"Droghe leggere o pesanti, distruggono l'uomo e fanno crescere le mafie"

| Dopo la morte di un giovane torinese ucciso da una droga chimica, l'accorato intervento del fondatore del Sermig

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(Nostro Servizio)
di GERMANA ZUFFANTI
E' un giovane uomo, con una vita silenziosa tra droghe ed apparente normalità, a morire in modo tragico e assurdo, spingendoci così  di nuovo a fare un'analisi di un fenomeno da tempo quasi scomparso dalla cronaca, se non nell'orttica della repressione con i narco-racket.  Ernesto Olivero, fondatore a Torino del Sermig - Servizio Missionario Giovanile – che nel 1983 ha trovato casa all'Arsenale della Pace nel cuore di Porta Palazzo , una porta aperta ventiquattro ore su ventiquattro, grazie al coinvolgimento di tantissimi volontari, spiega in questa intervista cosa significa lottare contro il "mostro". E vincerlo. 

Oggi leggiamo che un uomo, uno come tanti, senza particolari apparenti problemi è morto per avere fatto uso di droghe sintetiche.  L'Istituto Superiore di Sanità ha ora dichiarato che è la prima vittima italiana dell'U47700, uno degli oppioidi sintetici che si possono ricevere comodamente per posta, via raccomandata. Negli Usa questa droga ha finora ucciso 46 persone, 31 a New York e dieci in North Carolina. Scopriamo che nel nostro belpaese fanno capolino nuove sostanze e sempre più persone fanno uso nascosto di droghe. Quali sono i pensieri e le parole di un uomo che ha stretto la mano a grandi figure, dal Papa ai Presidenti della Repubblica alle grandi Autorità internazionali del presente e del passato, ma soprattutto alle migliaia di giovani che hanno bussato la porta del suo Sermig per chiedere aiuto, rispetto al fatto di cui parlano oggi tutti i giornali? 

"Mai come ora sono convinto nel dire che episodi di questo tipo non sono isolati, ma sono lo specchio di una società dove le statistiche ed i numeri sulle dipendenze, sulle droghe parlano chiaro. Siamo di fronte ad una piaga sociale, che è l'uso di sostanze in continua evoluzione, uso che colpisce trasversalmente classi sociali ed età differenti, dal grande manager al ragazzo di periferia che vive nel degrado sociale e familiare. Parlo per esperienza, da quando accolsi nel 1991 un ragazzo dato per spacciato perché malato di Aids e che visse ancora 21 anni, sfidando se stesso e la droga negandosi semplicemente l'uso di sostanze mortali. La promessa vinta dal ragazzo di allora dice ancora oggi molto sulle tossicodipendenza, su quanto si può fare e come si può affrontare questo problema.

"La droga non fa bene" continuo a ripeterlo "la droga fa male e chi fa uso di sostanze abbruttisce se stesso e favorisce le mafie". Chi si spinella o si droga è doppiamente irresponsabile, perché mortifica le proprie sicurezze e perché alimenta un mercato criminale che vive di se stesso, giorno dopo giorno".

Gli Arsenali nel frattempo sono diventati tre ed i ragazzi incontrati migliaia, nelle scuole, all'interno della struttura o per strada. Quale è il rapporto trai giovani e le droghe oggi? 

"Ciò che emerge anche da questa triste vicenda di disagio torinese (che purtroppo non coinvolge solo il singolo ma anche la sua famiglia) è che chi vive queste situazioni, soggetti attivi e passivi della storia, si sente solo o lasciato a se stesso dalle istituzioni e dalle persone. Torino è una realtà multietnica, giovane ed in fermento intellettuale e spirituale, interi quartieri vivono il degrado dello spaccio e della malavita che si alimenta di questo.  I ragazzi che incontro si sentono forti, ma poi, coinvolti da queste nuove realtà anche virtuali, dalla mancanza di valori e, come dicevamo, di sicurezze, si perdono. Hanno bisogno per crescere di vedere che l'autorità dello Stato è una rete sociale sopra le parti li proteggono.  Sempre più giovani ricercano nelle droghe la soluzione dei loro dubbi o delle loro paure. I giovani da soli non hanno la forza per cambiare la situazione di crisi in cui stanno vivendo: il mondo degli adulti deve tornare a mettere al centro valori di responsabilità, onestà, mettersi in ascolto dei giovani e con loro imprimere una svolta.

Quale è il suo sogno oggi ?

Il mio sogno rimane dopo anni lo stesso : un mondo libero, un mondo in cui nessuno compra stupefacenti anche se liberi o legali.  

Quello che noi possiamo fare è accogliere, ascoltare, stare accanto alla persona, sfidare i problemi: tutto quello per cui noi siamo cresciuti attraverso questo campanello d'allarme, attraverso le tragedie che hanno bussato alla nostra porta, attraverso le lacrime di chi è venuto a cercare rifugio nel cuore della notte, picchiato, insanguinato. Ecco perché viviamo di concretezza ed è la concretezza della nostra vita che vogliamo trasmettere ai giovani.


Il Caso
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