sarebbe bello se Sanremo ci sorprendesse per una volta con un'ospite che racconti la realtà per quello che è, senza ideologie. Sarebbe bello, ma non succederà. Pare non ci sia spazio per l'umanità dove si canta l'amore.


 

L'EDITORIALE