Falcone e Borsellino? "Non sono i nostri eroi"

| Lettera di uno studente palermitano legato ai centri sociali, subito condivisa dall'area autonoma, InfoAut compreso

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Di Germano Longo
Una vasta parte dell'Autonomia Operaia legata ai Centri Sociali si dissocia dalle celebrazioni della duplice morte, per mano della mafia, dei giudici Falcone e Borsellino. E lo fa pubblicando sul sito on-line InfoAut, una lunga lettera di un sedicente studente palermitano. Torino Star, in coda a queste poche righe, la riporta integralmente per dare uno strumento ai lettori di capire di cosa stiamo parlando. Lettera condivisa da centinaia di attivisti sui social con una selva di like e commenti positivi. Il sacrificio dei magistratri e delle loro scorte, e il sacrificio delle famiglie dei Caduti, non avrebbe dunque alcun tipo di valore morale, in nome di una guerra totale al Sistema che rievoca gli spettri di anni lontani. Anche se - si spera - anche gli autonomi non siano comunque ostili alla lotta alla mafia. Che un giovane siciliano, oggi, non riesca a ritrovarsi non tanto nelle parole dei giudici uccisi ma nelle loro azioni concrete che ne hanno poi decretato la morte, fa riflettere. In mezzo alla retorica di questi giorni, emerge poco un dato reale. Che quei due, Falcone e Borsellino, la guerra alla mafia l'hanno (quasi) vinta, e hanno comunque inferto una serie di colpi da cui Cosa Nostra non si riprenderà mai più. Per i vetero marxisti di Askatasuna e dintorni non basta. Loro ripetono il vecchio slogan dei tempi del terrorismo, nè con lo Stato, nè con le Br. Noi, invece, che il sacrificio di uomini e donne lo portiamo ogni giorno nel cuore, così come la memoria delle vittime di ogni tipo di terrorismo, rosso, nero o islamico che sia. Falcone e Borsellino, della solidarietà e del ricordo degli antagonisti, ne faranno volentieri a meno. Ne sorriderebbero indulgenti per un attimo, per poi concentrarsi di nuovo nel mare delle carte. Eppure, il loro lavoro, appartiene a tutti gli italiani, in tutte le diversità; è un patrimonio comune che azzera anche la retorica ipocrita e l'indifferenza di tanti. Al ragazzo che ha scritto la lettera, tocca una riflessione più importante. Senza fretta. Se la rilegga, magari, tra qualche anno. E forse se ne vergonerà un poco. I giudici,  gli le donne e gli uomini delle scorte dilaniati dalle bombe della mafia lo hanno già perdonato.
Massimo Numa 
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FALCONE E BORSELLINO NON SONO I NOSTRI EROI 

Ho sempre rispettato la morte e i morti. Ho sempre rispettato la vita di tutti, perché tutti hanno pari diritto di viverla. Ma soprattutto ho sempre nutrito profondo rispetto per il sacrificio, quello inesorabile, segnato, consapevole. Quello che lo sai che per essere coerente, portare avanti un'idea, affermare qualcosa di nuovo, devi per forza incontrare. Così, tanti sono gli eroi il cui sacrificio è valso uno scatto: per un diritto, per maggiore libertà, per un mondo più giusto. Loro sono i miei eroi. Falcone e borsellino no, non sono i miei eroi!

Il 23 maggio è un giorno di commemorazione, di ricordo, di cordoglio. Associazioni, politici di vario genere e schieramento e cariche istituzionali, si immergono nella retorica dell'antimafia e di quanto hanno dato per lo stato, gli eroi dell'antimafia. Coloro che hanno dato tutto nel perseguire l'obiettivo di fermare l'avanzata delle cosche, il loro potere, la loro violenza e tutto quello che ne conseguiva (e ne consegue) in termini di corruzione, logica della clientela, distruzione e morti.
Falcone e Borsellino erano magistrati, pubblici ministeri. Rappresentavano cioè lo Stato nell'esercizio della difesa dei suoi interessi. Uno dei principali interessi dello Stato è, appunto, il rispetto delle leggi. Perché, si sa, la legge è uguale per tutti e va rispettata.


E' lo Stato che oggi si celebra e si auto assolve, ma sappiamo tutti che è proprio per i suoi equilibri e la sua "ragione" che i suoi due uomini sono morti. Questo non riesco a dimenticarlo. E non riesco a dimenticare che questo Stato è lo stesso che - è la storia a dirlo - ha messo bombe e fatto stragi, falsato carte e coperto omicidi ( pochi giorni fa era l'anniversario della morte di Impastato ). E, infine, non dimentico come procure e magistratura abbiano protetto quegli sporchi, sporchissimi affari.

L'anno in cui i due magistrati furono ammazzati avevo poco più di un anno. Adesso sono uno studente Palermitano fuori sede, e quello che so di loro è grazie (o a causa) alle carovane che ogni anno vengono organizzate dalle scuole per riempire una manifestazione che, se dovesse contare sulle scuole palermitane, correrebbe il rischio di risultare molto poco partecipata. Ricordo che prima di ogni 23 maggio ci preparavano ad affrontare in maniera adeguata questo importante appuntamento. Film, documentari e vari approfondimenti per provare a vedere da vicino cosa nella quotidianità, questi eroi, facevano. A quelle carovane partecipavo e una delle prime cose che mi è saltato all'occhio è stata la falsità di una commemorazione pensata come mattoncino nella costruzione di un immaginario del cambiamento possibile totalmente aleatorio, astratto. Come se il cambiamento passasse soprattuto dal ricordo di due magistrati che del rispetto della legge fecero la loro ragione di vita. Come se nel rispetto della legge, risiedesse il segreto del miglioramento di un sistema economico e politico, oggi come allora, marcio alla radice.

La legge permette a poche persone di avere tanto a discapito di molte altre che hanno poco o nulla. Permette che il diritto allo studio venga totalmente negato, escludendo dall'accesso al mondo della formazione chi ha così poco da non poterselo permettere. La legge permette che ci siano persone senza un tetto sulla testa, permette che una soluzione a questo problema non venga trovata. Per di più reprime chi per risolvere questo problema, si riprende luoghi pubblici inutilizzati. Sempre la legge permette che lavoratori e operai di un azienda prendano una paga da fame, mentre manager e dirigenti, premi milionari per averle affondate. C'è chi ha lavorato una vita e riesce a prendere a malapena la pensione e chi dopo due anni prende un vitalizio d'oro. Se la legge permette tutto questo io non posso nè difenderla, nè onorarla, nè tanto meno riconoscere come eroi coloro che hanno dato la vita per difenderla.

 

L'Opinione
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