Stragi islamiche in Afghanistan e Filippine dopo i morti a Manchester lutto globale

| Nel giorno della Festa della Repubblica, il ricordo delle vittime del terrorismo islamico.Le ultime a Kabul e Manila

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Ottanta morti a Kabul, capitale dell'Afghanistan, 36 in un resort di Manila, Filippine, ad opera (forse) di un radicale islamico (forse) con problemi psichici.  A Kabul l'autobomba è esplosa nel quartiere delle ambasciate occidentali, a due km dal palazzo presidenziale. Poche ore fa un altro attentato, all'aeroporto di Jalalabab, in Afghanistan con un morto e decine di feriti.

A mezzanotte un uomo armato e con un tanica di benzina è entrato nel Manila World Resort, resort vicino all'aeroporto, con casino interno, cinema e centro commerciale. Ha appiccato un incendio e 36 persone sono morte, alcuni si sono lanciate dalla finestra per sfuggire a fumo e fiamme. C'è stata una rivendicazione della forte agenzia di Manila che controlla la regione di Marawi ma la polizia ritiene che l'attentatore sia uno squilibrato o un "lupo solitario dell'Islam" o tutte e due le cose.

La situazione in Afghanistan, dove i morti non si contano più dall'inizio dell'anno, è il frutto delle difficoltà della Coalizione occidentale che, dopo dieci anni, sconfitta Al Qaeda, s'è ritrovata di fronte un nuovo avversario, l'Isis che richiede nuove strategie e ingenti forze per contrastarlo. Il Papa ha definito l'attentato di Kabul "orrendo", descrivendo così la morte atroce di chi è stato dilaniato da uno scoppio causato da almeno 100 kg di esplosivo di ultima generazione, che coniuga gli effetti della detonazione con l'onda di calore che provoca, in grado di uccidere in pochi secondi chi ne viene investito.

I morti di Kabul e Manila, seguono quelli di Manchester, Londra, Parigi, Bruxelles, Berlino, Nizza, Stoccolma, Monaco, Istanbul, California, Florida, Fort Bragg, Siria, Iraq, Israele. E molti altri ancora, dispersi in tutto il mondo. Non ricordarli tutti, anche quelli avvenuti al di fuori dell'Europa e dal mondo occidentale, sarebbe una grave ingiustizia.

L'Opinione
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