Il rischio in formato maxischermo

| Non è il periodo migliore per le manifestazioni open, un terrore strisciante colpisce l'Occidente

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Di Davide Cucinotta

Torino, piazza San Carlo, ore 22,15 di sabato 3 giugno 2017. Siamo destinati a ricordarla per lungo tempo questa data, in modo netto e preciso, perché è l'esatto momento - sancito dalla diretta tivù - che ha svelato i nervi a fior di pelle dell'Occidente. Fingiamo una normalità minata a cadenza quasi regolare da attacchi terroristici improvvisi, ripetendoci il mantra di ogni santa volta in cui da qualche parte ci scappa il morto: è quello che vogliono, usciamo, non diamogliela vinta.

Non è così. A dimostrarlo c'è la sera di piazza San Carlo, a Torino - un caso geografico, nulla di personale - dove in mezzo ad una folla tinta di bianconero, è bastato un petardo o forse un'inferriata che cede all'improvviso, per ingrandire il suono e ripescare dalla memoria Parigi, Nizza, Londra, Bruxelles. Un rumore secco e sordo, che la mente non riesce a catalogare e come unico suggerimento porta lì, ad un panico che significa feriti, ospedali, bambini in pericolo di vita.

Ecco, forse chi ci governa certe cose dovrebbe immaginarle prima degli altri. Avrebbe il dovere di intuire che non sono gli anni giusti per dare occasioni alla gente di riunirsi e creare un appuntamento imperdibile anche per quegli idioti che partono da casa con un petardo in tasca. Perché è così, prendiamone atto: basta un niente, anche se di terroristi questa volta neanche l'ombra, perché una sera partita come una festa finisca per atterrare nel buio della paura.

Fa male rendersene conto, ma è proprio questo il nervo scoperto del nostro angolo di mondo: comprendere che ormai non c'è neanche più bisogno di organizzarsi per guidarci nel terrore. Perché tanto abbiamo imparato a farlo da soli.

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