Strage di librerie ma le superstiti sono isole felici

| A Torino sono sparite nel silenzio le librerie più conosciute e apprezzate ma c'è una ricetta che a quanto pare funziona: curare la clientela, cercare non solo le novità ma edizioni rare e "personali"

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Di Floriana Naso

Sempre più librerie indipendenti chiudono i battenti, e non parliamo solo di quelle nate da poco, ma anche di alcune storiche torinesi scomparse come Fogola, Zanaboni, Druetto, Giolitti e Lattes e altri nei quartieri meno centrali. Tuttavia molte resistono, tenendo testa non solo al mercato in declino, ma anche ai grandi colossi della rete come Amazon, Ibs, Kobo e gli altri web-operatori. Nel cuore della città del lib la libreria Bodoni,  in Via Carlo Alberto, è una realtà che non risentito della crisi mantenendo una clientela affezionata che torna sempre a curiosare negli scaffali, alla ricerca di novità ma anche di edizioni particolari o di libri non facilmente reperibili. Ne parliamo con il “libraio” che vuole però restare anonimo.

 

Qual è la ricetta giusta per tenere vivo l’interesse dei lettori affinché continuino a tornare in libreria?

È fondamentale la competenza e la professionalità dei librai, poi sicuramente un’offerta varia ma comunque “personale” e riconoscibile e comunicare in modo sentito il valore della lettura.

 

È proprio vero che i grandi colossi della rete hanno tolto fatturato alle librerie o il calo è da imputare ad altri fattori?

Certamente la GD incide sul fatturato delle piccole e medie librerie e la crescita esponenziale della vendita on-line ha peggiorato la situazione, ma i motivi del calo sono dovuti anche a ragioni più radicate nel mondo editoriale.

 

Cosa bisognerebbe fare per far avvicinare più persone alla lettura e di conseguenza riaffollare le librerie?

Un lavoro enorme di comunicazione, di educazione, di crescita e di sviluppo ma tutto questo potrebbe non essere sufficiente. In Italia quando si parla di libri e lettura si pensa alla Cultura in senso: come un luogo impervio e lontano da raggiungere che si consiglia di non visitare. Rinunciando alla possibilità di perdersi in un paesaggio magnifico. La cultura, quella che avvicina e provoca la riflessione spaventa.

 

Quanto è difficile sopravvivere per una libreria indipendente e perché?

È difficile. Per le ragioni espresse precedentemente ma se ne possono trovare molte altre, anche legate a fattori contingenti come territorio e realtà sociali specifiche. E in un certo senso focalizzarsi su queste micro-ragioni, in teoria secondo noi non fa che spostare il focus e, come in fotografia, causare la sfuocatura dell’immagine.

 

Trovo che sia determinante la collaborazione con gli autori, in che modo avete sviluppato questa sinergia?

Il libro è comunque sempre un “prodotto commerciale” sul quale si basa l’economia della libreria. Quindi bisogna trovare la modalità per proporlo e venderlo. La collaborazione con l’autore è fondamentale per attirare il “suo” pubblico di lettori ma anche la clientela fidelizzata che si fida della proposta della propria libreria. Il lavoro del libraio che crede con passione al proprio ruolo – e solitamente in questo caso l’essere e il fare coincidono – comunque spesso è sottovalutato poco riconosciuto, fa la differenza anche con l’autore che si affida alla competenza.

 

Qual è il vostro progetto di crescita?

Continuare a fare il proprio lavoro con passione e attenzione mantenendo uno sguardo concreto e oggettivo sulla realtà: non si vive di solo sogni.

 

Se poteste cambiare qualcosa nel sistema editoriale, cosa sarebbe?

Molte cose, forse troppe. Ma il lavoro grosso e complesso è quello da fare a monte, a cominciare dalla scuola. Per non trovarsi circondati da quello che viene definito l’analfabetismo culturale che ci avvolge, ogni giorno sempre di più.

Noi, con il nostro lavoro, nel nostro piccolo, cerchiamo di combatterlo ogni giorno. I libri sono crescita, pensiero, vita. Purtroppo non si può affrontare un esercito da soli ma l’intelligenza può trovare strategie per sconfiggerlo.

 

Floriana Naso

 

 

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