Rally da morire, è ora di smettere?

| Si riapre il dibattito sulle gare nei percorsi extraurbani. Nove indagati, genitori compresi, per la morte del bambino investito durante il "Città di Torino"

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Di Davide Cucinotta
Ci sono nove indagati /omicidio colposo) per l'incidente mortale avvenuto al Rally Città di Torino. E' morto un bimbo di 6 snni investito. Gli indagati sono cinque organizzatori del rally, il pilota della Skoda uscita di strada, il navigatore, il papà e la mamma del bimbo deceduto. Presto l'autopsia sul piccolo Aldo. Secondo una prima ricostruzione, l 'equipaggio "Skoda Biella" ha perso il controllo dell'auto in corrispondenza di una curva dopo aver urtato il cordolo stradale: il pilota Cristian Milano, forse per un malore, non è più riuscito a fermare la corsa dell'auto uscita dalla carreggiata finendo nella zona di prato dove si trovavano gli spettatori. Feriti Giacomino Ubaudi, 45 anni, la moglie Valeria Roci Pellino, di 37, e il piccolo Aldo di sei anni, travolti dal mezzo lanciato a 100 kmh in un tratto dove è prevista una velocità di 40 kmh. Illeso il fratellino della vittima, che ha tre anni. "Gli avevo indicato la svolta a destra, ma lui non rispondeva. Si è chinato sul volante e mi sono accorto che stava frenando, forse stava male, ho tirato il freno a mano, troppo tardi". 
Cresce il partito di chi vuole proibire i rally
Questa è la storia, nuda e cruda. Ma c'è una riflessione da fare: se eliminare i rally dalle strade per i troppi incidenti, spesso mortali, che coinvolgono anche il pubblico. 
Dopo l'ennesima tragedia, è forse arrivato il momento di stringere i cordoni delle regole. Sarebbe meglio, prima di arrivare vietare le gare come qualcuno propone, sedersi a tavolino e ripensare ad ogni cosa, dal principio. È successo di nuovo, e questa volta è toccato ad un bambino. Ma fra piloti, navigatori, giudici di gara e pubblico, la scia di sangue che queste gare si lasciano alle spalle negli ultimi anni mette i brividi. In fondo è normale: siamo in Italia, uno dei pochi paesi al mondo dove le regole arrivano solo dopo le esequie, in rigoroso ordine di apparizione. E allora diamocele queste regole, una volta per tutte. Perché è evidente che qualcosa non funziona più. Che poi, in tutta onestà, nessuno se la sente di gettare più colpe del dovuto sui rally, una delle poche specialità motoristiche che ti arrivano sotto casa franco spese, senza il bisogno di rincorrerle nei circuiti, ma forse il problema è proprio questo. Il problema è che non basta mettere un cartello di tratto vietato al pubblico, perché pur di poter raccontare una staccata vista da vicino nessuno li legge, peggio ancora pensa cosa vuoi che succeda, figurati.
Organizzatori senza soldi
Il problema è che non si possono piazzare vigili o carabinieri per ogni tratto di strada vietato, il problema è che Houston, abbiamo un problema, e nessuno della Nasa a risolverlo. Servono regole a cui deve pensare proprio la federazione, lontano dalle inchieste delle procure, magari di comune accordo con gli organizzatori, che ce la mettono sempre tutta per far quadrare teoria e pratica, che poi equivale al calcolo dei denari da spendere rispetto a quelli da incassare. Diamocele queste regole, prima che qualcuno si stanchi davvero e metta la parola fine ai rally. Non sarebbe giusto, ma neanche morire a sei anni lo è.
L'Opinione
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