Ambra, tese una trappola a Weinstein ma non lo seguì in hotel per paura

| Già nel 2015 la top model torinese poteva fare arrestare il produttore dalla polizia di New York dopo un primo episodio di molestie. Andò in un albergo per l'incontro decisivo, con i microfoni addosso, ma non ebbe il coraggio di seguirlo in camera

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Di Davide Cucinotta
"Ti sto dicendo: dai, su, vieni qui adesso.....". E' il 12 aprile 2015, gli agenti della sezione reati sessuali della polizia di New York hanno nascosto alcuni microfoni nei vestiti e nella borsa della top model torinese Ambra Battilana Gutierrez che qualche giorno prima aveva subito una pesante molestia sessuale da parte di Harvery Weinstren. I poliziotti le spiegano che questa volta possono arrestarlo ma lei deve tendergli una trappola. Va al secondo appuntamento con l'idea di indurlo a commettere l'errore fatale.  Nell'audio si sente distintamente la voce di Harvey mentre tenta di convincerla a entrare nella stanza dell'hotel di lusso dove lui le ha dato il secondo appuntamento: "Per favore, non faccio nulla, prometto". Lei gli ricorda: "Ieri sei stato aggressivo con me. Non voglio essere toccata...Perché ieri mi hai toccato il seno?". La rassicura:  "Non voglio farlo ancora", ma Ambra viene presa dal panico e non riesce a concludere la missione. Quando torna dagli agenti c'è molta delusione: "Non basta per precedere contro di lui, non basta per una denuncia vera...", le spiegano. E Weinsterin, ancora una volta, se la cava senza danni, e lei invece dopo poco riesce ad andarsene. Intanto, il giornale americano ha raccolto anche diverse testimonianze di altre donne che sarebbero state molestate dal produttore. Asia Argento ha dettodi essere stata una delle vittime del tycoon, quando aveva 21 anni. Costretta un rapporto orale ma poi - sempre secondo le sue affermazione - avrebbe subito altre esanti aggressioni, peraltro andate a buon fine. Una sua amica, o forse ex, Daniela Fedi ha spiegato al "giornale" che in quel periodo Argento le inviava dei posto in cui commentava anche scherxoasamente le avance del produttore. " È stato un incubo" e non ho detto nulla finora perché avevo paura che volesse distruggere la mia carriera". Oltre a lei, fra le accusatrici di Weinstein, anche Gwyneth Paltrow e Angelina Jolie.Tanto per restare vicini al mondo dell'arte, lo scandalo Weinstein che sta facendo tremare le dorate colline di Hollywood è quello che seguendo un idiomatismo della lingua Italiana si può definire un piccolo, grande "segreto di Pulcinella". Modo gentile concesso dalla lingua del sommo poeta per raccontare qualcosa che tutti sapevano, ma per anni circoscritta a voci di corridoio e sospetti che corrono a fiumi fra colleghi, in qualsiasi ambiente. Stupirsi è complicato: in fondo, non è che la solita e antichissima usanza del "divano del produttore", o detto in americano il "casting touch", il talamo su cui sono costrette a passare per qualche minuto aspiranti attrici in cerca di gloria. Casello di riscossione sgradevole assai, specie in un mondo pieno di gente che si autoincensa, dichiarando ad ogni nuova intervista di avercela fatta grazie al talento, e non alla quarta di reggiseno.

Il crollo dell'ipocrisia di Hollywood

Protagonista della vicenda Harvey Weinstein, spregiudicato produttore cinematografico newyrokese, classe 1952, proprietario insieme al fratello della "Miramax Films", lasciata qualche tempo dopo per fondare la "Weinstein Company" e nel frattempo diventato orgoglioso possessore di un Oscar ("Shakespeare in Love", 1999), più qualcosa come trecento Nominations. Un potente intoccabile al di sopra di ogni sospetto che con il cinema ha fatto i miliardi e costruito un potere immenso, ma con un'intera necropoli di scheletri nascosti nell'armadio. A Hollywood sapevano tutti, o quasi, ma tacevano, per quell'omertà verso il potere costituito che sembra un male solo italiano e invece mette radici ovunque: si stava zitti, perché parlare significava rimetterci la carriera.

Poi arriva il 6 ottobre scorso, quando dalle colonne del "New York Times" parte l'affondo: nomi e cognomi di attrici molestate da Weinstein, che finalmente hanno accettato di parlare. Celebrità come Ashley Judd, che racconta di un episodio rimasto impresso nella sua memoria: vent'anni fa, Weinstein la invitò in camera chiedendole di guardarlo fare una doccia. Una manciata di ore, e l'ipocrisia di Hollywood si sbriciola: Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow, Rosanna Arquette e Cara Delevigne svelano di aver subito lo stesso trattamento. L'eterea Jolie, ex moglie di Brad, alla fine degli anni Novanta rimanda al mittente l'invito esplicito ad una notte di sesso, stessa risposta ricevuta dalla Paltrow, che a 22 anni aveva attirato le fantasie del potente produttore hollywoodiano. Ma non è che l'inizio: la collega produttrice Elizabeth Karlesn racconta di averlo trovato nudo sul letto, così come la giornalista Lauren Silvan, costretta ad assistere ad una pietosa scena di masturbazione. Ed è un elenco che continua a crescere, di giorno in giorno: Mira Sorvino, Lucia Evans, Rosanna Arquette, Katherine Kendall, Léa Seydoux e Carla Delevigne, la top che proprio in queste ore ha svelato l'esplicita richiesta di un rapporto a tre.

Perfino dall'Italia, dove su certe cose storicamente non ci facciamo mancare niente, parte la violenta accusa di Asia Argento, che racconta di essere stata costretta ad un rapporto orale, poi raccontato in una scena di "Scarlet Diva", il suo primo lavoro da regista, nel 2000. Piccola nota a margine: quella sera, fra Harvey e Asia nasce una liaison durata cinque anni.

Il dubbio, per quanto atroce, resta nell'aria: cosa si aspettavano cotante dive, accettando di salire in camera da un tizio che sprizza maialitudine da ogni poro, è difficile dirlo. Ma restano i fatti, e a quelli bisogna dare retta, è la vita.

Più volte sfiorato dallo scandalo

Per dirla tutta, non è neanche la prima volta che il prestigioso quotidiano newyorkese tentava di incastrare Weinstein: nel 2005 ci aveva provato la giornalista Sharon Waxman, arrivata a svelare la rete di connivenze del produttore americano, che poteva contare sul reclutamento di esemplari femminili di Fabrizio Lombardo, ai tempi responsabile italiano della Miramax. Su quella storia, grazie anche alle pressioni di star come Russel Crowe e Matt Damon, cala il silenzio e Weistein riprende indisturbato a occupare la doccia di casa.

Un paio d'anni fa, l'ex Miss Piemonte Ambra Battilana Gutierrez, modella e valletta italo-filippina già passata dalle cronache che scottano ai tempi degli allegri festini di Berlusconi, viene microfonata di tutto punto dalla polizia e spedita al solito incontro, che si conclude con un palpeggiamento e l'abituale invito nella doccia. A parte il dialogo sconcertante, pubblicato nero su bianco sulle colonne del "New Yorker", non succede null'altro: la Gutierrez, probabilmente nervosa per un incarico troppo delicato, mette in allarme Weinstein, che si limita poco dopo ad ammettere l'innocente palpata, evitando l'arresto in flagranza di reato e la fine del suo impero.

Weistein, che secondo il "Daily Mail" rischierebbe 25 anni di carcere, di fronte a tutto questo si è detto profondamente devastato, mentre sceglieva di sparire dalla circolazione volando verso un rehab in Arizona specializzato nella cura dalle dipendenze sessuali.

L'ora dello sdegno (postumo)

Meryl Streep, tre Oscar in carriera, parte subito all'attacco definendo Weinstein "Disgustoso e non scusabile", seguono a ruota Kate Winslet, e Judi Dench, che proprio grazie a "Sheakspere in Love" ha guadagnato un Oscar e una carriera di prim'ordine. Controcorrente arrivano soltanto le parole di Glenn Close, sconvolta ma non più di tanto da uno scandalo di cui sentiva mormorare da tempo, e quelle di Jennifer Lawrence, malgrado la notevole avvenenza scampata chissà per quale miracolo alle docce di Weistein.

Perfino Barack e Michelle Obama, di fronte alle accuse verso quello che è sempre stato un generoso finanziatore del partito democratico, hanno dovuto prendere le distanze dichiarandosi sorpresi e scioccati, così come Hillary Clinton, l'ex candidata alla presidenza trombata dalle urne, ma probabilmente non da Weinstein.

Ah già, all'appello - almeno per ora - manca solo Georgina Chapman, la statuaria moglie di Harvey Weinstein, di professione stilista e a tempo perso madre dei loro due figli, che ha attivato la modalità scudo respingente: pratica di divorzio d'urgenza e altro cuore spezzato, questa volta nei confronti di tutte le donne passate dalla doccia del marito. Stanza che curiosamente trovava spesso in disordine, ma pensava fosse perché il suo Harvey è sempre stato un uomo molto pulito. Almeno visto da fuori.

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