Anche una pista italiana per la morte della giornalista maltese anti-corruzione

| La presenza sull'isola di personaggi legati ai traffici di esseri umani e petrolio, le modalità e le prime analisi, farebbero pensare ad un'esecuzione di stampo mafioso

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Di Davide Cucinotta
"Non dimenticherò mai la corsa nei campi: cercavo un modo per aprire la portiera dell'auto. Ho guardato a terra, c'erano pezzi del corpo di mia madre dappertutto". Le parole affidate ad un post da Matthew Caruana Galizia, primogenito di Daphne, la giornalista uccisa lunedì 16 ottobre da un'esplosione, sono un pungo nello stomaco: "Mia madre è stata uccisa perché si è trovata nella terra di mezzo, tra la legge e un paese di corrotti, imbecilli e incompetenti".

Da quel giorno, l'aria a Malta si è fatta pesante: il post di Ramon Mifsud, un agente di polizia incaricato di seguire il caso che commentava allegramente la notizia, aggiungendo "Alla fine tutti hanno quello che si meritano", gli è costato il posto. L'ennesimo imbarazzo per il premier Joseph Muscat, fra i primi a dichiararsi profondamente colpito per l'omicidio, su cui assicura il massimo dell'impegno nelle indagini di fronte ai giornalisti di tutto il mondo, corsi a Malta per seguire quello che omicidio sembra pronto per diventare un lavaggio dei panni sporchi di fronte alla comunità internazionale. Per adesso, Muscat non sbilancia: intervistato, glissa la domanda sui possibili mandanti: "Sarei un irresponsabile se adesso puntassi il dito contro qualcuno".

Sulla dinamica dell'attentato, un testimone ha raccontato di aver sentito due esplosioni distinte: la prima, meno potente, era probabilmente quella che ha attivato il detonatore dell'ordigno nascosto nel serbatoio della Peugeot 108, che ha fatto a pezzi la giornalista.

Le indagini

Julian Assange, l'attivista reso celebre dai dossier "WikiLeaks" che ha fatto tremare il mondo, ha promesso 20mila euro a chiunque fornisca indizi utili a smascherare i killer. Ma malgrado la buona volontà di Assange, non sarà facile mettere insieme il percorso della bomba e delle mani che l'hanno piazzata. Le prime indagini sembrano concentrarsi su una pista che potrebbe avere base in Libia, con sosta  forzata a Malta prima di arrivare in Italia. Percorsi delicati, su cui si concentrano autentici fiumi di droga, denaro, petrolio e prostituzione. In una sola parola: mafia, allo stato puro. Le modalità dell'esecuzione d'altra parte sono una sorta di firma, così come la raffinatezza dell'esplosivo utilizzato, che dalle prime analisi sembra ricondurre ad una matrice italiana.

Nulla è lasciato al caso, soprattutto il filone più recente seguito come un segugio da Daphne, che dopo aver fatto le pulci alla corte del premier Muscat, moglie compresa, accusata di aver intascato un milione di euro, si era concentrata sul filone del narcotraffico e dei misteriosi collegamenti di Adrian Delia, capo dell'opposizione, sui cui conti sarebbero transitati diversi milioni di euro. 

Ad avvalorare la possibile matrice mafiosa l'insediamento sull'isola di personaggi senza scrupoli ben conosciuti dalle polizie internazionali, gente legata al traffico di esseri umani e al contrabbando di petrolio sottratto in Libia per essere dirottato verso l'Italia a bordo di petroliere russe.

Secondo qualcuno, il peggio per il marciume diffuso di Malta dovrebbe ancora arrivare: la fuga di migliaia di società e fondi d'investimento dall'Inghilterra a causa della Brexit, si tradurrebbe in uno sbarco di massa sull'isola del Mediterraneo, dove il clima è ottimo, ma soprattutto le condizioni economiche sono straordinarie. Di più: esplosive.

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