Legittima difesa ma solo per pochi

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In materia di difesa legittima occorre evidenziare come precedentemente le leggi italiane già individuavano le regole che potremmo sintetizzare nella proporzionalità rispetto all'offesa, nella contestualità degli eventi e l'extrema ratio. Nessun cambiamento nella nuova norma e per quanto concerne le circostanze di tempo, peraltro già individuate nell'articolo 61 comma 5 del vigente codice penale, che testualmente recita l'avere profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all'età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa" così come modificato dall'art. 1, c. 7, L. 15 luglio 2009, n. 94, appare evidente come in un nesso di combinato disposto, si sia voluta sottolineare come ultima chance l'uso della difesa legittima, in episodi di particolare e provata estrema gravità. Ma ciò del quale non si è tenuto conto, sull'onda mediatica tale da esacerbare la sensazione di allarme sociale diffuso, ma privo di riscontri oggettivi, è la potestà dell'Autorità di P.S. nel concedere titoli autorizzativi al porto e consentire la detenzione di armi da fuoco, in Italia particolarmente articolata, restrittiva e vincolata ad un potere decisionale di pochi funzionari, svincolato da crismi di necessità ed obbiettività, al quale si contrappone da sempre il principio che la tutela fisica del cittadino, spetti esclusivamente allo Stato. Questo pone dubbi sull'utilità della norma approvata che risulterebbe così prerogativa di pochi.      

*Ispettore Superiore della polizia di Stato

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