CIAO UELI ORA SCALERAI L'INFINITO

| Morto in Nepal l'alpinista dei record, era molto noto in Valle d'Aosta, aveva scalato in cinque ore e mezza il Monte Bianco

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"Quick Day from Basecamp up to 7000m and back. I love it its such a great place here. I still believe in active aclimatisation. This is way more effective then spending Nights up in the Altitude!". Così, nel suo profilo Facebook, l'alpinista svizzero Ueli Steck, 41 - morto mentre tentava l'Everest - descriveva le fasi preparatorie della scalata. Con entusiasmo e professionalità. Oggi la famiglia, stremata dal dolore, chiede che non ci siano speculazioni sull'incidente di cui si sa ancora poco. Il corpo è stato recuperato, dopo una caduta di mille metri nel vuoto. Vediamo come i media svizzeri e inglesi hanno ricostruito la tragedia. Scrive il "Quotidiano del Popolo": "Il 40enne è rimasto vittima di un incidente durante una perlustrazione in vista di un tentativo di record sul Monte Everest, ha detto all'ats uno degli organizzatori della spedizione confermando informazioni di "The Himalayan Times". Steck - conosciuto anche con il soprannome di "Swiss Machine" - si era recato in Nepal a inizio aprile. Secondo quanto riportato da diversi media, la sua idea era quella di scalare due delle più alte vette al mondo nel giro di 48 ore: prima l'Everest (8848 m), poi il Lhotse (8561 m). Per rendere le cose ancora più impegnative, la scalata dell'Everest avrebbe dovuto essere effettuata attraverso il difficile passaggio chiamato Hornbein Couloir. Il rappresentante della "The Seven Summits Trecks", azienda che ha aiutato a organizzare la spedizione, ha spiegato che al momento dell'incidente Steck si trovava da solo. Il sinistro è avvenuto fra il primo e il secondo campo base, quando l'alpinista è precipitato nel vuoto per oltre 1000 metri. Il corpo è già stato recuperato.

In Piemonte e soprattutto in Val d'Aosta Ueli Steck era molto conosciuto, per questo la notizia della sua morte ha scosso i molti suoi seguaci e ammiratori della sue imprese sempre al limite estremo delle possibilità umane. Nell'agosto 2016 aveva impiegato solo 5 ore e 30 minuti da Courmayeur alla cima del Monte Bianco, su per la cresta dell'Innominata. Compresi i venti minuti per la colazione al rifugio. Aveva già inanellato una serie di record di velocità impressionanti negli ultimi anni: la nord dell'Eiger (2h22' nel 2015), la nord del Cervino (1h56′ nel 2009) e delle Grandes Jorasses (via Colton-Macintyre 2h21′ nel 2008 e via Ginat 2h08′ nel 2010). Aveva scritto, allora sul suo profilo fb, nel suo solito modo anti-eroico, scarno ed essenziale: "Grande corsa sul Monte Bianco per la cresta dell'Innominata Ho lasciato il campeggio Sorgente in val Veny alle 5.03. Dopo un'ora sono arrivato a capanna Monzino dove mi sono fermato per 20 minuti per fare colazione. Dopo un buon caffè al rifugio il mio motore ha iniziato a correre molto meglio. In 5 ore 30 minuti ho raggiunto la vetta del Monte Bianco".

Ciao Ueli, scalerai l'Infinito.

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