"Gli atti della commissione comunale? inutili e di parte, ora aspettiamo i pm"

| Intervento del segretario regionale Silp-Cgil sulla tragica notte Champions di piazza San Carlo e sulle polemiche sul videofilmato di un agente polstrada

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di Nicola Rossiello*
Le risultanze della commissione d'inchiesta comunale lasciano il tempo che trovano. Si tratta di un lavoro svolto in un contesto diverso da quello di un'inchiesta della Magistratura che ha l'obiettivo di individuare le responsabilità, ma si tratta anche di un lavoro parziale, dal momento che i poteri della commissione non consentono di sentire i vertici della Questura.
Si tratta di un'operazione che ha connotati squisitamente politici e sotto questo profilo va letta. Gli stralci della documentazione prodotta hanno un valore relativo dal punto di vista giudiziario, mentre sono rilevanti sotto il profilo politico. Se, invece, pretendiamo di cercare la verità per le mille e cinquecento vittime, oltre alla povera Erika Poletti, dovremo attendere gli esiti del lavoro che la Procura di Armando Spataro, con i sostituti Pacileo e Rinaudo stanno conducendo. Saranno le risultanze processuali a determinare e attribuire precise responsabilità. Conosco molto bene la dimensione organizzativa dell'ordine pubblico torinese. La nostra città è considerata un polo d'avanguardia nazionale in questo ambito. La Questura di Torino è una realtà in prima linea, pressoché da sempre. Torino è una città bersaglio, un'area urbana e metropolitana crocevia di molte criticità che da anni vengono affrontate con una valutazione del rischio e una predisposizione di iniziative la cui adeguatezza sono riconosciute a livello nazionale.
Forze di polizia sotto stress da anni
Nella nostra città le sollecitazioni sono enormi, pressanti, continue. Torino ha superato lo scoglio delle Olimpiadi invernali, le ricadute estremamente negative della crisi economica insieme ad una profonda contrazione del welfare che era fiore all'occhiello dei torinesi, si pensi al sistema assistenziale ed educativo della città. Ma Torino ha saputo e sa affrontare quotidianamente anche tutto ciò che è correlato all'accoglienza dei numerosi immigrati in fuga da povertà e conflitti. La Polizia di Stato, insieme alle altre forze di polizia è quotidianamente impegnata nel contrasto alla criminalità organizzata che si è radicata profondamente anche nel nostro territorio. Sopportiamo il peso di eventi di portata internazionale come il prossimo G7, e la presenza di due realtà di primo piano nel calcio nazionale e, soprattutto internazionale, senza tralasciare l'impegno che non ha paragoni per la TAV in Val di Susa, oltre a tutto il lavoro di prevenzione e contrasto del terrorismo internazionale.
Sorprende che dai verbali della commissione d'inchiesta del Comune non emerga quella consapevolezza che dovrebbe appartenere, non solo ai rappresentanti delle forze di polizia, ma anche ai rappresentanti degli Enti che collaborano per la realizzazione di eventi importanti come quello della finale di Champions League. Alcune delle dichiarazioni pubblicate sembrano scollegate dalla realtà. Evidentemente si è lavorato soprattutto per prevenire azioni terroristiche, considerato il delicato momento storico che viviamo. Questo elemento sembra restare totalmente ignorato. Peraltro, è inaccettabile che siano stati pubblicati stralci che contengono nomi e cognomi di funzionari che non sembrano avere alcuna responsabilità, sottoponendoli ad una gogna mediatica e ad un gratuito quanto ingiusto discredito pubblico.
Colmiamo i vuoti della politica
La funzione istituzionale, quella delle lavoratrici e dei lavoratori di polizia, si struttura ogni giorno di più come vera e propria supplenza delle carenze della politica. Anche le vicende più recenti non fanno altro che rinforzare una tesi che rappresentiamo da troppo tempo e in ogni contesto. Certo, ci sono carenze da parte di tutti. C'è uno sfilacciamento generale che appartiene alla storia e alla cultura del nostro Paese. Le prospettive sono critiche perché manca l'ancoraggio, la fiducia che serve agli italiani. C'è lo sconforto per una politica che è percepita come avversaria e che gode di scarsissimo credito.  E' difficile avere fiducia nelle Istituzioni e nessuno lavora per recuperare. La nostra società, nel suo complesso, non ha saputo amministrare le spinte e le dinamiche economiche e sociali della fine dello scorso secolo e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Restiamo imprigionati nella dimensione del "mercato" mentre la sicurezza è un bene superiore e fondamentale che ha costi insostenibili per qualsiasi Paese, pertanto non può e non deve permanere in una dimensione le cui ricadute sono dannose per i cittadini. Il mercato non può regolare la nostra esistenza.
Il filmato in autostrada
Stiamo parlando di un fatto per il quale sono in corso accertamenti, al termine dei quali si potrà fare una valutazione appropriata. Peraltro, in questi casi si rischia sempre di prestare il fianco a strumentalizzazioni tipiche di una politica che non aspetta altro che di insinuarsi nelle criticità prodotte in più di un ventennio trascorso… "avventurosamente".
Certo che, se si considerano fatti precedenti, forse conviene che il nostro Capo della Polizia valuti di ribadire direttive per regolare l'uso delle nuove tecnologie e degli strumenti di comunicazione che non può travalicare le esigenze di riservatezza e di terzietà che devono caratterizzare la nostra condotta professionale. Oggi un messaggio, un immagine, un filmato pubblicato sui social può diventare dannoso. Bisognerebbe sempre ricordare che finché la parola non viene pronunciata, resta sotto il nostro dominio, dal momento che vien pronunciata finisce per dominarci determinando gravi conseguenze. Si tratta di alimentare quel tessuto culturale e civico che, dalla dimensione professionale, nella quale, peraltro gli strumenti di comunicazione e condivisione sono ampiamente utilizzati, a cascata, produce ricadute sulle nostre esistenze e in contesti anche critici, come potrebbe essere il largo uso che della comunicazione si fa tra i nostri figli e con le conseguenze, spesso drammatiche che emergono. Il nostro Paese, sempre in ritardo, non ha ancora recepito le direttive europee sull'utilizzo dei social da parte dei minori, mentre ne piange le conseguenze quotidianamente.
Prospettive future
La nostra è un'organizzazione che guarda avanti avendo ben chiaro che alle lavoratrici e ai lavoratori si deve rispetto e dignità. La nostra è una professione delicata, una professione di aiuto che, nonostante questo desolante scenario politico, merita rispetto come ogni altro lavoro. Usciamo da un riordino che ci ha lasciati insoddisfatti e che ci ha umiliati ulteriormente, un riordino incoerente, ingiusto, percepito dai lavoratori come un ulteriore sconfitta. Abbiamo assistito impotenti alla militarizzazione del Corpo Forestale dello Stato, un'iniziativa grave e pericolosa che la dice tutta sulla scarsa cultura politica e istituzionale del nostro Paese.
Adesso attendiamo di sedere al tavolo che potrebbe riaprire un contratto di lavoro scaduto da otto anni! E' su quel tavolo che misureremo il rispetto e la dignità che il Governo e il Parlamento vorranno riservare a un settore cruciale e primario qual è quello della sicurezza. Se si considera il complesso delle questioni in ballo, la politica, in generale, ne esce sempre sconfitta e le ricadute per i cittadini, per i lavoratori, per il Paese, restano negative.
*segretario regionale Silp-Cgil del Piemonte, responsabile  dipartimento nazionale Logistica, Servizi e Sicurezza sul Lavoro-
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