19 novembre: il World Toilet Day

| Si celebra da 16 anni, una giornata su cui non conviene sorridere più di tanto, perché vuole ricordare al mondo intero che quasi tre miliardi di persone non hanno alcuna possibilità di avere a disposizione un servizio igienico. Un problema che riguar

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Di Davide Cucinotta
Il 6 febbraio è il giorno del caffè, il 17 dello stesso mese quella del gatto, il 2 maggio la giornata dei fratelli (e sorelle), il 25 giugno si celebrano le segretarie e il 21 novembre la pizza. Qualcuno si è messo d'impegno, calcolando che su 365 giorni a disposizione ogni anno, ben 250 sono quelli impegnati per celebrare o ricordare qualcosa. A volte anche ciò che sarebbe bello scordare, a dire il vero.

Ma c'è una dimenticanza, un argomento di cui non si parla mai con piacere: il "World Toilet Day", la giornata mondiale del cesso, per dirlo male ma in modo da non lasciare alcun dubbio.

Attenzione, goliardico in tutto questo c'è ben poco, perché il "World Toilet Day" ha la serissima ambizione di voler scuotere le coscienze delle zone più ricche del pianeta, ricordando a tutti che quasi tre miliardi di persone, ovvero il 35% della popolazione mondiale, per essere ancora più precisi uno su dieci, non ha alcuna possibilità di usare servizi igienici. Non è un caso, se le Nazioni Unite hanno inserito l'accesso ai servizi igienici tra i diritti umani fondamentali, e al contrario dà da pensare, scoprire che ciò che fa denaro trova invece il mondo di arrivare ovunque: reti cellulari e smartphone ormai non mancano in nessun angolo di mondo, anche in quelli dove non esiste un bagno per chilometri e chilometri.  

A corredo, perché non guasta mai, il "World Toilet Day" ha anche in mente di sensibilizzare chi invece il cesso ha la fortuna di averlo, ma non ritiene necessario avere un corretto comportamento igienico. Sciocchezze? Secondo il "CDC" americano (Center for Disease Control and Prevention), non lavarsi le mani dopo essere andati in bagno è la causa del 6,5% delle morti globali di ogni anno.

Argomenti che il buon gusto suggerisce di evitare, ma che la World Toilet Organization ha invece sposato in pieno, varando conferenze, incontri, workshop ed eventi con l'unica idea di colmare l'immenso gap fra chi ha un bagno a disposizione e chi invece deve arrangiarsi come può. Con conseguenze igienico e sanitarie facilmente immaginabili.

La punta più visibile di questo lavoro cade ogni anno il 19 novembre, il giorno del "World Toilet Day", 24ore dedicate al meno nobile degli argomenti, ma di un'importanza drammaticamente attuale.

La giornata del cesso nasce nel 2001, e in sedici anni è riuscita a coinvolgere sempre più paesi, fino a diventare un fenomeno quasi globale. Quasi perché qualcuno ancora preferisce girare la testa dall'altra parte. Ma l'organizzazione non molla e neanche le manda a dire: "Creiamo arte, esperienze e social media che curino la vergogna radicata nella nostra cultura di parlare di pupù".

E tanta testardaggine, qualche coscienza riesce a scuoterla: Simon Griffith è un giovane americano che insieme ad un socio si è messo in testa di creare la prima carta igienica benefica, ottenuta da materiale riciclato, morbida quanto basta e soprattutto venduta ad un prezzo irrisorio, i cui proventi sono interamente devoluti a "Water Aid", ONG che si batte per migliorare le condizioni di vita di intere popolazioni. Si chiama "Who gives a crap", frase che ripulendola dal significato originale un po' starebbe per "Chi mi considera". Più o meno.

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