Carceri: "Solo crisi? No, il quadro è devastante"

| Intervista a Gerardo Romano, vice segretario generale del sindacato Osapp della polizia penitenziaria

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Gerardo Romano, sostituto commissario della polizia penintenziaria, 37 anni di servizio, sposato con un figlio già laureato, è il vice-segretario generale nazionale del sindacato Osapp. A lui abbiamo chiesto qual'è la reale situazione delle carceri piemontesi, divise in case circondariali e case di reclusione. La scheda: 15 istituti di pena, più il carcere minorile Ferrante Aporti di Torino. Attualmente i detenuti sono 5924 contro i 5345 della capienza consentita. Gli operatori polpen sono 4079 ma dovrebbero essere 4879. C'è un vuoto in organico di circa 800 unità.

 Segretario, com'è la situazione?

"Grave, devastante direi, siamo all'ammuina di stampo borbonico, tutti a poppa o tutti a prua ma siamo sempre gli stessi, cioè pochi".

Perchè, spieghi

"Di fronte a un grande numero di detenuti, il numero di agenti è totalmente insufficente, Ciò determina uno stress psicofisico spaventoso per gli operatori, costretti a turni massacranti, a rinunciare ai riposi, a rinunciare alla propria vita. E' necessario un aumento di organico a livello nazionale, migliori condizioni salariali. Non sono i soliti luoghi comuni di qualsiasi sindacato, ma la fotografia della realtà. Tanto che molti colleghi sono seguiti dalla commissiome medica ospedaliera di Milano".

I problemi più gravi? 

"La questione della sicurezza. Le recenti evasioni sono dovute anche a questo problema, ormai annoso. E poi si riverbera sulle stesse condizioni di vita dei reclusi. Da Roma vogliono aprire un padiglione in un carcere piemontese ad alta sicurezza  ma non c'è il personale. Questo vuol dire che il livello di sorveglianza sarà bassissimo, con situazioni critiche ogni minuto. E' una politica sbagliata che penalizza tutti".

Livelli salariali. Dicono che il numero enorme di ore di straordinario migliorano la busta paga. Vero o falso? 

 "Falso, Un agente percepisce 1140 al mese. Con 40 ore di straordinario di media mensili, le indennità notturne e i festivi, può arrivare a 1750 euro. Con una qualità di vita azzerata. Vuole dire lavorare quattro domeniche, sforare sistematicamente i turni di 8 ore estesi sino a 14, che dovrebbero essere 6 ma sono aumentati per necessità virtù, di giorno e di notte. Un inferno. Qui è in gioco la libertà delle persone. Ma non a tutti è chiaro. Questo spiega il livello di stress, di fatica, di stanchezza degli operatori, costretti a orari e turni impossibili da gestire senza mettere a pregiudizio anche il proprio equilibrio, le proprie capacità relazionali, con la famiglia e con l'ambiente".
Strutture. In che condizioni sono?


"Pessime. Fatiscenti. Scarsa manutenzione, dotazioni inadeguate. Manca tutto, non saprei nemmeno dove cominciare. E' una situazione gravissima che unisce agenti e detenuti nello stesso amaro destino. La situazione peggiore a Ivrea ma anche Torino, Asti, Alessandria San Michele e Saluzzo non sono messi bene. Ci sarebbero investimenti per milioni di euro. Che nessuno ha più a disposizione, c'è spazio solo per una risicata ordinaria amministrazione".
E gli agenti? Mense, mezzi, divise? 
"E che devo dire. Niente di nuovo. Solo auto e cellulari sono oggetto di un programma di rinnovamento anche se i mezzi sono in larga maggioranza vecchi, ansimanti con chilometraggi da paura. Male invece per le caserme, male per le mense dove il cibo, se vogliamo dare un voto da 1 a 10, non supera il 4 o il 5 quando va bene. Le divise sono vecchie, lacere, rattoppate, idem le calzature. Gli operatori se le comprano per conto loro. C'è poco altro da aggiungere. Se non una riflessione. Lo Stato faccia lo Stato in modo serio, noi continuamo ogni giorno a fare la nostra parte, in silenzio, sempre con un profondo senso del dovere ma rischiamo di cedere per esaurimento. Dato il blocco del turn over, sono bloccati i trasferimenti, la mobilità del personale tra Nord e Sud che causa un ulteriore fonte di disagio per gli agenti".

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