Harvey Weinstein capitolo X anche gli autisti fanno oh

| Dopo tante donne, fra le file di chi lo accusa anche un uomo: l'autista privato del produttore per i Festival di Cannes e le battute di caccia alla femmina

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Di Davide Cucinotta

Brutta storia: da paese delle pistole facili a quello dei pistolini veloci. Dagli inizi di ottobre, con il dispiegamento di donne che scaricano rifiuti sul nome di Harvey Weinstein, vorace produttore cinematografico, negli States non c'è più pace, come fra gli ulivi.

L'ultima, ma di certo non ultima, è di poche ore fa: sulle pagine del "Los Angeles Times" si apre un altro capitolo, questa volta dedicato alle allegre scappatelle di James Toback, regista e sceneggiatore con un paio di Nominations all'Oscar: un mezzo dilettante rispetto a Weinstein, visto che finora a chiamarlo in causa sono "soltanto" 38 donne.

E se la west coast non se la passa bene, nemmeno la parte east può dormire sonni sereni. Il "Wall Street Journal" e il "Washington Post", pur di non rimanere a corto di munizioni, hanno setacciato il mondo della finanza americana svelando che due altissimi papaveri della "Fidelity Investments", roba che fa girare milioni di dollari ogni giorno, sono stati accompagnati alla porta con le ginocchia piegate da accuse di molestie sessuali. I due, Robert Chow e Gavin Baker, due manager di primo piano del colosso degli investimenti, negano con tutte le forze, ma ci sarebbe una ragazza di 26 anni pronta a inguaiarli.

A divincolarsi, almeno secondo i telefoni senza fili di Hollywood, pare sia invece riuscito Bill O'Reilly, ex volto noto di "Fox News", veloce a pattuire un bonus di 32 milioni di dollari pur di assicurarsi il silenzio di una collaboratrice dell'emittente, molestata ma disposta ad una forma di perdono fatturabile.

E Harvey Weinstein? Perché qui si parla delle vittime e di tutti i suoi emuli, ma su di lui, l'insaziabile ciccione che bastava guardare un nanosecondo per capire come sarebbe finita la serata, sembra calato il silenzio. Secondo il sito "Tmz", sempre piuttosto informato sui "si dice" della capitale del cinema, avrebbe scelto di prolungare di un altro mese la sosta nel rehab in Arizona dove stano cercando di addomesticargli la libido. In effetti, una settimana non basta neanche per riprendersi in una pensione di Borghetto Santo Spirito, figuriamoci per togliersi dalla testa l'idea che le donne è lecito corteggiarle e invitarle a cena, ma tirarle in camera no.

Al servizio di "le porc"

L'ennesima legnata sul cranio pelato di Harvey l'ha assestata il tabloid inglese "The Sun", che è riuscito a rintracciare e convincere tal Mickael Chemloul a vuotare il sacco. E di cose da dire, Chemloul ne aveva parecchie, essendo stato per cinque anni l'autista privato di Weinstein quando questo correva nel sud della Francia per il Festival di Cannes, una delle battute di pesca allo strascico di mammiferi femminili che il produttore preferiva.

Da buon professionista, il driver aveva mantenuto per anni il più stretto riserbo sugli appetiti di Harvey - proprio come tutti gli altri - ma alla prima occasione zac, ecco tutto. Difficile per Chemloul ricordare ogni episodio, vista l'abbondanza di episodi, ma rammenta bene la supplica di una donna, violentata sui sedili posteriori dell'auto la prima volta e poco dopo in hotel, mentre nella stanza accanto la moglie Georgina dormiva beatamente.

La collaborazione con "le porc", il maiale, come lo chiamavano in zona, si chiude bruscamente nel 2013, quando Weinstein ordina all'autista di rintracciare due ragazze adocchiate in un club esclusivo di Saint-Tropez. Chemloul non riesce nell'incarico e Harvey, infuriato, lo colpisce al volto: la faccenda si trasforma in una denuncia alla polizia, con Harvey che davanti agli agenti nega ogni accusa, e appena usciti promette a Chemloul la visita di cortesia di suoi amici mafiosi.

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