Da Escobar ai clan mafiosi di Brancaccio torna l'ombra nera del cartello di Medellin

| A giudizio i narco-trafficanti italiani che avevano acquistato in Colombia 110 chili di cocaina inviata per sbaglio a Salerno anziché a Palermo

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Pablo Escobar, il re dei narcos colombiani ucciso nel '93 a Medellin dopo una lunga caccia all'uomo da parte dei reparti speciali dell'Esercito Colombiano, il famoso "Bloque de buscheda", ha un erede che ha ripreso a gestire i laboratori che trasformano la pasta-base della coca in cocaina purissima e dall'enorme valore finanziario. Porta il cognome di un cugino e da tempo fa affari anche con l''ndrangheta e la mafia. Pablo Emilio Gaviria Escobar aveva 40 anni quando morì, il 3 dicembre 1993, falciato da una raffica di mitra e solo nell'89 era inserito da Forbes nella lista degli uomini più ricchi del mondo al settimo posto con un patrimonio di 30 miliardi di dollari. Il cartello di Medellin di cui Escobar era la guida, un passato anche di parlamentare al congresso colombiano per il Partito Liberale, arrivava ad incassare qualcosa come 60 milioni di dollari al giorno, inondando il Nord America di polvere bianca, da New York alla Florida. E poi i mercati d'Europa, di non secondaria importanza. 
PERCORSI CRIMINALI


Pablo Escobar, sposato con Victoria Henao da cui ha avuto due figli, Pablo e Manuela, tuttora legati alla memoria del padre ma oggi totalmente estranei al racket, hanno scritto libri e rilasciato interviste in cui raccontano la vita incredibile vissuta a  contatto con i peggiori assassini del mondo intero, con il "patron" responsabili di migliaia di morti uccisi o vittime di attentati, come i 105 passeggeri del volo Avianca, l'aereo  - tra i passeggeri avrebbe dovuto esserci il candidato alla presidenza ma rinunciò all'ultimo - esplose e non ci furono superstiti. Gli uomini di Escobar avevano imbarcato un kamikaze con un registratore imbottito di T4, con il falso nome di Ernesto Guevara. A costui fu detto che l'apparecchio serviva ad intercettare le conversazioni di due passeggeri. Morì inconsapevole di essere stato destinato al sacrificio in nome delle follie di Escobar, che teorizzava una sorte di strategia della tensione nel Paese per ottenere il blocco delle estradizioni in Usa.
LE STRAGI IN COLOMBIA NEGLI ANNI 90
Poi l'interminabile catena di auto-bombe che provocarono una strage dietro l'altra. Il re dei narcos aveva iniziato una guerra senza quartiere al governo colombiano che tentava di combattere i cartelli di Medellin, Cali e del Norte, sotto la spinta del governo Usa che aveva inviato specialisti della Cia e della Dea per affiancare le forze di polizia locali. Sintetizzando, dopo la morte di Escobar e dei suoi soci, in parte uccisi, in parte estradati negli Usa dove sono tuttora in carcere, si impose il cartello di Cali con alla guida i fratelli Rodriguez che fu a sua volta spazzato via dai rivali del Norte. Oggi si continua a produrre tonnellate di cocaina e derivati ma in misura molto minore, i narcos più potenti ora sono in Messico e dintorni.
GLI EMULI SICILIANI DEI NARCOS


Torniamo in Italia, settembre 2017. Saranno presto a processo a Palermo i protagonisti dell'operazione antidroga che ha portato agli arresti, a marzo, i boss palermitani Antonio Ignazio Catalano e Antonino Lupo, tutti legati alla famiglia Graziano di Brancaccio. Preso anche un napoletano. Un quarto uomo, di origini spagnole e molto attivo in Sud America, è tutt'ora ricercato dopo essere sfuggito alla cattura, Eliseo Clauedy Cruz Pelegro, attualmente irreperibile. E' lui che chiamava Catalano, nelle chat pin to pin sui telefoni Blackberry, con la chimera che non fossero intercettabili, "El Patron". Cruz Pelegro è il broker della droga che faceva da tramite tra Cosa Nostra e il rinato cartello di Medellin ma gli investigatori della Finanza di Catania stavano decifrando le frasi contenute nelle chat, dove la droga diventava frutta, in mille varianti."Gli spedizionieri colombiani hanno spedito la droga per errore a Salerno, invece che a Palermo, cui era destinato il carico – spiega il sostituto procuratore Andrea Bonomo – anche se abbiamo ragione di credere che tale operazione poteva essere effettuata in qualsiasi porto italiano". Una volta confusa la destinazione, Salerno con Palermo, il giocattolo s'è rotto. I 110 chili di cocaina purissima, pagata all'origine due milioni di dollari (se ne ricavano almeno 15 sul mercato europeo) è finito nella stiva della motonave Brussels, dove è infine stata sequestrata dalla Finanza, su ordine della procura distrettuale antimafia di Catania che coordina l'indagine. A Palermo vanno in cella Antonino Catalano e  Antonino Lupo, molto legato ai boss Filippo e Giuseppe Gravano. 

Il cartello di Medellin ha cambiato il nome e la struttura dirigente ma in realtà i capi derivano dagli Escobar, dai Gaviria, dai Rodriguez e dalla dinastia degli Ochoa.
GLI EREDI DEI BOSS DEL CARTELLO DI MEDELLIN
Ora si fanno chiamare  
«Los Urabeños»,  ma il governo centrale ha diffidato i media di utilizzare questo termine poiché i cittattadini onesti di Urabaà se se adontavamo. Oggi il vero erede di Pablo Escobar è "El patron Otoniel", Dairo Antonio Úsuga David, anche detto Mauricio e Mao. E' un ex guerrigliero dell'Ejército popular de liberación (Epl), poi transita nelle fila dei paramilitari delle Auc (Autodefensas unidas de Colombia), dei terribili fratelli Castano, già ai tempi di Escobar alleati con Escobar, nel nome della guerra ai comunisti che minacciavano di prendere il potere. A loro vanno ascritti gli omicidi dei candidati di sinistra alle presidenziali degli Anni '90. Oggi l'Auc è diventata Agc (Autodefensas gaitanistas de Colombia). Ultima nota: i siciliani e Cruz Pelegro hanno bypassato totalmente i mediatori dell''ndrangheta che hanno il monopolio del traffico di cocaina in Europa. C'è da chiedersi se sono rimasti contenti della libera iniziativa degli affiliati a Cosa Nostra. I capi delle cosche potrebbero iniziare una nuova guerra di mafia. Vedremo nei prossimi mesi gli sviluppi, in base al numero di omicidi e di casi di "lupara bianca". 

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