Fiorini e mini-bot, le strategie anti-Euro dei vincitori

| L'economista inglese Ambrose Evans-Pritchard svela su "The Telegraph" le strategie segrete di Lega-M5S per uscire dalla UE e dall'Euro

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di Ambrose Evans-Pritchard 
Se due o tre anni fa i neo-anarchici grillini italiani si fossero uniti ai nazionalisti anti-euro della Lega per formare un governo insurrezionale, avrebbero scatenato il panico sui mercati obbligazionari. Eppure, ora che per gli investitori l'idea populista a due teste è vicina al potere, i differenziali di rischio si sono spostati. I rendimenti dei titoli di Stato italiani a due anni si sono attestati la scorsa settimana a -0,10 %: i fondi esteri sono disposti a pagare la gestione di una tassa di custodia per prendersi cura dei loro euro. L'acquisto di obbligazioni da parte della Banca Centrale Europea e i tassi negativi hanno avvolto l'Italia con un'enorme e confortevole coperta. "La maggior parte degli investitori non pensa che ci sia la possibilità che la BCE lasci l'Italia all'inferno, perché se questo accade è la fine del progetto europeo", ha detto Nicholas Spiro di Lauressa Advisory. La BCE ha assorbito 300 miliardi di euro del debito italiano, lasciando al paese il tempo necessario per uscire dalla trappola della deflazione del debito.

Il costo medio del debito è stato di 3,11 % nel 2012: era di 0,69 % lo scorso anno, abbastanza basso da portare la traiettoria del debito su un percorso in lieve discesa da un picco del PIL. L'Italia ha recuperato un avanzo delle partite correnti pari a 2,8 punti percentuali, provocando una “svalutazione interna” all'interno della zona euro, anche se a costo di una depressione più profonda rispetto agli anni Trenta.

Non esiste una soluzione immediata per una crisi, ma non tutti vogliono vedere il sangue: “Fitch” ha ridotto lo scorso anno il rating dell'Italia a “BBB” citando un “persistente scostamento di bilancio”, lasciando il paese “più esposto a potenziali shock negativi”, mentre “HSBC” avverte che la ripresa economica è stata favorita dagli effetti a breve termine.

Il “contratto di governo” Lega-M5S sembra un totale ripudio nei confronti delle norme di bilancio dell’UE: l’anno prossimo il paese dovrà rifinanziare un debito pari a 17 punti percentuali del PIL, il che lo renderà vulnerabile a uno shock finanziario. “La fine del QE (il “quantitave easging, l’alleggerimento quantitativo, ndr), rappresenta una minaccia per l'Italia”. Eppure il sentimento collettivo del mercato è che l'Italia - e il progetto dell'euro - sia fuori dai rischi: il calcolo è che le teste più calde di Lega e M5S possano essere in qualche modo addomesticate. La vecchia classe dirigente di Roma e i mandarini del potere, sanno come soffocare i nuovi arrivati con un seducente mecenatismo, attirandoli nella casta eterna.

Luigi di Maio, il giovane “amministratore delegato” del Movimento pentastellato, che conta 40.000 iscritti, sta già corteggiando tutti i diavoli di un tempo: Bruxelles, Confindustria e i fondi obbligazionari mondiali, sperando che perdonino loro cinque anni di incessante e pesantissimo vilipendio di istituzioni, regole e persone dell’EU.

Qualunque cosa per il duo Lega-M5S può essere inclusa nel loro “contratto per il governo” e promettendo la luna, le politiche finali saranno sminuite. Questa almeno è la speranza che sta a cuore a tutti. Si può trascurare la questione elementare di come un governo così “antisistema” risponderà alle pressioni quando la prossima tempesta globale colpirà - forse nel 2019 - senza lo scudo della BCE ancora in vigore. Matteo Salvini, l’uomo forte della Lega e presto il co-leader italiano, ha avvertito gli investitori dopo le elezioni di marzo che ora si trovano ad affrontare un altro tipo di Italia.

“Non potevamo dare ragione ai maledetti spread obbligazionari: è un “no” a Berlino, un “no” a Parigi e un “no” a Bruxelles. D’ora in poi gli italiani decideranno per l’Italia”, ha dichiarato. L'onorevole Salvini, dopo aver assistito al fiasco greco, ha però concluso che è troppo pericoloso per un paese debitore lasciare da solo l’Euro, ma non ha modificato l’opinione secondo cui l’unione monetaria si opera del diavolo. Ha semplicemente cambiato tattica: la Lega si propone ora di realizzare “Italexit” con mezzi sottili, sovvertendo l’UE dall’interno. “L’Euro è e rimane un fallimento: è chiaro nelle nostre menti che il sistema dell’unione monetaria è destinato a finire, e quindi vogliamo prepararci per quel momento”, ha detto.

Manovre di preparazione che sono incluse nel documento Lega - M5S: uno studio sui “minibot”, i buoni del tesoro perpetui utilizzati per iniettare liquidità, inizialmente coprendo 70 miliardi di Euro di arretrati dello Stato alle famiglie e alle imprese.

Quella disegnata da Claudio Borghi, capo economista della Lega, è destinata ad essere una lira strisciante - o il “fiorino” mediceo, com’è definito - una moneta parallela che rompe lentamente il controllo monetario della BCE.

“Al momento opportuno potremo passare a questa nuova moneta, che può anche essere elettronica”, ha dichiarato in un’intervista al “Telegraph”. Il suo obiettivo è quello di avviare una catena di eventi che portino al ritiro tedesco come il modo più “pulito” per porre fine a quello che lui chiama lo “strumento infernale dell’Euro”. I M5S, al contrario, hanno una loro variante definita “certificato fiscale”: le idee sono confluite nel “minibot”. Non si tratta del primo ordine del giorno, ma di una minaccia incombente, pronta ad essere attivata quando si manifesterà la necessità politica.

La posizione del Grillini sull’Europa rimane un mistero. Le loro radici sono profondamente euroscettiche, mescolate con il populismo vigilante manicheo e con un ripudio tecno-utopico della struttura del potere. Il movimento è ancora in balia del suo “Garante”, Beppe Grillo, il comico anti-UE, anche se Di Maio insegue la sua offensiva fashion e promette che “questo governo non rappresenterà una minaccia per le nostre relazioni con l’UE”.

l sospetto è che la coalizione Lega - M5S renderà omaggio alla rettitudine fiscale, almeno a parole. L'orientamento generale delle loro politiche è il rifiuto delle regole di spesa dell’UE e del patto di bilancio: si tratta di creare “un incidente nella zona Euro e attendere che accada”, afferma il sito di analisi economica “Eurointelligence”.

Le misure concordate dalla coalizione comprendono un’imposta fissa con fasce del 15 e 20 %, che costa fino a 2 o 3 punti del PIL in termini di perdita di entrate, la cancellazione degli aumenti dell’IVA, che costano un altro 0,8 del PIL e l'abrogazione delle riforme pensionistiche della legge Fornero, che minacciano la solvibilità a lungo termine dell’Italia.

I piani per un “reddito di cittadinanza” saranno subordinati alla ricerca di lavoro: “Nessuno sarà pagato per stare sul divano di casa”, ha dichiarato Di Maio. Il regime proposto è meno ambizioso della proposta originaria a Cinque Stelle, del valore di 3 punti percentuali del PIL. Ma non sarà comunque a buon mercato.

“Tutto questo costerà una somma enorme”, ha detto Lorenzo Codogno, ex capo economista presso il Ministero del Tesoro Italiano ora in forza alla “LC Macro Advisor”. Ha imparato da una dura esperienza che la fiducia degli investitori nel debito italiano può svanire da un giorno all’altro: “I mercati potrebbero muoversi improvvisamente e inaspettatamente. Temo che sia solo una questione di tempo”.

Il problema potrebbe non affiorare fino a quando l’espansione globale continua. Quello che è chiaro è che quando arriverà la prossima crisi, la chimica della politica in Italia sarà completamente diversa dalla crisi del 2011 al 2014. Gli italiani non tollereranno un’altra ondata di austerità dell’UE, per non parlare di un altro governo tecnocratico in stile Monti imposto da Bruxelles.

Non vi è alcun clamore pubblico per il ritorno della Lira, ma non vi è neppure amore per l’Euro. È opinione diffusa che l’unione monetaria sia un regime a targa tedesca che ha intrappolato il paese in un cattivo equilibrio, privandolo degli strumenti sovrani necessari per affrontare il crollo post-Lehman. I mercati potrebbero aver imparato una falsa lezione dalla fallita “Primavera greca”, anche se la sinistra di Syriza non è mai stata euroscettica. Voleva garantire un salvataggio a condizioni più miti e hanno commesso l’errore di tentare di ricattare l’Unione europea minacciando una rottura dell’Euro.

L’Italia però non ha bisogno di un salvataggio: è un contribuente netto al bilancio dell’UE, ed è infinitamente più grande.

Se sottoposto al “trattamento di Syriza”, il nuovo governo potrebbe mettere in moto una catena di eventi tale da distruggere il progetto dell’Euro: si tratta di una possibilità che gli investitori devono ancora calibrare.

Gli ottimisti possono avere ragione o meno sul fatto che l’economia italiana sia abbastanza forte da resistere ai rigori dell’unione monetaria nella prossima recessione, ma questa è la discussione politica sbagliata. La questione rilevante è se il duetto Lega-M5S vorrà mantenere l’Italia nell’euro, e se ciò significa finire in contrasto con la Germania. La risposta è probabilmente no, così come per le azioni delle banche e per i future in Euro.

 

L'Opinione
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